Il limite di velocità degli autovelox di Santarcangelo sulla SS9 (via Emilia) vicino all’Adriauto è di NOVANTA km/h !!

In data 08/08/2011, in Santarcangelo di Romagna (RN), sono stati installati due dispositivi Autovelox sulla SS9, nel tratto dal km 9+00 al 10+00. Sono visibili da ambo i lati della strada e figurano più o meno così:

Schermata 12-2456632 alle 23.57.43

(Quest’immagine è di proprietà di AltaRimini.it ed è tratta dal sito web http://www.altarimini.it/News38855-santarcangelo-nuovi-autovelox-lungo-la-via-emilia.php che ha piena proprietà in merito)

IL PROBLEMA DEL LIMITE DI VELOCITÀ

Fin da subito, dopo l’avvenuta messa in opera (l’installazione era, in realtà, completata ben prima dell’8 agosto 2011), si sono manifestati grossissimi problemi nella gestione dell’autovelox da parte degli automobilisti.

Qual è il problema? Semplice: nessun automobilista sembra sapere qual è il limite di velocità nel tratto della SS9 dove sono installati gli autovelox.

CHIARIAMO SUBITO: QUESTO LIMITE È DI NOVANTA (90) CHILOMETRI ALL’ORA, con la tolleranza del 5% applicata in fase di misurazione (con un minimo di 5 km/h) come da riferimenti legislativi.

Nel tragitto si vedono gli scenari più improbabili. Persone che vanno a 50 km/h (velocità più comune), alcuni a 70 km/h (rari), ALCUNI A 30 KM/H ma quasi nessuno ai 90 km/h che sono perfettamente consentiti!

COSA DICE IL CODICE DELLA STRADA

La strada statale 9 (“Via Emilia”) è una strada extraurbana e quel tratto è categorizzato come secondario, pertanto il limite è di 90 km/h ai sensi dell’articolo 142 del Codice della Strada (decreto legislativo 285/1992). Tale articolo, intitolato Limiti di velocità, al comma 1 detta:

1. Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocita’ massima non puo’ superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali [omissis]

LA CONFERMA DA PARTE DEI VIGILI URBANI

Dal momento che anche io nutrivo un dubbio sul limite di velocità (50 km/h mi parevano bassi, 70 tutto sommato giusti ma non mi azzardavo ad andare ai 90 per paura di incorrere in multe) ho deciso di contattare l’Ente preposto utilizzando i metodi innovativi che ci sono stati messi a disposizione di recente: la posta elettronica certificata e la firma digitale (dispongo infatti di entrambe).

La mia richiesta è stata inoltrata al Comune di Santarcangelo di Romagna (il cui indirizzo PEC è pec@pec.comune.santarcangelo.rn.it) e all’Unione dei Comuni della Valmarecchia (pec@pec.vallemarecchia.it)

La mia richiesta è datata 05/07/2012.

Come da mio solito protocollo, vi allego tutta la documentazione in originale. Questa è la richiesta (in formato PDF) inoltrata via PEC. Ricevuta il 05/07/2012 alle 14:57 da parte di entrambi gli Enti.

DocumentoAutovelox

Nella domanda è evidenziato il fatto che un cartello con limite di velocità (50 km/h) è effettivamente presente ma soltanto DOPO uno degli autovelox (e quindi il dubbio è che non abbia valore nel tratto in cui gli autovelox sono installati). Nel tratto dell’altro autovelox, invece, non sono presenti cartelli con limiti di velocità: nessuno.

La risposta da parte del Comune di Santarcangelo di Romagna arriva il 16/07/2012 (peraltro per posta non certificata) con il seguente testo:

«Si trasmette la pervenuta documentazione, trasmessa impropriamente a questo’Ufficio, ma di Vostra competenza quali installatori ed esercenti delle apparecchiature autovelox installati in Via Emilia nelle immediate vicinanze dell’ADRIAUTO, per rispondere alla richiesta di chiarimento per i limiti di velocità presenti e da rispettare.

 
Si allega documento in file JPGP della suddetta richiesta.
 
Saluti  <nome impiegato>»
La richiesta aveva come Cc (copia carbone, ovvero un destinatario a cui veniva inoltrata) il comandante della Polizia Municipale della Valle Marecchia.
L’allegato era il seguente:
LimiteVelocitaViaEmilia
IL CHIARIMENTO DEFINITIVO
…Arriva via posta certificata dalla Polizia Municipale della Valle Marecchia (PEC: pec.pm@pec.vallemarecchia.it) con un messaggio intitolato «Risposta a vostra richiesta» e contenente uno strano allegato in formato Word dal titolo velocitý.doc (proprio così, con la “ý” al posto della “à”). Siccome WordPress non supporta allegati in formato .doc da visualizzare in anteprima, posterò uno screenshot del contenuto del testo. Ecco la risposta:
Schermata 12-2456633 alle 00.39.54
Questo chiude ogni dubbio a riguardo.
POST SCRIPTUM
Come se non bastasse, il limite di velocità rilevato da queste postazioni autovelox era già stato dichiarato PRIMA dell’installazione delle stesse e reso pubblico mediante un documento PDF all’indirizzo http://www.vallemarecchia.it/admin/allegati/3/ALT_12.12.12182011.pdf e ancora presente.
Spero che questo articolo sia utile, perché vedere certe persone andare ai 30 km/h in un posto del genere è davvero snervante.
Tyrexionibus

Perché le macchine tedesche sono autolimitate a 250 km/h, e le macchine giapponesi sono limitate a 290HP di potenza?

Chi conosce un minimo il mondo dell’automobile, o passa del tempo a guardare le specifiche delle macchine (ad esempio su listini come quello di Quattroruote), avrà sicuramente notato che moltissime macchine tedesche performanti hanno un limitatore di velocità che gli impedisce di oltrepassare i 250 km/h. Non è infatti possibile che motori ad elevate prestazioni come quello della Mercedes-Benz SL 55 AMG raggiungano “solo” i 250 km/h. Per di più, il loro odometro va ben oltre i 250 km/h, e si spinge fino a 300 km/h in alcuni casi, e a 330 km/h in altri.

Circolano voci che sia un limite imposto dalla legge tedesca: nello specifico, la voce tratterebbe di un accordo con il partito dei Verdi che, per evitare incidenti mortali ad altissime velocità, avrebbero concordato l’installazione di questo limitatore con i fabbricatori tedeschi. In realtà questa voce è assurda, poiché non tutte le macchine tedesche hanno questo limite (v. in basso) e perché anche se così fosse, il limite sarebbe applicabile solo all’interno della Germania (nazione che, tuttavia, possiede autostrade –Autobahn– con molti tratti senza alcun limite di velocità). Inoltre i Verdi non hanno mai reso pubblico un documento dal quale si evincesse un tale accordo.

In realtà, si tratta di un mutuo accordo (in inglese chiamato “Gentlemen’s Agreement“) tra alcuni produttori tedeschi di automobili, ma più che altro interno all’industria e senza troppe invasioni da parte della politica. Le ragioni dietro questo accordo sono varie. Le prime macchine con il limitatore furono alcune BMW e comparvero nel 1973: erano già in grado di superare i 250 km/h, ma c’erano dei motivi di sicurezza dietro questo limite. L’aerodinamica gioca un ruolo importantissimo a quelle velocità, e in quegli anni le conseguenze del mantenere una velocità superiore a 250 km/h per periodi medio-lunghi non erano state studiate. Inoltre i pneumatici disponibili all’epoca difficilmente avrebbero retto quelle velocità per periodi anche superiori a pochi minuti, aumentando enormemente le possibilità di un incidente fatale.

Per questo motivo BMW, Audi e Mercedes-Benz (questi i primi firmatari dell’accordo) imposero un tale limite sulle proprie macchine. Poche altre macchine, eccetto Porsche, riuscivano a raggiungere e superare i famigerati 250 km/h, e questo fu il motivo per cui solo quelle 3 marche siglarono l’accordo. Ad esempio, non venne siglato da Volkswagen, anche se all’interno del gruppo Audi, perché non vi era nessuna VW in grado di raggiungere i 250 km/h.

UN TALE LIMITE È ANCORA NECESSARIO? Al giorno d’oggi un tale accordo sembrerebbe non più necessario, dato che gli studi sull’aerodinamica si sono evoluti, e dato che esistono pneumatici capaci di mantenere velocità elevatissime anche per lunghi periodi (si vedano i Michelin della Bugatti Veyron 16.4 Super Sport, in grado di tenere i 410 km/h!!). Inoltre un sondaggio fatto ai tedeschi, ai quali veniva chiesto se avrebbero gradito l’introduzione di un limite di velocità di 130 km/h nelle Autobahn, ha avuto un 82% di “no”. Pare che i tedeschi amino viaggiare ad alte velocità, e che non gradiscano quest’accordo.

Tuttavia l’accordo è ancora in vigore, sebbene con alcune limitazioni. Le auto che non montano questo limitatore sono:

  • Maybach (tutte)
  • Porsche (tutte)
  • BMW (solo i modelli con motori più potenti, più che altro della Motorsport: ad esempio la M5 e la M6)
  • Alpina (tutte)
  • Mercedes-Benz (solo i modelli con motori più potenti, e solo se elaborati dalla AMG)
  • Audi (solo pochissimi modelli con motore potentissimo, ad esempio la R8)
  • In generale, tutte le macchine di fabbricazione estera vendute in Germania

Se la macchina tedesca non è in grado di raggiungere tale velocità, il limitatore non è ovviamente presente. In alcuni casi, inoltre, la velocità massima è 250 km/h senza limitatore poiché la macchina non è in grado di superare tale velocità.

In Europa è possibile rimuovere il limitatore dalle macchine tedesche, con o senza costi aggiuntivi: ad esempio, la BMW M5 prevede un Driver’s Package che non include questo limitatore, mentre il modello di serie lo monta. Il Driver’s Package è disponibile però solo al momento dell’acquisto. Anche alcune aziende esterne possono effettuare un flash dell’ECU per rimuovere tale limitatore, ma questo invaliderà pericolosamente la garanzia. Negli Stati Uniti, togliere il limitatore comporta quasi sempre una spesa non indifferente.

Nei modelli statunitensi, dove la velocità non si misura in km/h ma in mph (miles per hour, miglia all’ora), il limite non è ovviamente di 250 km/h ma di 155 mph che è poco meno di quello europeo (249,45 km/h).

Il motivo per cui tutte le macchine giapponesi o quasi sono limitate a 290 HP (horsepower) (216,25 kW oppure 294,1 CV) è lo stesso: un mutuo accordo (Gentlemen’s Agreement) tra i costruttori di auto nipponiche, con il quale si stabilì negli anni ’80 che nessuna macchina avrebbe potuto superare tale potenza. Anche tale accordo è ancora in vigore.

Un curioso difetto: registrazione al sito www.registroimprese.it

Poco fa mi stavo registrando al sito www.registroimprese.it per usufruire dei servizi online del sito e ho notato un curioso bug nel modulo di registrazione. Difatti, durante la compilazione del form, è richiesto un documento di identità che può variare tra:

  • Codice fiscale
  • Tessera sanitaria
  • Serial number (del quale non ho ancora capito il significato… numero di serie di cosa??)
  • Patente
  • Passaporto

Durante la compilazione, è richiesto quindi di specificare il tipo di documento e la nazione di rilascio. Qui viene il bello: in TUTTE le scelte, meno il codice fiscale, la nazione Italia è mancante. Non c’è, neppure se scritta come “Italy”, “Italian Republic” o “Repubblica Italiana”.

Ci sono tutte le nazioni del Pianeta… meno quella di provenienza del sito. Curioso, no ? L’unico documento, dove peraltro l’unica nazione di rilascio è ITALY, è il codice fiscale. Mi viene, per cui, da chiedermi se per gli utenti italiani sia richiesto solo quello.

Ho per cui segnalato il tutto via Posta Elettronica Certificata, all’indirizzo protocollo@pec.infocamere.it (InfoCamere SCpA è proprietaria del sito in questione) formulando anche il quesito di cui sopra.

Ho allegato il file che vedete più in basso (uno screenshot del modulo) per spiegare il tutto. Speriamo che capiscano, che mi rispondano e.. soprattutto.. che risolvano il difetto!! :)

 

Speriamo bene !!

* * * * *

TPV-200

Giacomo Tyrexionibus Stargiotti

Lista di indirizzi PEC delle maggiori aziende di telecomunicazioni italiane (al 27/01/2012)

Come ben sapete, il termine ultimo per le aziende per dotarsi di una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) comunicandola al Registro Imprese è slittato dall’iniziale 29/11/2011 al 31/12/2011.

Ho fatto una visura di ciascuna azienda per voi ed ecco il risultato con i famigerati indirizzi PEC:

Elenco pubblico degli indirizzi di Posta Elettronica Certificata (PEC) delle maggiori aziende di telecomunicazioni italiane

Telecom Italia: telecomitalia@pec.telecomitalia.it

Vodafone Omnitel: vodafoneomnitel@pocert.vodafone.it

Wind Telecom / Infostrada: windtelecomunicazionispa@mailcert.it

H3G: h3gspa@cert.studiopirola.com

Coopvoce: segreteria@pec.coopitalia.coop.it

ERG Mobile: totalerg@legalmail.it

TeleTu: tele.tu@pocert.vodafone.it

Postemobile: lrs.postemobile@pec.posteitaliane.it

Noverca: segreteria@pec.noverca.it

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Come installare Privoxy 3.0.17 su Mac OS X 10.7 “Lion”

––NOTA–– Con l’avvento di OS X 10.8 “Mountain Lion”, ma soprattutto con le nuove versioni di Privoxy che dispongono di installer automatico, questo articolo è ora obsoleto. Viene mantenuto qui solo per fini storici.

Molti di voi avranno notato che Privoxy 3.0.17 sembra non essere compatibile con OS X 10.7 “Lion” : difatti, se l’avevate installato su Snow Leopard, al momento dell’aggiornamento a Lion il proxy vi dirà che sta rifiutando ogni connessione.

Non so spiegarvi bene il perché di tutto ciò, ma il punto è: potete reinstallare Privoxy compilandolo dal codice sorgente e poi attivarlo su un normalissimo browser, proprio come avevate fatto su Snow Leopard. La procedura, tuttavia, è un pochino differente.

I requisiti sono:

  • MacPorts 2.0.3 o versione successiva
  • Xcode 3 o 4 (richiesto per installare MacPorts)
  • Privoxy 3.0.17
  • OS X 10.7, ovviamente :)

Note:

  1. MacPorts 2.0.3, paradossalmente, NON viene usato per installare Privoxy: difatti, se provate ad installarlo con il comando “sudo port install privoxy”, otterrete un “Error 1” che può essere risolto mediante un trucchetto che, tuttavia, non funziona sempre (con me non ha funzionato) – guardate questo ticket di MacPorts per ulteriori informazioni. MacPorts viene usato per disinstallare Privoxy “pulendo” tutta la configurazione precedente.
  2. Riguardo a Xcode, la versione 4 è a pagamento, ma funziona benissimo anche l’ultima release della versione 3 (mi sembra sia la 3.2.5) che è gratis e scaricabile dal sito della Apple. ATTENZIONE ATTENZIONE ! NON utilizzate Xcode scaricandolo dall’App Store perché non funzionerà. Difatti quella versione non installa delle funzionalità richieste da MacPorts, motivo per cui, se installerete Xcode dall’App Store, otterrete il seguente errore:

« Xcode is not installed, or was installed with UNIX development (10.5+) or Command Line (10.4+) disabled »

Passiamo dunque alla guida per installare Privoxy 3.0.17 su Mac OS X 10.7 “Lion”. I comandi da eseguire sul terminale sono indicati in grassetto.

Nota importante: se non avete tutte le dependencies (dipendenze, ossia i programmi richiesti da Privoxy) potete fare in modo che MacPorts li installi per voi con il seguente comando: “sudo port install privoxy“. Siate però coscienti che, alla fine, otterrete un errore di installazione e che in seguito dovrete utilizzare MacPorts per disinstallare Privoxy mediante il comando indicato al punto 1 della guida.

TUTTI I COMANDI VANNO ESEGUITI DAL TERMINALE CON PRIVILEGI DI ROOT
(eseguite pertanto un “sudo bash” e poi digitate i comandi se volete evitare di includere il sudo su ogni singola riga)

  1. “Uccidete” ;) tutti i processi Privoxy in esecuzione con “killall privoxy“. Ci sono tantissimi modi per farlo: in base al PID, da Monitoraggio Attività.. ma killall privoxy mi sembra la più veloce :D
  2. Una volta installati Xcode e MacPorts, eseguite il seguente comando: “sudo port uninstall privoxy“. Questo disinstalla i files di Privoxy installati sul vostro sistema ma NON le dependencies.
  3. Eseguite i seguenti comandi per pulire l’utente e il gruppo privoxy installati sul vostro sistema: “sudo dscl . delete /users/privoxy” e “sudo dscl . delete /groups/privoxy” (ATTENZIONE AL PUNTO, che è necessario!)
  4. Ahimè, avete cancellato l’utente e il gruppo privoxy ? Ora dovete ricrearlo! Eseguite pertanto i seguenti comandi:/usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -append /Groups/_privoxy RecordName privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy Password *
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy PrimaryGroupID 601
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Groups/_privoxy RealName “privoxy users” /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -append /Users/_privoxy RecordName privoxy
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy NFSHomeDirectory /var/empty
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy Password *
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy PrimaryGroupID 601
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy RealName “privoxy server”
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy UniqueID 601
    /usr/bin/dscl /Local/Default -create /Users/_privoxy UserShell /usr/bin/false
  5. Andate dunque nella directory di Privoxy con “cd <<Directory di Privoxy>>“, ad esempio “cd /Users/vostronome/Downloads/privoxy-3.0.17-stable” (N.B.: per questo comando non sono necessari privilegi di root ;) )
  6. Compilate la sorgente ed installatela, con i seguenti comandi:autoheader
    autoconf
    ./configure
    make
    sudo make -s install USER=privoxy GROUP=privoxy
  7. Benissimo! Se tutto è andato liscio, l’installazione di Privoxy riuscirà. Ma non è finita qui: Privoxy deve essere avviato. Potreste farlo a mano, ma è più facile lasciare che launchctl faccia questo lavoro per voi. Scaricate dunque questo file dal mio server:http://tyrexionibus.com/uploads/org.privoxy.pliste piazzatelo in /Library/LaunchDaemons

    ATTENZIONE! Il vostro utente, di default, NON ha i privilegi necessari per modificare la cartella LaunchDaemons: solo root ce l’ha. Pertanto per piazzare org.privoxy.plist dal Finder non loggando come root dovrete prima cliccare su “Ottieni informazioni” riguardo alla cartella LaunchDaemons, settare i privilegi del vostro utente su “Lettura e scrittura” e poi incollare il file. Vi consiglio VIVAMENTE di ri-settare i privilegi del vostro utente su “Sola lettura” alla fine perché quella cartella è.. diciamo.. un tantino importante ;)

  8. Tornate quindi nel terminale ed eseguite quindi questi comandi, sempre da root:sudo chown root:wheel /Library/LaunchDaemons/org.privoxy.plist
    sudo launchctl load /Library/LaunchDaemons/org.privoxy.plist
  9. Privoxy è installato e launchctl è programmato per lanciarlo in automatico all’avvio: RIAVVIATE IL VOSTRO MAC

Potete dunque cominciare ad utilizzare Privoxy, attivo all’indirizzo 127.0.0.1 porta 8118 (impostatelo come proxy server nel browser)

POST SCRIPTUM

  • Ricordate che Privoxy può essere utilizzato SOLO PER HTTP ED HTTPS ed, in particolare, non può essere utilizzato per FTP e SSL (non meravigliatevi, pertanto, se otterrete gli errori più vari utilizzandolo come proxy per questi protocolli)
  • Per verificare se Privoxy è attivo, aprite http://config.privoxy.org/ (comando abbreviato: http://p.p/); dovreste ottenere una finestra con scritto:« This is Privoxy on 127.0.0.1, port 8118, ENABLED »

… e ricordate anche che molta di questa guida è stata scritta grazie al contributo dell’utente Senza di lui non sarei riuscito ad installare Privoxy sul mio MacBook Pro e quindi non sarei riuscito a scrivere questa guida. GRAZIE HERMANN !

Postate pure i vostri commenti, sarò contento di leggerli e di aiutarvi a risolvere eventuali problemi!

Giacomo TYREXIONIBUS Stargiotti

;)

Modello GAP compilabile in formato PDF

Se vi è mai capitato di dover compilare un modello G.A.P. (Gare ed Appalti Pubblici), per partecipare ad una gara o ad un appalto indetto da un Ente pubblico, troverete strano che nel Web non ci sia nessun modulo di questo tipo compilabile in formato PDF.

Beh, qui entro in gioco io… perché ne ho appena creato uno :)

Giusto un paio di note prima di portarvi al link di download:

  1. Tutti i campi sono compilabili, inclusi i numeri di pagina: ciò significa che, se le pagine sono 6, dovrete indicare manualmente “Pagina 1 di 6”, “Pagina 2 di 6” eccetera… per ogni pagina che vorrete stampare. Questo perché, molto spesso, il GAP non viene compilato in tutti i suoi campi, bensì soltanto parzialmente – oppure avete la necessità di stampare pagine più volte. In questo caso non dovrete far altro che stampare le pagine più volte ed inserire manualmente i numeri di pagina, anche compilandoli via computer. Questo permette di creare modelli GAP con infinite pagine, anche se la procedura è un po’ brigosa.
  2. Il file è protetto: ciò significa che non potete modificarlo o salvare le modifiche (ad esempio se lo compilate e volete salvarlo), ma potete comunque riempire i campi e stamparlo in alta risoluzione. Questo per evitare che qualche furbacchione si prenda il merito di averlo creato :) (anche se certamente qualche aqer troverà il modo di sproteggerlo)

IMPORTANTE – NOTA DI COMPATIBILITÀ: Il file richiede Adobe Reader versione 7.0 o successiva
(ma si apre e si compila benissimo anche con Anteprima di OS X !!!)

È gradito il feedback… se avete trovato utile questo modulo sarei molto felice di sentirvelo dire :)

Giacomo Tyrexionibus Stargiotti

LINK AL DOWNLOAD –> http://tyrexionibus.com/uploads/Modello_GAP-C-VPD.pdf (si apre in una nuova finestra)

La Tassa di Concessione Governativa è illegittima anche per i privati! (Telefonia mobile)

Stando a quanto riportato nel permalink http://www.fiscoediritto.it/post.aspx?id=39a8c748-3db3-4995-a7c1-619bbd7c415f , la Tassa di Concessione Governativa per i cellulari è illegittima. Questo in quanto il Decreto Legislativo 259 dell’1 agosto 2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), secondo i giudici della Commissione Tributaria Regionale del Veneto (sentenza 05/01/11 del 10 gennaio 2011), avrebbe tacitamente spostato la fruizione del servizio di telefonia mobile dalla concessione al contratto. Così, mentre la concessione è qualcosa di statale e pertanto deve essere soggetta a tassazione, il contratto è qualcosa di totalmente privato e pertanto non deve essere soggetto a tassazione da parte dello Stato.

La stessa notizia è presente anche su Italia Oggi del 28 gennaio 2011.

Da notare anche (permalink http://www.fiscoediritto.it/post.aspx?id=b31c58f7-3be7-4eec-888f-1522061ba762 ) che la TCG, secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia (sentenza 133/01/10), non deve gravare sul concessionario del servizio (cioè sulle compagnie telefoniche) bensì sull’utente finale. In pratica, le compagnie telefoniche non pagano un centesimo di concessioni.

Secondo la medesima sentenza, il ritardato od omesso pagamento è sanzionabile anche nella misura del 30% dell’importo contestato e versato in ritardo, secondo quanto specificato dall’art. 13 del Decreto Legislativo 471 del 18 dicembre 1997.

Art. 13.
               Ritardati od omessi versamenti diretti
 1.  Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i
versamenti  in  acconto,  i  versamenti  periodici,  il versamento di
conguaglio  o  a  saldo  dell'imposta risultante dalla dichiarazione,
detratto  in  questi  casi  l'ammontare dei versamenti periodici e in
acconto,   ancorche'   non   effettuati,   e'   soggetto  a  sanzione
amministrativa  pari al trenta per cento di ogni importo non versato,
anche  quando,  in  seguito  alla correzione di errori materiali o di
calcolo  rilevati  in  sede di controllo della dichiarazione annuale,
risulti  una  maggiore  imposta  o  una  minore eccedenza detraibile.
Identica  sanzione  si applica nei casi di liquidazione della maggior
imposta  ai  sensi  degli  articoli  36-bis  e 36-ter del decreto del
Presidente  della  Repubblica  29  settembre 1973, n. 600, e ai sensi
dell'articolo  54-bis  del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre   1972,  n.  633.  ((Per  i  versamenti  riguardanti  crediti
assistiti  integralmente  da  forme  di  garanzia  reale  o personale
previste dalla legge o riconosciute dall'amministrazione finanziaria,
effettuati  con  un  ritardo  non  superiore  a  quindici  giorni, la
sanzione  di  cui  al  primo  periodo , oltre a quanto previsto dalla
lettera  a)  del  comma 1 dell'articolo 13 del decreto legislativo 18
dicembre 1997, n. 472, e' ulteriormente ridotta ad un importo pari ad
un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo)). ((3))
 2.  Fuori dei casi di tributi iscritti a ruolo, la sanzione prevista
al  comma  1 si applica altresi' in ogni ipotesi di mancato pagamento
di un tributo o di una sua frazione nel termine previsto.
 3.  Le  sanzioni  previste  nel  presente  articolo non si applicano
quando  i versamenti sono stati tempestivamente eseguiti ad ufficio o
concessionario diverso da quello competente.

Non sono ancora certo della retroattività della sentenza. Se fosse retroattiva, l’Agenzia delle Entrate dovrebbe rimborsare milioni di Euro ai privati per anni di tassazione illegittima.

Speriamo bene! :D

TPV-P87

Tyrexionibus