Provincia di nascita non congruente con quella del titolare del documento: una storia infinita

A chi non è mai capitato di registrarsi al Portale dell’Automobilista, il servizio web che consente di visualizzare, ad esempio, il saldo dei punti della patente, lo stato della revisione dei veicoli, ecc… ?

A chi non è mai capitato di nascere in una provincia che ora non esiste più, magari perché è stata accorpata con un’altra nel tempo?

Cari automobilisti, questo è il caso mio e di tantissimi altri… e purtroppo è una storia infinita che sembra non finire più.

Infatti, quando vado ad inserire i miei dati nel Portale, la mia richiesta viene rigettata con questo errore:

Provincia di nascita non congruente con quella del titolare del documento

Da cosa dipende?

SEMPLICE! Da quello che ho appena scritto: province che non esistono più, e che sono state depennate dalla lista delle possibili “province di nascita” con le quali dobbiamo registrarci.

Io sono nato nel 1987 in provincia di FORLÌ. Ora, nel 2016, la provincia di Forlì non esiste più, perché è stata accorpata con Cesena ed esiste pertanto la provincia di Forlì-Cesena (FC).

La mia patente modello vecchio” riportava ancora FO come provincia di nascita (era infatti numero FOxxxxxxxxx). Era la patente rilasciata dalla Motorizzazione Civile di Cesena, presso la quale ho dato l’esame di guida.

Ora che tutte le patenti sono rilasciate dal MIT-UCO (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Ufficio Centrale Operativo), le province riportate sono esclusivamente le nuove.

Non trovo, per cui, la provincia di Forlì tra quelle selezionabili quale provincia di nascita!

Risultato: l’errore di cui ho appena scritto.

IL PEGGIO È CHE, già in data 03/02/2014, avevo segnalato il disservizio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, via PEC firmata digitalmente. Questa la risposta al mio messaggio PEC:

Si inoltra, per il seguito di competenza, la segnalazione del Sig. Giacomo Stargiotti, erroneamente indirizzata a questa Direzione Generale.

…con tanti saluti da parte del Ministero e un semplice forward ad un altro indirizzo (non PEC).

Risultati: zero! Nessun’altra risposta, né riscontro, né problema risolto!!

Segue un’altra mia segnalazione, questa volta tramite il Portale dell’Automobilista -> Contatti.

Risultati: zero!

•••

Il problema comincia a farsi irritante, dacché ho scritto un’altra PEC al Ministero che potete vedere più in basso.

Staremo a vedere se e cosa rispondono!

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Strane botteghe che sopravvivono nonostante la crisi

Oggi, mentre ero a Bologna in trasferta per conto dell’azienda in cui lavoro, mi sono imbattuto in una bottega che non avevo quasi mai visto: una cravatteria.

Ho visto le griffe.. erano pregiate.. ho visto i prezzi e.. ammazza! 100€ per una cravatta one-pattern, 150€ per una cravatta two-pattern (striped, a righe, o comunque con due fantasie disegnate geometricamente) e ben 250€ per una cravatta a fantasia rinomata o comunque unica nel suo design!

Ma io mi chiedo: con la crisi che c’è.. come fanno certe botteghe come queste a sopravvivere?

Eppure la risposta sembra venire da uno strano dato di fatto, e cioè che il lusso non conosce crisi. Nonostante ci sia stata la crisi dei subprime del 2008, il governo tecnico Monti, la riforma Fornero, gli italiani ridotti alla fame.. per il lusso il fatturato è andato sol che in alto!

Uno strano fatto, vero?

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Il limite di velocità degli autovelox di Santarcangelo sulla SS9 (via Emilia) vicino all’Adriauto è di NOVANTA km/h !!

In data 08/08/2011, in Santarcangelo di Romagna (RN), sono stati installati due dispositivi Autovelox sulla SS9, nel tratto dal km 9+00 al 10+00. Sono visibili da ambo i lati della strada e figurano più o meno così:

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(Quest’immagine è di proprietà di AltaRimini.it ed è tratta dal sito web http://www.altarimini.it/News38855-santarcangelo-nuovi-autovelox-lungo-la-via-emilia.php che ha piena proprietà in merito)

IL PROBLEMA DEL LIMITE DI VELOCITÀ

Fin da subito, dopo l’avvenuta messa in opera (l’installazione era, in realtà, completata ben prima dell’8 agosto 2011), si sono manifestati grossissimi problemi nella gestione dell’autovelox da parte degli automobilisti.

Qual è il problema? Semplice: nessun automobilista sembra sapere qual è il limite di velocità nel tratto della SS9 dove sono installati gli autovelox.

CHIARIAMO SUBITO: QUESTO LIMITE È DI NOVANTA (90) CHILOMETRI ALL’ORA, con la tolleranza del 5% applicata in fase di misurazione (con un minimo di 5 km/h) come da riferimenti legislativi.

Nel tragitto si vedono gli scenari più improbabili. Persone che vanno a 50 km/h (velocità più comune), alcuni a 70 km/h (rari), ALCUNI A 30 KM/H ma quasi nessuno ai 90 km/h che sono perfettamente consentiti!

COSA DICE IL CODICE DELLA STRADA

La strada statale 9 (“Via Emilia”) è una strada extraurbana e quel tratto è categorizzato come secondario, pertanto il limite è di 90 km/h ai sensi dell’articolo 142 del Codice della Strada (decreto legislativo 285/1992). Tale articolo, intitolato Limiti di velocità, al comma 1 detta:

1. Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocita’ massima non puo’ superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali [omissis]

LA CONFERMA DA PARTE DEI VIGILI URBANI

Dal momento che anche io nutrivo un dubbio sul limite di velocità (50 km/h mi parevano bassi, 70 tutto sommato giusti ma non mi azzardavo ad andare ai 90 per paura di incorrere in multe) ho deciso di contattare l’Ente preposto utilizzando i metodi innovativi che ci sono stati messi a disposizione di recente: la posta elettronica certificata e la firma digitale (dispongo infatti di entrambe).

La mia richiesta è stata inoltrata al Comune di Santarcangelo di Romagna (il cui indirizzo PEC è pec@pec.comune.santarcangelo.rn.it) e all’Unione dei Comuni della Valmarecchia (pec@pec.vallemarecchia.it)

La mia richiesta è datata 05/07/2012.

Come da mio solito protocollo, vi allego tutta la documentazione in originale. Questa è la richiesta (in formato PDF) inoltrata via PEC. Ricevuta il 05/07/2012 alle 14:57 da parte di entrambi gli Enti.

DocumentoAutovelox

Nella domanda è evidenziato il fatto che un cartello con limite di velocità (50 km/h) è effettivamente presente ma soltanto DOPO uno degli autovelox (e quindi il dubbio è che non abbia valore nel tratto in cui gli autovelox sono installati). Nel tratto dell’altro autovelox, invece, non sono presenti cartelli con limiti di velocità: nessuno.

La risposta da parte del Comune di Santarcangelo di Romagna arriva il 16/07/2012 (peraltro per posta non certificata) con il seguente testo:

«Si trasmette la pervenuta documentazione, trasmessa impropriamente a questo’Ufficio, ma di Vostra competenza quali installatori ed esercenti delle apparecchiature autovelox installati in Via Emilia nelle immediate vicinanze dell’ADRIAUTO, per rispondere alla richiesta di chiarimento per i limiti di velocità presenti e da rispettare.

 
Si allega documento in file JPGP della suddetta richiesta.
 
Saluti  <nome impiegato>»
La richiesta aveva come Cc (copia carbone, ovvero un destinatario a cui veniva inoltrata) il comandante della Polizia Municipale della Valle Marecchia.
L’allegato era il seguente:
LimiteVelocitaViaEmilia
IL CHIARIMENTO DEFINITIVO
…Arriva via posta certificata dalla Polizia Municipale della Valle Marecchia (PEC: pec.pm@pec.vallemarecchia.it) con un messaggio intitolato «Risposta a vostra richiesta» e contenente uno strano allegato in formato Word dal titolo velocitý.doc (proprio così, con la “ý” al posto della “à”). Siccome WordPress non supporta allegati in formato .doc da visualizzare in anteprima, posterò uno screenshot del contenuto del testo. Ecco la risposta:
Schermata 12-2456633 alle 00.39.54
Questo chiude ogni dubbio a riguardo.
POST SCRIPTUM
Come se non bastasse, il limite di velocità rilevato da queste postazioni autovelox era già stato dichiarato PRIMA dell’installazione delle stesse e reso pubblico mediante un documento PDF all’indirizzo http://www.vallemarecchia.it/admin/allegati/3/ALT_12.12.12182011.pdf e ancora presente.
Spero che questo articolo sia utile, perché vedere certe persone andare ai 30 km/h in un posto del genere è davvero snervante.
Tyrexionibus
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Perché le macchine tedesche sono autolimitate a 250 km/h, e le macchine giapponesi sono limitate a 290HP di potenza?

Chi conosce un minimo il mondo dell’automobile, o passa del tempo a guardare le specifiche delle macchine (ad esempio su listini come quello di Quattroruote), avrà sicuramente notato che moltissime macchine tedesche performanti hanno un limitatore di velocità che gli impedisce di oltrepassare i 250 km/h. Non è infatti possibile che motori ad elevate prestazioni come quello della Mercedes-Benz SL 55 AMG raggiungano “solo” i 250 km/h. Per di più, il loro odometro va ben oltre i 250 km/h, e si spinge fino a 300 km/h in alcuni casi, e a 330 km/h in altri.

Circolano voci che sia un limite imposto dalla legge tedesca: nello specifico, la voce tratterebbe di un accordo con il partito dei Verdi che, per evitare incidenti mortali ad altissime velocità, avrebbero concordato l’installazione di questo limitatore con i fabbricatori tedeschi. In realtà questa voce è assurda, poiché non tutte le macchine tedesche hanno questo limite (v. in basso) e perché anche se così fosse, il limite sarebbe applicabile solo all’interno della Germania (nazione che, tuttavia, possiede autostrade –Autobahn– con molti tratti senza alcun limite di velocità). Inoltre i Verdi non hanno mai reso pubblico un documento dal quale si evincesse un tale accordo.

In realtà, si tratta di un mutuo accordo (in inglese chiamato “Gentlemen’s Agreement“) tra alcuni produttori tedeschi di automobili, ma più che altro interno all’industria e senza troppe invasioni da parte della politica. Le ragioni dietro questo accordo sono varie. Le prime macchine con il limitatore furono alcune BMW e comparvero nel 1973: erano già in grado di superare i 250 km/h, ma c’erano dei motivi di sicurezza dietro questo limite. L’aerodinamica gioca un ruolo importantissimo a quelle velocità, e in quegli anni le conseguenze del mantenere una velocità superiore a 250 km/h per periodi medio-lunghi non erano state studiate. Inoltre i pneumatici disponibili all’epoca difficilmente avrebbero retto quelle velocità per periodi anche superiori a pochi minuti, aumentando enormemente le possibilità di un incidente fatale.

Per questo motivo BMW, Audi e Mercedes-Benz (questi i primi firmatari dell’accordo) imposero un tale limite sulle proprie macchine. Poche altre macchine, eccetto Porsche, riuscivano a raggiungere e superare i famigerati 250 km/h, e questo fu il motivo per cui solo quelle 3 marche siglarono l’accordo. Ad esempio, non venne siglato da Volkswagen, anche se all’interno del gruppo Audi, perché non vi era nessuna VW in grado di raggiungere i 250 km/h.

UN TALE LIMITE È ANCORA NECESSARIO? Al giorno d’oggi un tale accordo sembrerebbe non più necessario, dato che gli studi sull’aerodinamica si sono evoluti, e dato che esistono pneumatici capaci di mantenere velocità elevatissime anche per lunghi periodi (si vedano i Michelin della Bugatti Veyron 16.4 Super Sport, in grado di tenere i 410 km/h!!). Inoltre un sondaggio fatto ai tedeschi, ai quali veniva chiesto se avrebbero gradito l’introduzione di un limite di velocità di 130 km/h nelle Autobahn, ha avuto un 82% di “no”. Pare che i tedeschi amino viaggiare ad alte velocità, e che non gradiscano quest’accordo.

Tuttavia l’accordo è ancora in vigore, sebbene con alcune limitazioni. Le auto che non montano questo limitatore sono:

  • Maybach (tutte)
  • Porsche (tutte)
  • BMW (solo i modelli con motori più potenti, più che altro della Motorsport: ad esempio la M5 e la M6)
  • Alpina (tutte)
  • Mercedes-Benz (solo i modelli con motori più potenti, e solo se elaborati dalla AMG)
  • Audi (solo pochissimi modelli con motore potentissimo, ad esempio la R8)
  • In generale, tutte le macchine di fabbricazione estera vendute in Germania

Se la macchina tedesca non è in grado di raggiungere tale velocità, il limitatore non è ovviamente presente. In alcuni casi, inoltre, la velocità massima è 250 km/h senza limitatore poiché la macchina non è in grado di superare tale velocità.

In Europa è possibile rimuovere il limitatore dalle macchine tedesche, con o senza costi aggiuntivi: ad esempio, la BMW M5 prevede un Driver’s Package che non include questo limitatore, mentre il modello di serie lo monta. Il Driver’s Package è disponibile però solo al momento dell’acquisto. Anche alcune aziende esterne possono effettuare un flash dell’ECU per rimuovere tale limitatore, ma questo invaliderà pericolosamente la garanzia. Negli Stati Uniti, togliere il limitatore comporta quasi sempre una spesa non indifferente.

Nei modelli statunitensi, dove la velocità non si misura in km/h ma in mph (miles per hour, miglia all’ora), il limite non è ovviamente di 250 km/h ma di 155 mph che è poco meno di quello europeo (249,45 km/h).

Il motivo per cui tutte le macchine giapponesi o quasi sono limitate a 290 HP (horsepower) (216,25 kW oppure 294,1 CV) è lo stesso: un mutuo accordo (Gentlemen’s Agreement) tra i costruttori di auto nipponiche, con il quale si stabilì negli anni ’80 che nessuna macchina avrebbe potuto superare tale potenza. Anche tale accordo è ancora in vigore.

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TULPS modificato dalla legge di stabilità 2013: ecco tutte le modifiche all’art. 110

La legge di stabilità 2013 (legge 24 dicembre 2012, nr. 228), che è entrata in vigore il 1° gennaio 2013, ha modificato l’articolo 110 del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) con particolari accorgimenti per quanto riguarda gli apparecchi per il gioco d’azzardo, la regolarizzazione delle posizioni irregolari per gli stessi per quanto riguarda gli anni 2012 e precedenti, il divieto di utilizzare gli stessi in manifestazioni a premio e varie altre modifiche.

Ho creato un documento dove illustro tutte le modifiche apportate dalla legge 228/2012 più altro.

IL DOCUMENTO CONTIENE:

  1. Le modifiche apportate all’art. 110 TULPS dalla legge 228/2012, con riferimenti a tutti gli articoli che hanno apportato le modifiche e quali articoli sono stati oggetto di modifiche
  2. Un commento a tutte le modifiche effettuate e un elenco delle cose che potrebbero accadere nel breve e nel lungo termine a seguito di tali modifiche
  3. Il testo delle sezioni del TULPS abrogate antecedentemente alla legge 228/2012 (ultimo testo vigente prima dell’abrogazione)

NOTA DI COMPATIBILITÀ: Il file è in formato PDF/A-1A e contiene al suo interno i font Bodoni SvtyTwo ITC TT e Adobe Myriad Pro. Qualora riscontraste problemi nella lettura, siete pregati di farmelo sapere commentando e illustrandomi le parti che non riuscite a leggere; provvederò al più presto a risolvere il problema.

DOWNLOAD: Art110TULPS_LS2013_ReV1

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Smascherare i numeri anonimi: facciamo chiarezza sul servizio OVERRIDE

Con l’avvento delle comunicazioni elettroniche (cellulare, VoIP), ma anche col semplice uso del telefono, è stato reso possibile nascondere il proprio numero al ricevente dimodotale che esso non possa, in alcun modo, vedere chi siamo e da che linea stiamo chiamando.

Moltissimi conoscono i famosi prefissi *67# (da fisso) e #31# (da cellulare) per chiamare anonimamente un determinato numero.

Pochi sanno, tuttavia, che esiste un servizio specifico per “smascherare” i numeri anonimi, ovverosia rendere visibile il numero anche se questo ha abilitato la “chiamata anonima” mediante i codici indicati sopra.

Questo servizio è detto colloquialmente servizio override: “sovrascrittura”, poiché sovrascrive l’impostazione di chiamata anonima con quella di visualizzazione della chiamata. È un servizio che deve obbligatoriamente esistere per legge: il decreto legislativo 196 del 30/06/2003 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”), infatti, lo ha istituito all’articolo 127.

L’articolo 127 (Chiamate di disturbo e di emergenza) del D.Lgs. 196/2003 riporta (testo in vigore dal 01/06/2012, vigente al 07/03/2013):
1. Il contraente che riceve chiamate di disturbo puo’ richiedere che il fornitore della rete pubblica di comunicazioni o del servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico renda temporaneamente inefficace la soppressione della presentazione dell’identificazione della linea chiamante e conservi i dati relativi alla provenienza della chiamata ricevuta. L’inefficacia della soppressione puo’ essere disposta per i soli orari durante i quali si verificano le chiamate di disturbo e per un periodo non superiore a quindici giorni.
2. La richiesta formulata per iscritto dal contraente specifica le modalita’ di ricezione delle chiamate di disturbo e nel caso in cui sia preceduta da una richiesta telefonica e’ inoltrata entro quarantotto ore.
Il servizio “override”, quindi, ufficialmente servizio di soppressione temporanea della presentazione dell’identificazione della linea chiamante, può essere richiesto in maniera orale (telefonica) o scritta, ha efficacia pari a 15 giorni dalla presentazione della richiesta ed è efficace soltanto per le fasce orarie nelle quali avvengono le chiamate di disturbo e, nel caso in cui la richiesta sia stata presentata a mezzo del telefono, deve essere attivato al massimo entro 48 ore dalla richiesta.
Tutte le compagnie telefoniche presenti ed operanti sul territorio nazionale, quindi, sono tenute a prevedere tale servizio all’utenza generale, tramite il pagamento di un sovrapprezzo. Tuttavia, siccome il D.Lgs. 196/2003 deriva da più direttive europee (nello specifico le nr. 95/46/CE del 24/10/1995 sulla tutela della protezione dei dati personali, ovvero quella -ormai abrogata- che originò la prima legge sulla privacy 675/1996, e la 2002/58/CE del 12/07/2002 sulla tutela della vita privata anche in riferimento alle comunicazioni elettroniche), nella pratica lo stesso servizio override è previsto obbligatoriamente per tutte le compagnie telefoniche/Internet dell’Unione Europea, con leggi nazionali diverse.
PRIVACY NEGLI STATI EXTRA-EUROPEI. Diverso è il discorso per gli Stati extra-europei: negli Stati Uniti, ad esempio, la normativa sulla privacy garantisce una tutela personale più che ridicola: nel caso del peer-to-peer, ad esempio, e per quanto riguarda il download di opere protette da diritto d’autore (canzoni, libri etc) da Internet, nel caso in cui un’azienda sospetti che un utente scarichi dati violando il copyright di proprie opere, per avere l’autorizzazione a spiare i dati che passano attraverso quella linea telefonica, è richiesta soltanto una mera giustificazione. Basta dire “sospetto che l’utente stia scaricando canzoni che appartengono ad un autore sotto contratto con me”, ad esempio, ed ecco che può iniziare l’indagine (per modo di dire) della linea, in modo del tutto trasparente. L’utente sarà spiato ma non se ne accorgerà, proprio come in Italia con il CIT della Procura della Repubblica (Centro InTercettazioni). Il problema è che –come la storia insegna– le aziende hanno utilizzato le motivazioni più assurde e in maniera ripetuta per andare a cercare possibili colpevoli e quindi intentare una causa. Nei primi anni duemila, dopo l’avvento dei P2P e la chiusura di Napster, la RIAA (associazione dei discografici americani) chiese l’autorizzazione a spiare milioni di persone sospettate di scaricare canzoni ed intentò cause legali a tutte quante: partirono in totale 261 cause (dichiarate, molto meno dell’effettivo numero), compresa una ad una 12enne che stava scaricando la canzone del suo autore preferito e ad una 91enne che stava scaricando un canto di Natale. Il tentativo fallì. Si trattava sia di un deterrente (impaurire la gente per fare in modo che non scaricasse più) sia di un vero tentativo di incriminazione, in quanto la RIAA era ed è un agglomerato di aziende con un fatturato miliardario. In realtà, l’aver fatto partire un numero di cause molto inferiore a quello degli utenti che effettivamente scaricavano da Internet segnò la fine della lotta “a tappeto” dei discografici. In più, nel 2003 la corte d’appello degli Stati Uniti obbligò a proteggere la privacy degli utenti, sebbene in maniera minima: non potevano essere identificati con nome e cognome, bensì soltanto con il loro indirizzo IP. Questo, di fatto, significava un rallentamento notevole delle cause, perché la RIAA stessa non era in grado di sapere chi fosse l’autore del “delitto”. 261 cause su 300 milioni o poco più di abitanti, di cui sicuramente la maggior parte disponeva di un collegamento ad Internet ed era in grado di usare una rete P2P, erano veramente ridicole. Anche nel caso in cui fossero state tutte portate a termine, non avrebbero intaccato quel (legittimo e non punibile, dal mio punto di vista) comportamento di scaricare canzoni od altro materiale protetto da copyright.
Questo non toglie, tuttavia, che la normativa sulla privacy statunitense rimanga ancora oggi una delle peggiori del pianeta. Per quanto riguarda altri Stati, nei paradisi fiscali (Seychelles, Cayman) la privacy è molto spesso altissima. Alle Seychelles, dopo una transazione bancaria non viene rilasciata nessuna ricevuta né l’addetto allo sportello, o chi ha eseguito l’operazione, è autorizzato a dire a chiunque cosa abbia fatto e con chi. Questo pone le Seychelles in un regime di segreto bancario ancora più alto di quello svizzero. Simile è la normativa delle Cayman. Negli Stati africani (Sudafrica escluso), invece, anche se è abbastanza assurdo parlare di privacy in quanto non esistono praticamente telecomunicazioni né banche, la privacy garantita è con buona approssimazione nulla, grazie anche alla corruzione: basta dare due soldi o una razione di cibo all’operatore per farsi dire tutto ciò che sa su chi ha svolto una determinata operazione ed in che modo, senza conseguenze penali. Per quanto riguarda gli Stati asiatici… non lo so. Se avrò voglia di revisionare quest’articolo (cosa probabile se la normativa cambia o se qualcuno commenta), lo farò.
L’articolo 127 sul servizio override non termina qui! Questo è quanto prevede agli articoli 3 e 4, che lo completano:
3. I dati conservati ai sensi del comma 1 possono essere comunicati al contraente che dichiari di utilizzarli per esclusive finalita’ di tutela rispetto a chiamate di disturbo. Per i servizi di cui al comma 1 il fornitore assicura procedure trasparenti nei confronti degli abbonati e puo’ richiedere un contributo spese non superiore ai costi effettivamente sopportati.
4. Il fornitore di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico predispone procedure trasparenti per garantire, linea per linea, l’inefficacia della soppressione dell’identificazione della linea chiamante, nonche’, ove necessario, il trattamento dei dati relativi all’ubicazione, nonostante il rifiuto o il mancato consenso temporanei del contraente o dell’utente, da parte dei servizi abilitati in base alla legge a ricevere chiamate d’emergenza. I servizi sono individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni, sentiti il Garante e l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni.
L’articolo 3 indica che il servizio override non può essere utilizzato che per sopprimere le chiamate di disturbo, pratica cui spesso segue una querela all’autorità giudiziaria (viene usato per identificare rapidamente tentativi di stalking, minacce, e altri reati col mezzo del telefono). Non può quindi essere utilizzato per altri scopi (questo deve essere dichiarato dall’utente), ed il suo costo deve essere proporzionato a quello che effettivamente la compagnia telefonica spende per metterlo in pratica.
L’articolo 4 spiega solo che le compagnie telefoniche sono obbligate a garantire questo servizio in ogni momento, e che il servizio deve effettivamente sopprimere le chiamate anonime. Dispone inoltre che il servizio non sia valido per garantire l’anonimato di chi copre il proprio numero per effettuare chiamate d’emergenza. In altre parole, non vale chiamare il 112 o il 118 con l’anonimo: il servizio non funzionerà, e partirà la querela automaticamente d’ufficio. Non conviene utilizzarlo così.
IN DEFINITIVA
Domande frequenti sul servizio override
Il servizio override È ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE? Dipende da cosa volete fare con i dati raccolti. Se volete sporgere querela non è indispensabile: ricordiamo che il giudice per le indagini preliminari ha a disposizione tutte le chiamate effettuate ad un dato numero per 24 mesi (2 anni), e che l’anonimato non esiste per le indagini di polizia. Chiamare “con l’anonimo” (termine inappropriato ma di uso comune) non servirà a nulla se parte un’indagine. Pertanto il servizio non è indispensabile in questo contesto, però accelera le indagini di un bel po’: alla fine del periodo di validità del servizio, se avrete beccato gli orari giusti, avrete il numero scoperto e potrete comunicarlo direttamente alla polizia. Quello che dite farà testo, purché forniate la prova di tutto ciò: la compagnia telefonica vi invierà i tabulati delle chiamate ricevute, in busta chiusa o via email. Se invece volete semplicemente identificare lo stalker o la persona che vi minaccia (magari per intimargli di fermare la sua attività criminale, in una maniera simile al cease-and-desist del diritto anglosassone) senza effettuare querela, allora è indispensabile: non c’è altro modo di sapere chi effettua quelle chiamate.
Il servizio override SERVE? Ancora una volta dipende da vari fattori. Oltre al costo, che è variabile e che pertanto non posto in questo articolo (andrebbe aggiornato di continuo), in base all’art. 127/1 è attivabile solo in certe fasce orarie, ovverosia quelle in cui si ricevono chiamate di disturbo: non funziona 24 ore su 24, 7 giorni su 7[VEDI NOTA 1]
Quanto costa il servizio override? Il costo del servizio, come specificato nella domanda precedente, non viene trattato in questo articolo. L’art. 127/3 prevede che il gestore non addebiti costi superiori a quelli effettivamente supportati, pertanto il costo è variabile. Siccome andrebbe aggiornato di continuo, preferisco non occuparmene. Non è comunque qualcosa di economico: per Vodafone, il costo alla data di oggi è di 31,68 Euro + il costo della raccomandata da inviare al Servizio Clienti.
Chi può attivare il servizio override? Nel caso di utenza privata, lo può attivare l’intestatario della linea o il reale utilizzatore, purché maggiorenne (si pensi alle SIM intestate ad una persona ma utilizzate da un’altra). Nel caso di utenza aziendale, non esistendo persona fisica intestataria deve essere obbligatoriamente attivato dal legale rappresentante dell’azienda, o dal reale utilizzatore della SIM (ma in quest’ultimo caso la richiesta deve comunque essere controfirmata dal legale rappresentante). Nel modulo dovrete specificare il numero associato alla SIM, che solitamente è citato con la dicitura “titolare/reale utilizzatore della linea facente capo al numero 3xx/xxxxxxx.
[NOTA 1] Sebbene, in base all’art. 127/1, il servizio possa essere attivato solo in certe fasce orarie, sembra che nei moduli di richiesta non sia presente nessuna fascia oraria da specificare: viene specificato soltanto un intervallo temporale di 15 giorni “a partire da GG/MM/AAAA” e valido fino alla scadenza del servizio, pertanto 24 ore su 24. Non riesco a spiegare perché questo avvenga ma.. meglio così. Probabilmente si applica un regime di tolleranza, dato che la persona potrebbe venire a conoscenza dell’attivazione del servizio e fare le sue chiamate nella fascia oraria non coperta dal servizio.
***
Queste sono le informazioni che posso darvi sul servizio utilizzato per smascherare le telefonate anonime. Ricordate che non potete attivarlo continuativamente (finiti i 15 giorni, non potete attivarlo per altri 15 giorni ma deve passare un intervallo di tempo che non è comunque specificato nel D.Lgs. 196/2003), pertanto usatelo con cautela e solo se siete sicuri di quel che fate. Utilizzarlo in maniera scorretta non solo vi inibirà dal poterlo utilizzare immediatamente dopo, ma vi farà buttare solo dei soldi.
Tyrexionibus
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Numeri a valore aggiunto (199, 899, 166, 892 etc..): tutto quello che dovete sapere

Dietro i numeri a valore aggiunto, detti non ufficialmente anche numeri a sovrapprezzo, si cela un notevole mistero. Chi di voi non ha mai visto una trasmissione televisiva come L’Eredità o Money Drop? Se avete visto almeno una puntata per intero, avrete sicuramente notato che ogni tanto Scotti o Conti dicono una frase del tipo:

Volete giocare con noi? Allora mandate un SMS al numero…..

Se avete mai mandato un SMS a quel numero, avrete notato che lo pagate caro: per l’Eredità ben 1,01 Euro !! (In precedenza era 1,00 Euro, ma con l’aumento dell’IVA dal 20% al 21% il prezzo è stato ritoccato).

Ebbene, quel che sto per dirvi – anche se probabilmente già lo sapete – è: quei numeri si pagano così cari perchè fanno GUADAGNARE (e notevolmente) i loro intestatari. Ovvero: più messaggiate.. più ci guadagnano !!

Questa è soltanto la regola generale, ma ovviamente ci sono anche alcune eccezioni. In quest’indagine, vi spiegherò tutto quello che c’è da sapere su questi famigerati numeri a valore aggiunto.

Premessa: per motivi di brevità, d’ora in poi le diciture “numeri a valore aggiunto” e “numero a valore aggiunto” verranno abbreviate in NVA.

* * * * *

Le categorie di numeri a valore aggiunto ed il riferimento legislativo

Si intendono per NVA tutti quei numeri, raggiungibili esclusivamente dall’Italia, che iniziano con le seguenti cifre:

  • 199
  • 899
  • 892
  • 166
  • 895

Nonché i seguenti numeri, raggiungibili da varie località nel mondo: (*= qualsiasi cifra)

  • 0037877***** (1)
  • 0088213213**** (2)
  • 0088184201**** (3)
  • 0088133******* (4)
  • 0088234**** (5)
  • 00236**** (6)
  • 00248****** (7)
  • 0088233******* (8)
  • 0592211******* (9)

Note: i seguenti numeri sono raggiungibili dalle nazioni indicate più in basso. La durata massima di ogni singola chiamata verso di loro è di 20 minuti.

(1) Algeria, Belgio, Bosnia-Herzegovina, Repubblica Democratica del Congo, Cipro, Danimarca, Gibuti, Dominica, Estonia, Isole Faroer, Finlandia, Francia, Grenada, Islanda, Jamaica, Kiribati, Lettonia, Madagascar, Mauritius, Olanda, Nigeria, Norvegia, Filippine, Portogallo, Romania, Isola Seychelles, Sud Africa, St. Kitts & Nevis, St. Lucia, Tunisia, Isole Vergini (UK).
(2) Algeria, Arabia Saudita, Australia, Austria, Azerbaigian, Bahrein, Belgio, Brasile, Camerun, Canada, Cile, Cipro, Corea del Sud, Costa D’avorio, Croazia, Cuba, Danimarca, Dominican republic, Egitto, El Salvador, Emirati arabi Uniti, Etiopia, Federazione Russa, Filippine, Finlandia., Francia, Germania, Giappone, Gibuti, Giordania, Grecia, Guinea, Haiti, India, Indonesia, Iraq, Irlanda, Lussemburgo. Malesia, Mali, Marocco, Messico, Nicaragua, Nigeria, Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Del Congo, Romania, Sao Tome, Senegal, Somalia, Spagna, Sri Lanka, Sudan, Svezia, Svizzera, Tunisia, Turchia, Ucraina, Uganda, UK , Ungheria, USA, Yugoslavia, Vietnam.
(3) Australia – Belgio – Cina – Cipro – Costa d’Avorio – Egitto – Emirati Arabi Uniti – Francia – Germania – Ghana – Giamaica – Giordania – Inghilterra – Honduras – Indonesia – Iraq – Kenia – Marocco – Mauritius – Mongolia – Mozambico – Nepal – Nicaragua – Olanda – Rep del Congo – Romania – Spagna – Tanzania – Thailandia – Ucraina – Uganda – USA.
(4) Grecia – Svizzera – Svezia.
(5) Algeria – Argentina – Austria – Belgio -Iraq – Irlanda – Libano – Olanda –  Regno Unito – Russia -Ucraina – USA –  Svizzera.
(6) Portogallo – Bolivia – Chile – Cipro – Austria – Albania – Andorra – Bulgaria – Camerun – Equador – Francia – Polinesia Francese – Gabon – Germania – Guadalupe – Honk Kong – Costa d’Avorio – Giappone – Corea del sud – Libano – Lussemburgo – Madagascar – Nuova caledonia – Pakistan – Senegal – Serbia e Montenegro – Sud Africa – Sri Lanka – Svezia  – Tunisia – Regno Unito – Ukraina – India – Argentina – Colombia – mali – Siria – Malesia – Bahrain .
(7) Austria – Algeria – Australia – Baharein – Ecuador – grecia – Iran – Kenya – Corea – Libano – Malaysia – Messico – Qatar – Ucraina – Emirati Arabi Uniti – Zimbawe – Honk Hong – Giappone – Polonia – Russia – Taiwan – Kuwait – Libia.
(8) Cipro – Corea del Sud – Costa d’Avorio – Croazia – Danimarca – Repubblica Dominicana – Egitto – Etiopia.
(9) Turchia.

Per quanto riguarda la normativa nazionale, il riferimento legislativo è la delibera AGCom 26/08/Cir, scaricabile da QUI .

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Dettagli tecnici salienti sui NVA e loro descrizione

I NVA, tecnicamente, altro non sono che numerazioni non geografiche (NNG), ossia numeri che fungono da instradatori di chiamata: non sono linee vere e proprie, ma soltanto dei reindirizzatori che, a partire dalla linea del chiamante, instradano (deviano) la chiamata verso più linee telefoniche, il cui numero rimarrà segreto: servono quindi ad evitare che l’utente debba chiamare più numeri diversi per raggiungere la medesima linea telefonica e, quindi, i medesimi operatori. Sono quindi una sorta di “numero unico” che, una volta chiamato, devierà la chiamata verso varie linee telefoniche – solitamente call center – dimodotale da:

  1. Non svelare i numeri diretti delle linee (che rimarranno accessibili soltanto dall’interno, oppure da chi li conosce)
  2. Fornire un servizio semplificato di chiamata.

Ovviamente è un lusso che si paga, essendo il costo della chiamata – in ogni caso – totalmente a carico del chiamante. NON SONO QUINDI ASSOLUTAMENTE NUMERI VERDI. Questo per definizione, dato che la definizione di “numero verde” è numero la cui chiamata è totalmente a carico del ricevente.

Nella stragrande maggioranza dei casi, e come vedremo in seguito nel corso della presente indagine, questi numeri comportano due fattori:

  1. Costo elevato o elevatissimo per il chiamante, proporzionale alla durata della chiamata
  2. Guadagno per il ricevente.

Un esempio pratico: date 3 linee dai numeri 0123456789, 0123567890 e 0123678901 , si può attivare un NVA 199199199 che, se verrà chiamato, devierà la mia chiamata verso uno qualsiasi dei tre numeri (solitamente il primo libero) con il relativo sovrapprezzo.

* * * * *

I costi delle chiamate ai NVA nazionali

Questa è la spina nel fianco degli operatori mobili, nonché il capitolo più interessante di questa indagine: nessun operatore, di nessuna compagnia telefonica mobile, è stato infatti in grado di dirmi – finora – quanto si paghino le chiamate ai NVA da cellulare! Ad esempio, il numero verde delle Poste (803.160) non è raggiungibile da rete mobile: se lo si vuole chiamare dal cellulare, bisogna comporre un numero che inizia per 199. Ebbene: se chiedete ad un operatore Vodafone, Wind, TIM, H3G etc.. “Quanto costa chiamare quell’199?” vi sentirete rispondere qualcosa del tipo

Non lo so, per questi costi dovete chiedere all’operatore!

…quando invece l’operatore riporta chiaramente “Per i costi da rete mobile chiamare il proprio operatore” !!!!!!!!!

Insomma, nessuno sembra sapere esattamente quanto costa chiamare un NVA da cellulare.

In realtà le tabelle di costo esistono; le trovate nel link più in basso.

IMPORTANTE: Non tutti i NVA sono uguali! I costi delle chiamate variano a seconda della quarta, quinta, sesta e –a volte– settima cifra (cioè dalle 3 o 4 cifre dopo le prime 3)

SCARICA LA TABELLA DEI COSTI RELATIVI AI N.V.A.

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Un curioso difetto: registrazione al sito www.registroimprese.it

Poco fa mi stavo registrando al sito www.registroimprese.it per usufruire dei servizi online del sito e ho notato un curioso bug nel modulo di registrazione. Difatti, durante la compilazione del form, è richiesto un documento di identità che può variare tra:

  • Codice fiscale
  • Tessera sanitaria
  • Serial number (del quale non ho ancora capito il significato… numero di serie di cosa??)
  • Patente
  • Passaporto

Durante la compilazione, è richiesto quindi di specificare il tipo di documento e la nazione di rilascio. Qui viene il bello: in TUTTE le scelte, meno il codice fiscale, la nazione Italia è mancante. Non c’è, neppure se scritta come “Italy”, “Italian Republic” o “Repubblica Italiana”.

Ci sono tutte le nazioni del Pianeta… meno quella di provenienza del sito. Curioso, no ? L’unico documento, dove peraltro l’unica nazione di rilascio è ITALY, è il codice fiscale. Mi viene, per cui, da chiedermi se per gli utenti italiani sia richiesto solo quello.

Ho per cui segnalato il tutto via Posta Elettronica Certificata, all’indirizzo protocollo@pec.infocamere.it (InfoCamere SCpA è proprietaria del sito in questione) formulando anche il quesito di cui sopra.

Ho allegato il file che vedete più in basso (uno screenshot del modulo) per spiegare il tutto. Speriamo che capiscano, che mi rispondano e.. soprattutto.. che risolvano il difetto!! :)

 

Speriamo bene !!

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TPV-200

Giacomo Tyrexionibus Stargiotti

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Lista di indirizzi PEC delle maggiori aziende di telecomunicazioni italiane (al 27/01/2012)

Come ben sapete, il termine ultimo per le aziende per dotarsi di una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) comunicandola al Registro Imprese è slittato dall’iniziale 29/11/2011 al 31/12/2011.

Ho fatto una visura di ciascuna azienda per voi ed ecco il risultato con i famigerati indirizzi PEC:

Elenco pubblico degli indirizzi di Posta Elettronica Certificata (PEC) delle maggiori aziende di telecomunicazioni italiane

Telecom Italia: telecomitalia@pec.telecomitalia.it

Vodafone Omnitel: vodafoneomnitel@pocert.vodafone.it

Wind Telecom / Infostrada: windtelecomunicazionispa@mailcert.it

H3G: h3gspa@cert.studiopirola.com

Coopvoce: segreteria@pec.coopitalia.coop.it

ERG Mobile: totalerg@legalmail.it

TeleTu: tele.tu@pocert.vodafone.it

Postemobile: lrs.postemobile@pec.posteitaliane.it

Noverca: segreteria@pec.noverca.it

******

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Come installare Privoxy 3.0.17 su Mac OS X 10.7 “Lion”

––NOTA–– Con l’avvento di OS X 10.8 “Mountain Lion”, ma soprattutto con le nuove versioni di Privoxy che dispongono di installer automatico, questo articolo è ora obsoleto. Viene mantenuto qui solo per fini storici.

Molti di voi avranno notato che Privoxy 3.0.17 sembra non essere compatibile con OS X 10.7 “Lion” : difatti, se l’avevate installato su Snow Leopard, al momento dell’aggiornamento a Lion il proxy vi dirà che sta rifiutando ogni connessione.

Non so spiegarvi bene il perché di tutto ciò, ma il punto è: potete reinstallare Privoxy compilandolo dal codice sorgente e poi attivarlo su un normalissimo browser, proprio come avevate fatto su Snow Leopard. La procedura, tuttavia, è un pochino differente.

I requisiti sono:

  • MacPorts 2.0.3 o versione successiva
  • Xcode 3 o 4 (richiesto per installare MacPorts)
  • Privoxy 3.0.17
  • OS X 10.7, ovviamente :)

Note:

  1. MacPorts 2.0.3, paradossalmente, NON viene usato per installare Privoxy: difatti, se provate ad installarlo con il comando “sudo port install privoxy”, otterrete un “Error 1” che può essere risolto mediante un trucchetto che, tuttavia, non funziona sempre (con me non ha funzionato) – guardate questo ticket di MacPorts per ulteriori informazioni. MacPorts viene usato per disinstallare Privoxy “pulendo” tutta la configurazione precedente.
  2. Riguardo a Xcode, la versione 4 è a pagamento, ma funziona benissimo anche l’ultima release della versione 3 (mi sembra sia la 3.2.5) che è gratis e scaricabile dal sito della Apple. ATTENZIONE ATTENZIONE ! NON utilizzate Xcode scaricandolo dall’App Store perché non funzionerà. Difatti quella versione non installa delle funzionalità richieste da MacPorts, motivo per cui, se installerete Xcode dall’App Store, otterrete il seguente errore:

« Xcode is not installed, or was installed with UNIX development (10.5+) or Command Line (10.4+) disabled »

Passiamo dunque alla guida per installare Privoxy 3.0.17 su Mac OS X 10.7 “Lion”. I comandi da eseguire sul terminale sono indicati in grassetto.

Nota importante: se non avete tutte le dependencies (dipendenze, ossia i programmi richiesti da Privoxy) potete fare in modo che MacPorts li installi per voi con il seguente comando: “sudo port install privoxy“. Siate però coscienti che, alla fine, otterrete un errore di installazione e che in seguito dovrete utilizzare MacPorts per disinstallare Privoxy mediante il comando indicato al punto 1 della guida.

TUTTI I COMANDI VANNO ESEGUITI DAL TERMINALE CON PRIVILEGI DI ROOT
(eseguite pertanto un “sudo bash” e poi digitate i comandi se volete evitare di includere il sudo su ogni singola riga)

  1. “Uccidete” ;) tutti i processi Privoxy in esecuzione con “killall privoxy“. Ci sono tantissimi modi per farlo: in base al PID, da Monitoraggio Attività.. ma killall privoxy mi sembra la più veloce :D
  2. Una volta installati Xcode e MacPorts, eseguite il seguente comando: “sudo port uninstall privoxy“. Questo disinstalla i files di Privoxy installati sul vostro sistema ma NON le dependencies.
  3. Eseguite i seguenti comandi per pulire l’utente e il gruppo privoxy installati sul vostro sistema: “sudo dscl . delete /users/privoxy” e “sudo dscl . delete /groups/privoxy” (ATTENZIONE AL PUNTO, che è necessario!)
  4. Ahimè, avete cancellato l’utente e il gruppo privoxy ? Ora dovete ricrearlo! Eseguite pertanto i seguenti comandi:/usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -append /Groups/_privoxy RecordName privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy Password *
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy PrimaryGroupID 601
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy RealName “privoxy users” /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -append /Users/_privoxy RecordName privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy NFSHomeDirectory /var/empty
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy Password *
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy PrimaryGroupID 601
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy RealName “privoxy server”
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy UniqueID 601
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy UserShell /usr/bin/false
  5. Andate dunque nella directory di Privoxy con “cd <<Directory di Privoxy>>“, ad esempio “cd /Users/vostronome/Downloads/privoxy-3.0.17-stable” (N.B.: per questo comando non sono necessari privilegi di root ;) )
  6. Compilate la sorgente ed installatela, con i seguenti comandi:autoheader
    autoconf
    ./configure
    make
    sudo make -s install USER=privoxy GROUP=privoxy
  7. Benissimo! Se tutto è andato liscio, l’installazione di Privoxy riuscirà. Ma non è finita qui: Privoxy deve essere avviato. Potreste farlo a mano, ma è più facile lasciare che launchctl faccia questo lavoro per voi. Scaricate dunque questo file dal mio server:http://tyrexionibus.com/uploads/org.privoxy.pliste piazzatelo in /Library/LaunchDaemons

    ATTENZIONE! Il vostro utente, di default, NON ha i privilegi necessari per modificare la cartella LaunchDaemons: solo root ce l’ha. Pertanto per piazzare org.privoxy.plist dal Finder non loggando come root dovrete prima cliccare su “Ottieni informazioni” riguardo alla cartella LaunchDaemons, settare i privilegi del vostro utente su “Lettura e scrittura” e poi incollare il file. Vi consiglio VIVAMENTE di ri-settare i privilegi del vostro utente su “Sola lettura” alla fine perché quella cartella è.. diciamo.. un tantino importante ;)

  8. Tornate quindi nel terminale ed eseguite quindi questi comandi, sempre da root:sudo chown root:wheel /Library/LaunchDaemons/org.privoxy.plist
    sudo launchctl load /Library/LaunchDaemons/org.privoxy.plist
  9. Privoxy è installato e launchctl è programmato per lanciarlo in automatico all’avvio: RIAVVIATE IL VOSTRO MAC

Potete dunque cominciare ad utilizzare Privoxy, attivo all’indirizzo 127.0.0.1 porta 8118 (impostatelo come proxy server nel browser)

POST SCRIPTUM

  • Ricordate che Privoxy può essere utilizzato SOLO PER HTTP ED HTTPS ed, in particolare, non può essere utilizzato per FTP e SSL (non meravigliatevi, pertanto, se otterrete gli errori più vari utilizzandolo come proxy per questi protocolli)
  • Per verificare se Privoxy è attivo, aprite http://config.privoxy.org/ (comando abbreviato: http://p.p/); dovreste ottenere una finestra con scritto:« This is Privoxy on 127.0.0.1, port 8118, ENABLED »

… e ricordate anche che molta di questa guida è stata scritta grazie al contributo dell’utente Senza di lui non sarei riuscito ad installare Privoxy sul mio MacBook Pro e quindi non sarei riuscito a scrivere questa guida. GRAZIE HERMANN !

Postate pure i vostri commenti, sarò contento di leggerli e di aiutarvi a risolvere eventuali problemi!

Giacomo TYREXIONIBUS Stargiotti

;)

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