Il limite di velocità degli autovelox di Santarcangelo sulla SS9 (via Emilia) vicino all’Adriauto è di NOVANTA km/h !!

In data 08/08/2011, in Santarcangelo di Romagna (RN), sono stati installati due dispositivi Autovelox sulla SS9, nel tratto dal km 9+00 al 10+00. Sono visibili da ambo i lati della strada e figurano più o meno così:

Schermata 12-2456632 alle 23.57.43

(Quest’immagine è di proprietà di AltaRimini.it ed è tratta dal sito web http://www.altarimini.it/News38855-santarcangelo-nuovi-autovelox-lungo-la-via-emilia.php che ha piena proprietà in merito)

IL PROBLEMA DEL LIMITE DI VELOCITÀ

Fin da subito, dopo l’avvenuta messa in opera (l’installazione era, in realtà, completata ben prima dell’8 agosto 2011), si sono manifestati grossissimi problemi nella gestione dell’autovelox da parte degli automobilisti.

Qual è il problema? Semplice: nessun automobilista sembra sapere qual è il limite di velocità nel tratto della SS9 dove sono installati gli autovelox.

CHIARIAMO SUBITO: QUESTO LIMITE È DI NOVANTA (90) CHILOMETRI ALL’ORA, con la tolleranza del 5% applicata in fase di misurazione (con un minimo di 5 km/h) come da riferimenti legislativi.

Nel tragitto si vedono gli scenari più improbabili. Persone che vanno a 50 km/h (velocità più comune), alcuni a 70 km/h (rari), ALCUNI A 30 KM/H ma quasi nessuno ai 90 km/h che sono perfettamente consentiti!

COSA DICE IL CODICE DELLA STRADA

La strada statale 9 (“Via Emilia”) è una strada extraurbana e quel tratto è categorizzato come secondario, pertanto il limite è di 90 km/h ai sensi dell’articolo 142 del Codice della Strada (decreto legislativo 285/1992). Tale articolo, intitolato Limiti di velocità, al comma 1 detta:

1. Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocita’ massima non puo’ superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali [omissis]

LA CONFERMA DA PARTE DEI VIGILI URBANI

Dal momento che anche io nutrivo un dubbio sul limite di velocità (50 km/h mi parevano bassi, 70 tutto sommato giusti ma non mi azzardavo ad andare ai 90 per paura di incorrere in multe) ho deciso di contattare l’Ente preposto utilizzando i metodi innovativi che ci sono stati messi a disposizione di recente: la posta elettronica certificata e la firma digitale (dispongo infatti di entrambe).

La mia richiesta è stata inoltrata al Comune di Santarcangelo di Romagna (il cui indirizzo PEC è pec@pec.comune.santarcangelo.rn.it) e all’Unione dei Comuni della Valmarecchia (pec@pec.vallemarecchia.it)

La mia richiesta è datata 05/07/2012.

Come da mio solito protocollo, vi allego tutta la documentazione in originale. Questa è la richiesta (in formato PDF) inoltrata via PEC. Ricevuta il 05/07/2012 alle 14:57 da parte di entrambi gli Enti.

DocumentoAutovelox

Nella domanda è evidenziato il fatto che un cartello con limite di velocità (50 km/h) è effettivamente presente ma soltanto DOPO uno degli autovelox (e quindi il dubbio è che non abbia valore nel tratto in cui gli autovelox sono installati). Nel tratto dell’altro autovelox, invece, non sono presenti cartelli con limiti di velocità: nessuno.

La risposta da parte del Comune di Santarcangelo di Romagna arriva il 16/07/2012 (peraltro per posta non certificata) con il seguente testo:

«Si trasmette la pervenuta documentazione, trasmessa impropriamente a questo’Ufficio, ma di Vostra competenza quali installatori ed esercenti delle apparecchiature autovelox installati in Via Emilia nelle immediate vicinanze dell’ADRIAUTO, per rispondere alla richiesta di chiarimento per i limiti di velocità presenti e da rispettare.

 
Si allega documento in file JPGP della suddetta richiesta.
 
Saluti  <nome impiegato>»
La richiesta aveva come Cc (copia carbone, ovvero un destinatario a cui veniva inoltrata) il comandante della Polizia Municipale della Valle Marecchia.
L’allegato era il seguente:
LimiteVelocitaViaEmilia
IL CHIARIMENTO DEFINITIVO
…Arriva via posta certificata dalla Polizia Municipale della Valle Marecchia (PEC: pec.pm@pec.vallemarecchia.it) con un messaggio intitolato «Risposta a vostra richiesta» e contenente uno strano allegato in formato Word dal titolo velocitý.doc (proprio così, con la “ý” al posto della “à”). Siccome WordPress non supporta allegati in formato .doc da visualizzare in anteprima, posterò uno screenshot del contenuto del testo. Ecco la risposta:
Schermata 12-2456633 alle 00.39.54
Questo chiude ogni dubbio a riguardo.
POST SCRIPTUM
Come se non bastasse, il limite di velocità rilevato da queste postazioni autovelox era già stato dichiarato PRIMA dell’installazione delle stesse e reso pubblico mediante un documento PDF all’indirizzo http://www.vallemarecchia.it/admin/allegati/3/ALT_12.12.12182011.pdf e ancora presente.
Spero che questo articolo sia utile, perché vedere certe persone andare ai 30 km/h in un posto del genere è davvero snervante.
Tyrexionibus

TULPS modificato dalla legge di stabilità 2013: ecco tutte le modifiche all’art. 110

La legge di stabilità 2013 (legge 24 dicembre 2012, nr. 228), che è entrata in vigore il 1° gennaio 2013, ha modificato l’articolo 110 del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) con particolari accorgimenti per quanto riguarda gli apparecchi per il gioco d’azzardo, la regolarizzazione delle posizioni irregolari per gli stessi per quanto riguarda gli anni 2012 e precedenti, il divieto di utilizzare gli stessi in manifestazioni a premio e varie altre modifiche.

Ho creato un documento dove illustro tutte le modifiche apportate dalla legge 228/2012 più altro.

IL DOCUMENTO CONTIENE:

  1. Le modifiche apportate all’art. 110 TULPS dalla legge 228/2012, con riferimenti a tutti gli articoli che hanno apportato le modifiche e quali articoli sono stati oggetto di modifiche
  2. Un commento a tutte le modifiche effettuate e un elenco delle cose che potrebbero accadere nel breve e nel lungo termine a seguito di tali modifiche
  3. Il testo delle sezioni del TULPS abrogate antecedentemente alla legge 228/2012 (ultimo testo vigente prima dell’abrogazione)

NOTA DI COMPATIBILITÀ: Il file è in formato PDF/A-1A e contiene al suo interno i font Bodoni SvtyTwo ITC TT e Adobe Myriad Pro. Qualora riscontraste problemi nella lettura, siete pregati di farmelo sapere commentando e illustrandomi le parti che non riuscite a leggere; provvederò al più presto a risolvere il problema.

DOWNLOAD: Art110TULPS_LS2013_ReV1

Smascherare i numeri anonimi: facciamo chiarezza sul servizio OVERRIDE

Con l’avvento delle comunicazioni elettroniche (cellulare, VoIP), ma anche col semplice uso del telefono, è stato reso possibile nascondere il proprio numero al ricevente dimodotale che esso non possa, in alcun modo, vedere chi siamo e da che linea stiamo chiamando.

Moltissimi conoscono i famosi prefissi *67# (da fisso) e #31# (da cellulare) per chiamare anonimamente un determinato numero.

Pochi sanno, tuttavia, che esiste un servizio specifico per “smascherare” i numeri anonimi, ovverosia rendere visibile il numero anche se questo ha abilitato la “chiamata anonima” mediante i codici indicati sopra.

Questo servizio è detto colloquialmente servizio override: “sovrascrittura”, poiché sovrascrive l’impostazione di chiamata anonima con quella di visualizzazione della chiamata. È un servizio che deve obbligatoriamente esistere per legge: il decreto legislativo 196 del 30/06/2003 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”), infatti, lo ha istituito all’articolo 127.

L’articolo 127 (Chiamate di disturbo e di emergenza) del D.Lgs. 196/2003 riporta (testo in vigore dal 01/06/2012, vigente al 07/03/2013):
1. Il contraente che riceve chiamate di disturbo puo’ richiedere che il fornitore della rete pubblica di comunicazioni o del servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico renda temporaneamente inefficace la soppressione della presentazione dell’identificazione della linea chiamante e conservi i dati relativi alla provenienza della chiamata ricevuta. L’inefficacia della soppressione puo’ essere disposta per i soli orari durante i quali si verificano le chiamate di disturbo e per un periodo non superiore a quindici giorni.
2. La richiesta formulata per iscritto dal contraente specifica le modalita’ di ricezione delle chiamate di disturbo e nel caso in cui sia preceduta da una richiesta telefonica e’ inoltrata entro quarantotto ore.
Il servizio “override”, quindi, ufficialmente servizio di soppressione temporanea della presentazione dell’identificazione della linea chiamante, può essere richiesto in maniera orale (telefonica) o scritta, ha efficacia pari a 15 giorni dalla presentazione della richiesta ed è efficace soltanto per le fasce orarie nelle quali avvengono le chiamate di disturbo e, nel caso in cui la richiesta sia stata presentata a mezzo del telefono, deve essere attivato al massimo entro 48 ore dalla richiesta.
Tutte le compagnie telefoniche presenti ed operanti sul territorio nazionale, quindi, sono tenute a prevedere tale servizio all’utenza generale, tramite il pagamento di un sovrapprezzo. Tuttavia, siccome il D.Lgs. 196/2003 deriva da più direttive europee (nello specifico le nr. 95/46/CE del 24/10/1995 sulla tutela della protezione dei dati personali, ovvero quella -ormai abrogata- che originò la prima legge sulla privacy 675/1996, e la 2002/58/CE del 12/07/2002 sulla tutela della vita privata anche in riferimento alle comunicazioni elettroniche), nella pratica lo stesso servizio override è previsto obbligatoriamente per tutte le compagnie telefoniche/Internet dell’Unione Europea, con leggi nazionali diverse.
PRIVACY NEGLI STATI EXTRA-EUROPEI. Diverso è il discorso per gli Stati extra-europei: negli Stati Uniti, ad esempio, la normativa sulla privacy garantisce una tutela personale più che ridicola: nel caso del peer-to-peer, ad esempio, e per quanto riguarda il download di opere protette da diritto d’autore (canzoni, libri etc) da Internet, nel caso in cui un’azienda sospetti che un utente scarichi dati violando il copyright di proprie opere, per avere l’autorizzazione a spiare i dati che passano attraverso quella linea telefonica, è richiesta soltanto una mera giustificazione. Basta dire “sospetto che l’utente stia scaricando canzoni che appartengono ad un autore sotto contratto con me”, ad esempio, ed ecco che può iniziare l’indagine (per modo di dire) della linea, in modo del tutto trasparente. L’utente sarà spiato ma non se ne accorgerà, proprio come in Italia con il CIT della Procura della Repubblica (Centro InTercettazioni). Il problema è che –come la storia insegna– le aziende hanno utilizzato le motivazioni più assurde e in maniera ripetuta per andare a cercare possibili colpevoli e quindi intentare una causa. Nei primi anni duemila, dopo l’avvento dei P2P e la chiusura di Napster, la RIAA (associazione dei discografici americani) chiese l’autorizzazione a spiare milioni di persone sospettate di scaricare canzoni ed intentò cause legali a tutte quante: partirono in totale 261 cause (dichiarate, molto meno dell’effettivo numero), compresa una ad una 12enne che stava scaricando la canzone del suo autore preferito e ad una 91enne che stava scaricando un canto di Natale. Il tentativo fallì. Si trattava sia di un deterrente (impaurire la gente per fare in modo che non scaricasse più) sia di un vero tentativo di incriminazione, in quanto la RIAA era ed è un agglomerato di aziende con un fatturato miliardario. In realtà, l’aver fatto partire un numero di cause molto inferiore a quello degli utenti che effettivamente scaricavano da Internet segnò la fine della lotta “a tappeto” dei discografici. In più, nel 2003 la corte d’appello degli Stati Uniti obbligò a proteggere la privacy degli utenti, sebbene in maniera minima: non potevano essere identificati con nome e cognome, bensì soltanto con il loro indirizzo IP. Questo, di fatto, significava un rallentamento notevole delle cause, perché la RIAA stessa non era in grado di sapere chi fosse l’autore del “delitto”. 261 cause su 300 milioni o poco più di abitanti, di cui sicuramente la maggior parte disponeva di un collegamento ad Internet ed era in grado di usare una rete P2P, erano veramente ridicole. Anche nel caso in cui fossero state tutte portate a termine, non avrebbero intaccato quel (legittimo e non punibile, dal mio punto di vista) comportamento di scaricare canzoni od altro materiale protetto da copyright.
Questo non toglie, tuttavia, che la normativa sulla privacy statunitense rimanga ancora oggi una delle peggiori del pianeta. Per quanto riguarda altri Stati, nei paradisi fiscali (Seychelles, Cayman) la privacy è molto spesso altissima. Alle Seychelles, dopo una transazione bancaria non viene rilasciata nessuna ricevuta né l’addetto allo sportello, o chi ha eseguito l’operazione, è autorizzato a dire a chiunque cosa abbia fatto e con chi. Questo pone le Seychelles in un regime di segreto bancario ancora più alto di quello svizzero. Simile è la normativa delle Cayman. Negli Stati africani (Sudafrica escluso), invece, anche se è abbastanza assurdo parlare di privacy in quanto non esistono praticamente telecomunicazioni né banche, la privacy garantita è con buona approssimazione nulla, grazie anche alla corruzione: basta dare due soldi o una razione di cibo all’operatore per farsi dire tutto ciò che sa su chi ha svolto una determinata operazione ed in che modo, senza conseguenze penali. Per quanto riguarda gli Stati asiatici… non lo so. Se avrò voglia di revisionare quest’articolo (cosa probabile se la normativa cambia o se qualcuno commenta), lo farò.
L’articolo 127 sul servizio override non termina qui! Questo è quanto prevede agli articoli 3 e 4, che lo completano:
3. I dati conservati ai sensi del comma 1 possono essere comunicati al contraente che dichiari di utilizzarli per esclusive finalita’ di tutela rispetto a chiamate di disturbo. Per i servizi di cui al comma 1 il fornitore assicura procedure trasparenti nei confronti degli abbonati e puo’ richiedere un contributo spese non superiore ai costi effettivamente sopportati.
4. Il fornitore di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico predispone procedure trasparenti per garantire, linea per linea, l’inefficacia della soppressione dell’identificazione della linea chiamante, nonche’, ove necessario, il trattamento dei dati relativi all’ubicazione, nonostante il rifiuto o il mancato consenso temporanei del contraente o dell’utente, da parte dei servizi abilitati in base alla legge a ricevere chiamate d’emergenza. I servizi sono individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni, sentiti il Garante e l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni.
L’articolo 3 indica che il servizio override non può essere utilizzato che per sopprimere le chiamate di disturbo, pratica cui spesso segue una querela all’autorità giudiziaria (viene usato per identificare rapidamente tentativi di stalking, minacce, e altri reati col mezzo del telefono). Non può quindi essere utilizzato per altri scopi (questo deve essere dichiarato dall’utente), ed il suo costo deve essere proporzionato a quello che effettivamente la compagnia telefonica spende per metterlo in pratica.
L’articolo 4 spiega solo che le compagnie telefoniche sono obbligate a garantire questo servizio in ogni momento, e che il servizio deve effettivamente sopprimere le chiamate anonime. Dispone inoltre che il servizio non sia valido per garantire l’anonimato di chi copre il proprio numero per effettuare chiamate d’emergenza. In altre parole, non vale chiamare il 112 o il 118 con l’anonimo: il servizio non funzionerà, e partirà la querela automaticamente d’ufficio. Non conviene utilizzarlo così.
IN DEFINITIVA
Domande frequenti sul servizio override
Il servizio override È ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE? Dipende da cosa volete fare con i dati raccolti. Se volete sporgere querela non è indispensabile: ricordiamo che il giudice per le indagini preliminari ha a disposizione tutte le chiamate effettuate ad un dato numero per 24 mesi (2 anni), e che l’anonimato non esiste per le indagini di polizia. Chiamare “con l’anonimo” (termine inappropriato ma di uso comune) non servirà a nulla se parte un’indagine. Pertanto il servizio non è indispensabile in questo contesto, però accelera le indagini di un bel po’: alla fine del periodo di validità del servizio, se avrete beccato gli orari giusti, avrete il numero scoperto e potrete comunicarlo direttamente alla polizia. Quello che dite farà testo, purché forniate la prova di tutto ciò: la compagnia telefonica vi invierà i tabulati delle chiamate ricevute, in busta chiusa o via email. Se invece volete semplicemente identificare lo stalker o la persona che vi minaccia (magari per intimargli di fermare la sua attività criminale, in una maniera simile al cease-and-desist del diritto anglosassone) senza effettuare querela, allora è indispensabile: non c’è altro modo di sapere chi effettua quelle chiamate.
Il servizio override SERVE? Ancora una volta dipende da vari fattori. Oltre al costo, che è variabile e che pertanto non posto in questo articolo (andrebbe aggiornato di continuo), in base all’art. 127/1 è attivabile solo in certe fasce orarie, ovverosia quelle in cui si ricevono chiamate di disturbo: non funziona 24 ore su 24, 7 giorni su 7[VEDI NOTA 1]
Quanto costa il servizio override? Il costo del servizio, come specificato nella domanda precedente, non viene trattato in questo articolo. L’art. 127/3 prevede che il gestore non addebiti costi superiori a quelli effettivamente supportati, pertanto il costo è variabile. Siccome andrebbe aggiornato di continuo, preferisco non occuparmene. Non è comunque qualcosa di economico: per Vodafone, il costo alla data di oggi è di 31,68 Euro + il costo della raccomandata da inviare al Servizio Clienti.
Chi può attivare il servizio override? Nel caso di utenza privata, lo può attivare l’intestatario della linea o il reale utilizzatore, purché maggiorenne (si pensi alle SIM intestate ad una persona ma utilizzate da un’altra). Nel caso di utenza aziendale, non esistendo persona fisica intestataria deve essere obbligatoriamente attivato dal legale rappresentante dell’azienda, o dal reale utilizzatore della SIM (ma in quest’ultimo caso la richiesta deve comunque essere controfirmata dal legale rappresentante). Nel modulo dovrete specificare il numero associato alla SIM, che solitamente è citato con la dicitura “titolare/reale utilizzatore della linea facente capo al numero 3xx/xxxxxxx.
[NOTA 1] Sebbene, in base all’art. 127/1, il servizio possa essere attivato solo in certe fasce orarie, sembra che nei moduli di richiesta non sia presente nessuna fascia oraria da specificare: viene specificato soltanto un intervallo temporale di 15 giorni “a partire da GG/MM/AAAA” e valido fino alla scadenza del servizio, pertanto 24 ore su 24. Non riesco a spiegare perché questo avvenga ma.. meglio così. Probabilmente si applica un regime di tolleranza, dato che la persona potrebbe venire a conoscenza dell’attivazione del servizio e fare le sue chiamate nella fascia oraria non coperta dal servizio.
***
Queste sono le informazioni che posso darvi sul servizio utilizzato per smascherare le telefonate anonime. Ricordate che non potete attivarlo continuativamente (finiti i 15 giorni, non potete attivarlo per altri 15 giorni ma deve passare un intervallo di tempo che non è comunque specificato nel D.Lgs. 196/2003), pertanto usatelo con cautela e solo se siete sicuri di quel che fate. Utilizzarlo in maniera scorretta non solo vi inibirà dal poterlo utilizzare immediatamente dopo, ma vi farà buttare solo dei soldi.
Tyrexionibus

La modulistica utilizzata dallo Stato italiano

Vi siete mai chiesti come figuri il modulario cartaceo con cui Napolitano firma gli atti aventi valore di legge ? Beh, con questa sezione… lo scoprirete. Sono difatti venuto in “possesso” della scannerizzazione di un modulario (mod. 67) dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ossia l’ente che stampa tutta la modulistica statale (incluse patenti, titoli di Stato et cetera).

Diamo quindi un’occhiata a questo modulo, che occupa 14.7 MB e che potete scaricare tranquillamente dal mio sito all’indirizzo:

http://www.tyrexionibus.com/DL31052010n78/DL31052010n78_orig.pdf

L’incipit

Se siete mai stati su Normattiva (il portale che permette di consultare il testo di tutte le leggi vigenti) oppure vi intendete di linguaggio burocratico, saprete bene che ogni atto avente forza di legge inizia più o meno così:

Il Presidente della Repubblica, VISTI gli articoli X ed Y della Costituzione, SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri […] E M A N A il seguente decreto legislativo : […]

Ebbene, anche questo decreto-legge scannerizzato, che altro non è che il decreto-legge 78/2010, inizia proprio così ovvero:

 

Questo ci permette di capire i font ufficiali usati dallo Stato italiano.

(Notate la dicitura “mod 67” in alto a dx e “modulario promiscuo – 7″ in alto a sx”)

Andiamo avanti con la prossima pagina:

 

Qui viene la parte più interessante. Le pagine seguenti, così come questa, sono riempite soltanto a metà: l’altra metà è lasciata intenzionalmente vuota con una tabella. Forse significa che, in caso di correzione, non andrebbe scritto tutto di nuovo ma si potrebbe apporre un emendamento. Chissà. Notiamo infine il timbro della Repubblica ed una incomprensibile firma in basso a sx.

Passiamo ora alla parte finale:

 

Questa è la parte più ufficiale del Decreto: la dicitura storica utilizzata per dargli quel carattere di ufficialità. La versione completa è:

Il presente Decreto, munito del gran sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta Ufficiale degli Atti Normativi della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di rispettarlo e di farlo rispettare. Dato a Roma, addì [data]

Nota storica: la dicitura originale risale al Regno d’Italia ed è stata ereditata dal Regno di Sardegna. Il testo con il quale Vittorio Emanuele proclamò il Regno d’Italia fu:

«Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme […], il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli Atti del governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato»

(citazione tratta da Wikipedia)

Il presente articolo di Tyrexionibus.com ha numero progressivo: 113

Come spedire una lettera senza affrancarla

Vi siete mai chiesti se una lettera possa arrivare al destinatario senza affrancatura ? In pratica, se voi poteste spedire una lettera in modo totalmente gratuito.

Beh… io credo che la risposta a questa domanda sia affermativa e credo di avere capito anche come fare.

Premetto che non sono stato il primo a documentarsi su questo stratagemma e probabilmente non sarò neanche l’ultimo. Il primo libro di mia conoscenza a trattare questo argomento si intitola Big Secrets di William Poundstone (del 1983) ed è disponibile soltanto in inglese in certi siti online come Amazon. Lì troverete una sezione intitolata “How to mail a letter without a stamp” che io sto meramente applicando al sistema postale italiano moderno e documentando con certezza.

Il problema di Poundstone è infatti presto detto: non ha mai provato ad applicare concretamente ciò che aveva scritto. Io invece sono stato… vittima involontaria di quel che vi sto per descrivere.

PREMESSA: ogni lettera deve avere per legge un mittente ed un destinatario, con i relativi indirizzi, e deve essere affrancata secondo il peso, le dimensioni e le modalità di spedizione. Così la raccomandata, a parità di peso, costerà di più di un invio prioritario e l’atto giudiziario, a parità di peso, costerà di più di una semplice raccomandata.

Ma cosa succede se una lettera non viene affrancata ???

La risposta è: ritorna al mittente. E qui viene il bello!

Non chiedetemi come, ma di recente mi è capitato l’imprevedibile: ho scordato di affrancare due lettere che volevo spedire con Posta Prioritaria (il classico francobollo da € 0,60). Totalmente distratto, mi sono recato all’ufficio postale, le ho imbucate et voilà… dopo qualche giorno le vedo tornare indietro accompagnate da questo modulo:

Potete immaginare il mio stupore: ero certo che non sarebbero mai arrivate a destinazione, ma credevo che sarebbero state distrutte!

Per cui ho pensato: cosa succederebbe se io invertissi il mittente con il destinatario (cioè scrivessi una lettera dove il destinatario sono io ed il mittente è in realtà il vero destinatario) e non la affrancassi ???

Risposta: ritornerebbe al mittente… cioè al destinatario !!!!!

Insomma, per farla corta è qualcosa che devo provare. Farò un esperimento a breve e vi farò sapere :D

Tyrexionibus

La mia battaglia contro Vodafone Omnitel N.V.

Liberarsi di una compagnia telefonica, in Italia, è un calvario. Ancor peggio se tale compagnia telefonica addebita consumi elevatissimi anche se non ci sono stati. In questa sezione racconterò la mia storia con Vodafone Omnitel N.V. , iniziata il 27 novembre 2007 e conclusasi il 18 dicembre 2010 (dopo ben 1117 giorni!) con un accredito a mio favore di quasi 3.000 Euro.

È una storia lunga. Se non avete voglia di leggerla tutta, vi anticipo i punti salienti:

  1. In data 27 novembre 2007 avevo sottoscritto un abbonamento “Vodafone Facile Medium”, al costo di 49 Euro mensili IVA inclusa, per usufruire di 400 minuti al mese verso tutti i numeri nazionali, 400 SMS al mese verso tutti i numeri nazionali più una connessione Internet illimitata (secondo quanto dichiarato da Vodafone stessa) sul telefono in uso, ossia un Nokia E90.
  2. In data 09 gennaio 2008 arrivò una spaventosa fattura di Euro 1.569,00 per dei non meglio specificati servizi (“Servizi Voce, Messaggistica e Dati”).
  3. Avendo la domiciliazione bancaria del conto telefonico (l’addebito sul conto bancario, in parole spicciole), essa venne subito revocata e cominciai a contestare la fattura indicata. Credevo sarebbe stato relativamente semplice.
  4. Quando la sfiga deve arrivare, arriva: in data 07 marzo 2008 arrivò un’altra fattura, stavolta di Euro 1.106,00 , sempre per i medesimi servizi.
  5. Avendo revocato la domiciliazione bancaria, Vodafone Omnitel N.V. affidò la mia pratica ad un’agenzia di recupero crediti esterna. Il tutto mentre era già in corso una contestazione, per cui alla prima se ne aggiunse una seconda!
  6. La storia continuò per mesi: Vodafone Omnitel N.V. contattò schiere di avvocati, agenzie di recupero crediti
  7. Venni a sapere che l’oggetto della contestazione era la connessione Internet, che contrariamente a quanto indicatomi da Vodafone stessa non era illimitata e pertanto, sempre secondo Vodafone, avevo effettuato dei consumi elevatissimi (e non meglio specificati).
  8. Mi resi conto che era in atto un vero e proprio raggiro: dichiarazioni mendaci, ambiguità del contratto, ma soprattutto che le telefonate e i messaggi erano perfettamente nella norma! L’unico – e ripeto: l’unico – oggetto della contestazione erano i dati scambiati attraverso la connessione Internet.
  9. Mi dichiarai disposto a pagare soltanto i regolari 49 Euro mensili e cominciai la mia battaglia.
  10. Mediante un processo di autodifesa e senza mai contattare nessun avvocato se non le Associazioni dei consumatori, in data 26 marzo 2010 ho ottenuto una nota di credito che annullava le fatture suddette, con una clausola: la Tassa di Concessione Governativa, ossia la tassa che il Fisco applica sugli abbonamenti ad uso privato (5,16 Euro/mese) sarebbe stata a mio carico.
  11. Nel novembre 2010 sono stato sanzionato dall’Agenzia delle Entrate (il Fisco) di 45,46 Euro per la Tassa di Concessione Governativa che Vodafone non aveva stornato. Ho così cominciato un’altra “battaglia”, sempre con il medesimo avversario.
  12. Mediante un altro processo di autodifesa, stavolta senza contattare nessuno ma semplicemente parlando con gli esperti del Fisco in materia di Concessioni Governative (che ringrazio cordialmente per la loro professionalità e coerenza), ho ottenuto in data 18 dicembre 2010 L’ANNULLAMENTO TOTALE DI OGNI SANZIONE A MIO CARICO!

La battaglia contro Vodafone Omnitel N.V. , pertanto, È COMPLETAMENTE VINTA.

Tutto quello che sto per scrivere è documentato dalle mie fatture e dalle lettere consegnate all’Agenzia delle Entrate, di cui allego una fotocopia (con i dati personali oscurati per la privacy). Pertanto, posso garantirvi che sto dicendo la verità.

Antefatto: prima del 27 novembre 2007, il mio utilizzo del cellulare avveniva mediante credito ricaricabile. Tuttavia, questo sistema era talmente poco adatto alle mie esigenze da avere tanti buchi quanto un colabrodo. In particolare, due erano le mie necessità: avere credito sempre disponibile e una connessione ad Internet funzionante e non troppo costosa, come sarebbe invece accaduto se avessi usato una ricaricabile (all’epoca: adesso la situazione è cambiata).

Cominciai a documentarmi sui vari tipi di abbonamento disponibili – perché sottoscrivere un abbonamento era l’unica soluzione plausibile date le mie esigenze – e scelsi quello che più si adattava alle mie necessità: Vodafone Facile Medium. Ero un “affezionato” (fra virgolette, perché ora ho cambiato decisamente idea) cliente Vodafone e mi ero sempre trovato bene con tale gestore. Pensai così di mantenere il rapporto di “fedeltà” sottoscrivendo un abbonamento della medesima azienda. Non mi resi conto che stava per cominciare una vera tortura.

Tornando a noi: tale abbonamento, stando a quanto dichiarato dai prospetti illustrativi e dalle parole dei vari promoter Vodafone sentiti in giro (tra cui il Servizio Clienti 190), fra l’altro tutti discordanti su certi importanti dettagli [già questo avrebbe dovuto insospettirmi ma ahimè, sono tutti così] tra cui, molto importante, il modo in cui il traffico GSM/GPRS/EDGE/UMTS (Internet) veniva calcolato, comprendeva le seguenti opzioni:

  • 400 minuti di chiamate verso tutti i telefoni nazionali, fissi e mobili
  • 400 SMS verso tutti i telefoni mobili nazionali
  • Connessione ad Internet: questa era la clausola a mio parere più ambigua; l’oggetto della stragrande maggioranza della futura contestazione. Avevo capito benissimo che era limitata, ma come il traffico dati venisse calcolato non era affatto chiaro! Chiesi così consiglio ad un Punto Vendita Vodafone, che non riporto per la privacy, che mi diede le impostazioni da usare per navigare in tranquillità e nel rispetto dei limiti.

Tutto sembrava andare per il verso: SMS regolari, chiamate regolari, traffico regolare… calma piatta, insomma. Tutto finché non arrivò, in data 09 gennaio 2008, una vera e propria salassata:

Prima fattura-salasso

I riferimenti personali (tranne nome e cognome), così come i riferimenti bancari e il numero della fattura, sono stati cancellati per la privacy. Così sarà fatto anche per gli altri documenti. Il documento è comunque veritiero in quanto riporta il mio nome e cognome, a garanzia di tutto quanto specificato.

Link dell’immagine scaricabile: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Fattura_salasso_1.png

Come potete vedere:

  1. La voce “Servizi Voce, Messaggistica e Dati” compone la maggior parte del traffico (1.266,10 Euro);
  2. Il conto telefonico era domiciliato presso una banca, mediante addebito su conto corrente bancario (che avevo appositamente aperto).

Immaginate il mio sconforto: revocai subito la domiciliazione e mi preparai al peggio.

Notate la voce “Tassa di Concessione Governativa (1 SIM)”, che spiegherò più avanti e che è importantissima ai fini della comprensione di questa vicenda.

Il peggio arrivò poco dopo – ossia in data 07 marzo 2008 – con un’altra salassata:

Fattura-salasso 2

Come vi faccio notare nuovamente, la voce maggiore era rappresentata da “Servizi Voce, Messaggistica e Dati”, stavolta per un totale di Euro 880,44 .

Notate di nuovo la voce “Tassa di Concessione Governativa (1 SIM)” e il metodo di pagamento “Bollettino postale”.

Essendo la domiciliazione bancaria, difatti, stata revocata, Vodafone stava ricorrendo ad un sistema insolito di pagamento: il bollettino postale, che mi era stato negato come modalità di pagamento ordinario in quanto avevo sottoscritto un abbonamento. Un aspetto molto importante che io considero ancora più oscuro ed ambiguo.

Vodafone Omnitel N.V. , mediante un’azienda di recupero crediti che non riporto per la privacy, cominciò a mandare avvisi di pagamento minacciandomi esplicitamente di adire le vie legali (27 luglio 2008). Io risposi con una raccomandata, altrettanto esplicita, dove contestai i seguenti punti:

  1. Le ricevute di ritorno degli SMS, secondo il mio punto di vista incluse nel canone di abbonamento, erano state tariffate a parte;
  2. La connessione ad Internet mediante il Punto di Accesso “Vodafone Internet” era stata tariffata a parte e invece Vodafone Omnitel sosteneva che soltanto quella avvenuta mediante il Punto di Accesso “Vodafone WAP” era stata inclusa nel canone di abbonamento.

Cominciò una storia infinita. Mi contattarono schiere di avvocati, agenzie di recupero crediti… di tutto. Mi preparai al peggio, ma al contempo rimasi fermo e convinto di tre sole cose:

  • Lotterò finché mi sarà possibile;
  • La mia difesa dovrà essere prevalentemente autodifesa: se possibile, non spenderò mai un centesimo in cause e vie legali;
  • Pagherò solo se sarà dimostrato che ho effettuato ogni byte di traffico e ogni fattura dovrà essere oggetto di una contrattazione.

In altre parole, pagherò quello che Vodafone avrà il diritto di avere.

(Notate che il traffico voce e dati era stato effettuato ed io, infatti, mi ero dichiarato disposto a versare i 49 Euro mensili. Ma solo quelli)

E così è stato. Vi risparmierò le lettere degli avvocati e delle agenzie di recupero crediti, perché sono del tutto superflue in questo contesto. Difatti non hanno fatto altro che mettermi in ansia ed agitarmi.

Passiamo dunque alla descrizione dei fatti.

Presi le seguenti iniziative:

  1. Cominciai a spulciare i vari Decreti Legislativi (i più importanti sono il 196/2003 ed il 206/2005) riguardo ai miei diritti di consumatore ed utente finale di telefonia mobile;
  2. Contattai tutte le Associazioni dei consumatori con riferimenti precisi ad articoli e comma dei vari Decreti Legislativi citati sopra.

La faccenda andò avanti sino al 26 marzo 2010, quando ricevetti, del tutto inaspettatamente e senza alcun preavviso, le seguenti note di credito che stornavano (annullavano) tutto il consumo effettuato nelle fatture scannerizzate sopra.

Ecco le due note di credito:

Link 1: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Nota_credito_1.png

Nota di credito 1

Link 2: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Nota_credito_2.png

Nota di credito 2

Come potete notare:

  1. La corrispondenza con le fatture indicate sopra esiste: le date sono le medesime;
  2. L’importo corrisponde esattamente, meno la Tassa di Concessione Governativa.

Questa è la parte, a mio parere, più interessante. Provate a fare i conti:

  • La prima fattura era di 1.569,00 e la prima nota di credito di 1.548,36 . La differenza è: 20,64 ;
  • La seconda fattura era di 1.106,00 e la seconda nota di credito di 1.095,68 . La differenza è 10,32 .

Mi si potrebbe dire: la Tassa di Concessione Governativa va pagata. E invece, inaspettatamente, non è così.

Piccola descrizione della Tassa di Concessione Governativa: è una tassa prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 641 del 26 ottobre 1972 e va aggiunta a tutti gli abbonamenti ad uso privato.

Tutte le compagnie telefoniche, pertanto, aggiungono alla bolletta un importo pari ad Euro 5,16 per uso privato (consumatori) oppure 12,91 per uso affari (business/aziendale). Esiste una sentenza della Commissione Tributaria che sancisce che i gestori di telefonia mobile non sono soggetti alla T.C.G. . In altre parole è un importo che voi pagate allo Stato, così come sancito da un’altra sentenza – sempre di una Commissione Tributaria –, la quale sancisce che la T.C.G. deve gravare esclusivamente sull’utente finale.

(Alla fine di questa storia descriverò infine una ulteriore sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto che afferma che la T.C.G. (ve lo anticipo) è illegittima in ogni caso. Purtroppo questa sentenza è del 2011 e la mia storia si è conclusa nel 2010, ergo non ho potuto applicarla nel mio caso. Ma non mi è servita, perché – come potrete vedere nei prossimi capoversi – alla fine non ho dovuto pagare un centesimo)

Attenzione, però: la Tassa di Concessione Governativa non è assolutamente una tassa di possesso sul cellulare.

Vodafone ha annullato tutti i consumi delle sopracitate bollette, perché non sono stati effettuati. Ne consegue che io non debba pagare nessuna tassa, né al Fisco né tantomeno a Vodafone.

La conclusione è che Vodafone non ha altro che torto marcio quando afferma “La Tassa di Concessione Governativa verrà recuperata dall’Agenzia delle Entrate competente“, così come specificato nelle note di credito.

Però ha provato a segnalarmi e difatti, a novembre 2010, ecco arrivare il presente avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate (il Fisco), del tutto previsto e atteso:

Sanzionamento

Me l’aspettavo. Sapete cos’ho fatto? Semplice: sono andato di persona all’Agenzia delle Entrate a consegnare la prova dell’avvenuto storno (le note di credito) e ho dimostrato, mediante le lettere che vi farò vedere tra pochissimo, che non ero intenzionato a versare nemmeno un centesimo e che quella Tassa, nel caso, l’avrebbe dovuta pagare Vodafone.

Ecco la prima lettera consegnata all’Agenzia delle Entrate e spedita, per conoscenza, a Vodafone:

Prima lettera

Il destino ha voluto che lo stesso giorno, ossia il 23 novembre 2010, un’altra persona con il mio stesso identico problema (consumi stornati e sanzione del Fisco) si fosse presentata all’Agenzia delle Entrate chiedendo l’annullamento della Tassa di Concessione Governativa. Immaginate la sorpresa: Vodafone aveva segnalato un’altra persona e, mi è venuto da pensare, chissà quante altre!

A questo punto sono stato indirizzato all’esperta di telefonia mobile, che ha ribadito quel che io già mi aspettavo, cioè che la T.C.G. non è una tassa di possesso sul cellulare.

Sono così tornato nuovamente, il medesimo giorno, a consegnare una seconda istanza di autotutela (spiegherò più avanti in cosa consiste):

Seconda lettera

L’autotutela nella pubblica amministrazione è quell’insieme di comportamenti per cui la pubblica amministrazione risolve ogni conflitto autonomamente (auto–tutela). I conflitti possono essere i più vari. In sostanza, se avete letto l’atto sanzionatorio, avrete notato la seguente sezione:

“È ammesso ricorso alla Commissione Tributaria […] versando una marca da bollo di 14,62 Euro”

il che è totalmente assurdo, perché su 45,46 Euro di sanzione una marca da bollo di 14,62 avrebbe trasformato un’eventuale vittoria in una vittoria di Pirro: la marca da bollo, difatti, avrebbe costituito un terzo della sanzione.

Con l’autotutela, invece, non c’è bisogno di alcuna marca da bollo poiché, secondo le seguenti Leggi, che è bene citare ogniqualvolta si presenta un’istanza del genere:

  • Art. 68 D.P.R. 27 marzo 1992, n. 287;
  • Art. 2-quater D.L. 30 settembre 1994, n. 564;
  • Art. 54, comma 8, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633;
  • Art. 3, comma 6, D.L. 15 settembre 1990, n. 2;
  • D.M. 11 febbraio 1997, n. 37

nonché la Legge 7 agosto 1990, n. 241 che tratta la trasparenza degli atti amministrativi, l’istanza può essere presentata in carta semplice.

Siamo all’epilogo. In data odierna ho ricevuto il presente avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate di annullamento di ogni sanzione a mio carico:

Questo vi deve insegnare che:

  • Non sempre le compagnie telefoniche hanno ragione;
  • Il Fisco, a sua volta, non ha sempre ragione;
  • I paradossi esistono, ma si combattono con i fatti.

Il paradosso, come già specificato, consisteva nel pagare 14,62 Euro di bollo su 45,46 Euro di sanzioni. I fatti, e la Legge una volta tanto, mi hanno dato ragione del tutto non facendomi pagare nemmeno quel bollo.

Liberarsi di una compagnia telefonica, in Italia, è un calvario. Perderebbe la pazienza un santo! Io ho dovuto aspettare 1117 giorni per ricevere l’ultimo avviso di annullamento delle sanzioni e concludere così la storia iniziata più di 2 anni prima. L’ITALIA È UN PAESE CHE DA QUESTO PUNTO DI VISTA MI FA VENIRE I BRIVIDI e questa lotta, conclusasi a mio favore, vuole dimostrarvi sempre e solo una cosa:

LA BUROCRAZIA SI COMBATTE CON LA BUROCRAZIA

Se qualche maledetto burocrate vi fornisce un foglio dicendo che dovete pagare… fornitegliene il decuplo a prova contraria!

(Per la vostra curiosità, il mio fascicolo su questa faccenda consta di più di 100 pagine)

Ringrazio le Associazioni dei Consumatori e l’Agenzia delle Entrate per tutto il sostegno morale e l’aiuto materiale che mi hanno fornito nel combattere la mia battaglia.

Come promesso, vi illustro la sentenza che afferma l’illegittimità della Tassa di Concessione Governativa: è la numero 05/01/11 della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, successiva alla numero 04/16/11 sempre della medesima C.T.R. . Riporta, in sostanza, che il servizio di telefonia mobile è passato dalla concessione statale all’appalto privato e, pertanto, non deve essere soggetto a tassazione da parte dello Stato stesso. Il testo sancisce:

“Si deve dunque ribadire che, poiché la T.C.G. va corrisposta là dove la Legge imponga come obbligatoria una concessione o una autorizzazione per l’esercizio di una determinata attività, mentre l’attività di chi detiene e si serve di un telefono portatile sulla base di un contratto con una società fornitrice di servizi di telefonia mobile non è sottoposta alla Legge ad alcun tipo di provvedimento amministrativo concessorio o autorizzativo, sia pure implicito, non vi è più il presupposto per l’applicazione della tassa sulle concessioni governative, che quindi non è dovuta

(Sentenza 04/16/11, C.T.R. Veneto)

 

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Giacomo TYREXIONIBUS Stargiotti

Per mandarmi un'email, utilizzate questo modulo. Se invece desiderate postare UN COMMENTO, utilizzate l'apposita sezione più in basso. L'email è riservata a richieste di aiuto, mentre i commenti sono per condividere esperienze analoghe con altri utenti. GRAZIE PER LA VOSTRA COLLABORAZIONE!

* Campo obbligatorio

Powered by Fast Secure Contact Form