Vecchi moduli di raccomandata non ancora aggiornati

La posta ordinaria, come ben sapete, è stata abolita da anni. Eppure Poste Italiane, nel 2010, continua a distribuire moduli per raccomandate con la dicitura “Via aerea” anche per la raccomandata destinata all’Italia citando il servizio via aerea come opzionale a sovrapprezzo, quando invece oggigiorno questo metodo non lo è più ma è standard.

Ecco la scannerizzazione di un modulo che ho preso qualche giorno fa dall’ufficio postale:

Notate la dicitura “Via aerea” alla voce SERVIZI ACCESSORI RICHIESTI (che ho evidenziato).

In questa discussione se ne parla; vi anticipo che la risposta ad ogni domanda che potreste farmi è la seguente: “Quando hanno stampato i moduli per le nuove raccomandate, hanno copiato quelli vecchi senza pensarci“. Pensate che in alcuni è ancora riportata la dicitura Espresso delle raccomandate di 20 anni fa…

La mia battaglia contro Vodafone Omnitel N.V.

Liberarsi di una compagnia telefonica, in Italia, è un calvario. Ancor peggio se tale compagnia telefonica addebita consumi elevatissimi anche se non ci sono stati. In questa sezione racconterò la mia storia con Vodafone Omnitel N.V. , iniziata il 27 novembre 2007 e conclusasi il 18 dicembre 2010 (dopo ben 1117 giorni!) con un accredito a mio favore di quasi 3.000 Euro.

È una storia lunga. Se non avete voglia di leggerla tutta, vi anticipo i punti salienti:

  1. In data 27 novembre 2007 avevo sottoscritto un abbonamento “Vodafone Facile Medium”, al costo di 49 Euro mensili IVA inclusa, per usufruire di 400 minuti al mese verso tutti i numeri nazionali, 400 SMS al mese verso tutti i numeri nazionali più una connessione Internet illimitata (secondo quanto dichiarato da Vodafone stessa) sul telefono in uso, ossia un Nokia E90.
  2. In data 09 gennaio 2008 arrivò una spaventosa fattura di Euro 1.569,00 per dei non meglio specificati servizi (“Servizi Voce, Messaggistica e Dati”).
  3. Avendo la domiciliazione bancaria del conto telefonico (l’addebito sul conto bancario, in parole spicciole), essa venne subito revocata e cominciai a contestare la fattura indicata. Credevo sarebbe stato relativamente semplice.
  4. Quando la sfiga deve arrivare, arriva: in data 07 marzo 2008 arrivò un’altra fattura, stavolta di Euro 1.106,00 , sempre per i medesimi servizi.
  5. Avendo revocato la domiciliazione bancaria, Vodafone Omnitel N.V. affidò la mia pratica ad un’agenzia di recupero crediti esterna. Il tutto mentre era già in corso una contestazione, per cui alla prima se ne aggiunse una seconda!
  6. La storia continuò per mesi: Vodafone Omnitel N.V. contattò schiere di avvocati, agenzie di recupero crediti
  7. Venni a sapere che l’oggetto della contestazione era la connessione Internet, che contrariamente a quanto indicatomi da Vodafone stessa non era illimitata e pertanto, sempre secondo Vodafone, avevo effettuato dei consumi elevatissimi (e non meglio specificati).
  8. Mi resi conto che era in atto un vero e proprio raggiro: dichiarazioni mendaci, ambiguità del contratto, ma soprattutto che le telefonate e i messaggi erano perfettamente nella norma! L’unico – e ripeto: l’unico – oggetto della contestazione erano i dati scambiati attraverso la connessione Internet.
  9. Mi dichiarai disposto a pagare soltanto i regolari 49 Euro mensili e cominciai la mia battaglia.
  10. Mediante un processo di autodifesa e senza mai contattare nessun avvocato se non le Associazioni dei consumatori, in data 26 marzo 2010 ho ottenuto una nota di credito che annullava le fatture suddette, con una clausola: la Tassa di Concessione Governativa, ossia la tassa che il Fisco applica sugli abbonamenti ad uso privato (5,16 Euro/mese) sarebbe stata a mio carico.
  11. Nel novembre 2010 sono stato sanzionato dall’Agenzia delle Entrate (il Fisco) di 45,46 Euro per la Tassa di Concessione Governativa che Vodafone non aveva stornato. Ho così cominciato un’altra “battaglia”, sempre con il medesimo avversario.
  12. Mediante un altro processo di autodifesa, stavolta senza contattare nessuno ma semplicemente parlando con gli esperti del Fisco in materia di Concessioni Governative (che ringrazio cordialmente per la loro professionalità e coerenza), ho ottenuto in data 18 dicembre 2010 L’ANNULLAMENTO TOTALE DI OGNI SANZIONE A MIO CARICO!

La battaglia contro Vodafone Omnitel N.V. , pertanto, È COMPLETAMENTE VINTA.

Tutto quello che sto per scrivere è documentato dalle mie fatture e dalle lettere consegnate all’Agenzia delle Entrate, di cui allego una fotocopia (con i dati personali oscurati per la privacy). Pertanto, posso garantirvi che sto dicendo la verità.

Antefatto: prima del 27 novembre 2007, il mio utilizzo del cellulare avveniva mediante credito ricaricabile. Tuttavia, questo sistema era talmente poco adatto alle mie esigenze da avere tanti buchi quanto un colabrodo. In particolare, due erano le mie necessità: avere credito sempre disponibile e una connessione ad Internet funzionante e non troppo costosa, come sarebbe invece accaduto se avessi usato una ricaricabile (all’epoca: adesso la situazione è cambiata).

Cominciai a documentarmi sui vari tipi di abbonamento disponibili – perché sottoscrivere un abbonamento era l’unica soluzione plausibile date le mie esigenze – e scelsi quello che più si adattava alle mie necessità: Vodafone Facile Medium. Ero un “affezionato” (fra virgolette, perché ora ho cambiato decisamente idea) cliente Vodafone e mi ero sempre trovato bene con tale gestore. Pensai così di mantenere il rapporto di “fedeltà” sottoscrivendo un abbonamento della medesima azienda. Non mi resi conto che stava per cominciare una vera tortura.

Tornando a noi: tale abbonamento, stando a quanto dichiarato dai prospetti illustrativi e dalle parole dei vari promoter Vodafone sentiti in giro (tra cui il Servizio Clienti 190), fra l’altro tutti discordanti su certi importanti dettagli [già questo avrebbe dovuto insospettirmi ma ahimè, sono tutti così] tra cui, molto importante, il modo in cui il traffico GSM/GPRS/EDGE/UMTS (Internet) veniva calcolato, comprendeva le seguenti opzioni:

  • 400 minuti di chiamate verso tutti i telefoni nazionali, fissi e mobili
  • 400 SMS verso tutti i telefoni mobili nazionali
  • Connessione ad Internet: questa era la clausola a mio parere più ambigua; l’oggetto della stragrande maggioranza della futura contestazione. Avevo capito benissimo che era limitata, ma come il traffico dati venisse calcolato non era affatto chiaro! Chiesi così consiglio ad un Punto Vendita Vodafone, che non riporto per la privacy, che mi diede le impostazioni da usare per navigare in tranquillità e nel rispetto dei limiti.

Tutto sembrava andare per il verso: SMS regolari, chiamate regolari, traffico regolare… calma piatta, insomma. Tutto finché non arrivò, in data 09 gennaio 2008, una vera e propria salassata:

Prima fattura-salasso

I riferimenti personali (tranne nome e cognome), così come i riferimenti bancari e il numero della fattura, sono stati cancellati per la privacy. Così sarà fatto anche per gli altri documenti. Il documento è comunque veritiero in quanto riporta il mio nome e cognome, a garanzia di tutto quanto specificato.

Link dell’immagine scaricabile: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Fattura_salasso_1.png

Come potete vedere:

  1. La voce “Servizi Voce, Messaggistica e Dati” compone la maggior parte del traffico (1.266,10 Euro);
  2. Il conto telefonico era domiciliato presso una banca, mediante addebito su conto corrente bancario (che avevo appositamente aperto).

Immaginate il mio sconforto: revocai subito la domiciliazione e mi preparai al peggio.

Notate la voce “Tassa di Concessione Governativa (1 SIM)”, che spiegherò più avanti e che è importantissima ai fini della comprensione di questa vicenda.

Il peggio arrivò poco dopo – ossia in data 07 marzo 2008 – con un’altra salassata:

Fattura-salasso 2

Come vi faccio notare nuovamente, la voce maggiore era rappresentata da “Servizi Voce, Messaggistica e Dati”, stavolta per un totale di Euro 880,44 .

Notate di nuovo la voce “Tassa di Concessione Governativa (1 SIM)” e il metodo di pagamento “Bollettino postale”.

Essendo la domiciliazione bancaria, difatti, stata revocata, Vodafone stava ricorrendo ad un sistema insolito di pagamento: il bollettino postale, che mi era stato negato come modalità di pagamento ordinario in quanto avevo sottoscritto un abbonamento. Un aspetto molto importante che io considero ancora più oscuro ed ambiguo.

Vodafone Omnitel N.V. , mediante un’azienda di recupero crediti che non riporto per la privacy, cominciò a mandare avvisi di pagamento minacciandomi esplicitamente di adire le vie legali (27 luglio 2008). Io risposi con una raccomandata, altrettanto esplicita, dove contestai i seguenti punti:

  1. Le ricevute di ritorno degli SMS, secondo il mio punto di vista incluse nel canone di abbonamento, erano state tariffate a parte;
  2. La connessione ad Internet mediante il Punto di Accesso “Vodafone Internet” era stata tariffata a parte e invece Vodafone Omnitel sosteneva che soltanto quella avvenuta mediante il Punto di Accesso “Vodafone WAP” era stata inclusa nel canone di abbonamento.

Cominciò una storia infinita. Mi contattarono schiere di avvocati, agenzie di recupero crediti… di tutto. Mi preparai al peggio, ma al contempo rimasi fermo e convinto di tre sole cose:

  • Lotterò finché mi sarà possibile;
  • La mia difesa dovrà essere prevalentemente autodifesa: se possibile, non spenderò mai un centesimo in cause e vie legali;
  • Pagherò solo se sarà dimostrato che ho effettuato ogni byte di traffico e ogni fattura dovrà essere oggetto di una contrattazione.

In altre parole, pagherò quello che Vodafone avrà il diritto di avere.

(Notate che il traffico voce e dati era stato effettuato ed io, infatti, mi ero dichiarato disposto a versare i 49 Euro mensili. Ma solo quelli)

E così è stato. Vi risparmierò le lettere degli avvocati e delle agenzie di recupero crediti, perché sono del tutto superflue in questo contesto. Difatti non hanno fatto altro che mettermi in ansia ed agitarmi.

Passiamo dunque alla descrizione dei fatti.

Presi le seguenti iniziative:

  1. Cominciai a spulciare i vari Decreti Legislativi (i più importanti sono il 196/2003 ed il 206/2005) riguardo ai miei diritti di consumatore ed utente finale di telefonia mobile;
  2. Contattai tutte le Associazioni dei consumatori con riferimenti precisi ad articoli e comma dei vari Decreti Legislativi citati sopra.

La faccenda andò avanti sino al 26 marzo 2010, quando ricevetti, del tutto inaspettatamente e senza alcun preavviso, le seguenti note di credito che stornavano (annullavano) tutto il consumo effettuato nelle fatture scannerizzate sopra.

Ecco le due note di credito:

Link 1: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Nota_credito_1.png

Nota di credito 1

Link 2: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Nota_credito_2.png

Nota di credito 2

Come potete notare:

  1. La corrispondenza con le fatture indicate sopra esiste: le date sono le medesime;
  2. L’importo corrisponde esattamente, meno la Tassa di Concessione Governativa.

Questa è la parte, a mio parere, più interessante. Provate a fare i conti:

  • La prima fattura era di 1.569,00 e la prima nota di credito di 1.548,36 . La differenza è: 20,64 ;
  • La seconda fattura era di 1.106,00 e la seconda nota di credito di 1.095,68 . La differenza è 10,32 .

Mi si potrebbe dire: la Tassa di Concessione Governativa va pagata. E invece, inaspettatamente, non è così.

Piccola descrizione della Tassa di Concessione Governativa: è una tassa prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 641 del 26 ottobre 1972 e va aggiunta a tutti gli abbonamenti ad uso privato.

Tutte le compagnie telefoniche, pertanto, aggiungono alla bolletta un importo pari ad Euro 5,16 per uso privato (consumatori) oppure 12,91 per uso affari (business/aziendale). Esiste una sentenza della Commissione Tributaria che sancisce che i gestori di telefonia mobile non sono soggetti alla T.C.G. . In altre parole è un importo che voi pagate allo Stato, così come sancito da un’altra sentenza – sempre di una Commissione Tributaria –, la quale sancisce che la T.C.G. deve gravare esclusivamente sull’utente finale.

(Alla fine di questa storia descriverò infine una ulteriore sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto che afferma che la T.C.G. (ve lo anticipo) è illegittima in ogni caso. Purtroppo questa sentenza è del 2011 e la mia storia si è conclusa nel 2010, ergo non ho potuto applicarla nel mio caso. Ma non mi è servita, perché – come potrete vedere nei prossimi capoversi – alla fine non ho dovuto pagare un centesimo)

Attenzione, però: la Tassa di Concessione Governativa non è assolutamente una tassa di possesso sul cellulare.

Vodafone ha annullato tutti i consumi delle sopracitate bollette, perché non sono stati effettuati. Ne consegue che io non debba pagare nessuna tassa, né al Fisco né tantomeno a Vodafone.

La conclusione è che Vodafone non ha altro che torto marcio quando afferma “La Tassa di Concessione Governativa verrà recuperata dall’Agenzia delle Entrate competente“, così come specificato nelle note di credito.

Però ha provato a segnalarmi e difatti, a novembre 2010, ecco arrivare il presente avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate (il Fisco), del tutto previsto e atteso:

Sanzionamento

Me l’aspettavo. Sapete cos’ho fatto? Semplice: sono andato di persona all’Agenzia delle Entrate a consegnare la prova dell’avvenuto storno (le note di credito) e ho dimostrato, mediante le lettere che vi farò vedere tra pochissimo, che non ero intenzionato a versare nemmeno un centesimo e che quella Tassa, nel caso, l’avrebbe dovuta pagare Vodafone.

Ecco la prima lettera consegnata all’Agenzia delle Entrate e spedita, per conoscenza, a Vodafone:

Prima lettera

Il destino ha voluto che lo stesso giorno, ossia il 23 novembre 2010, un’altra persona con il mio stesso identico problema (consumi stornati e sanzione del Fisco) si fosse presentata all’Agenzia delle Entrate chiedendo l’annullamento della Tassa di Concessione Governativa. Immaginate la sorpresa: Vodafone aveva segnalato un’altra persona e, mi è venuto da pensare, chissà quante altre!

A questo punto sono stato indirizzato all’esperta di telefonia mobile, che ha ribadito quel che io già mi aspettavo, cioè che la T.C.G. non è una tassa di possesso sul cellulare.

Sono così tornato nuovamente, il medesimo giorno, a consegnare una seconda istanza di autotutela (spiegherò più avanti in cosa consiste):

Seconda lettera

L’autotutela nella pubblica amministrazione è quell’insieme di comportamenti per cui la pubblica amministrazione risolve ogni conflitto autonomamente (auto–tutela). I conflitti possono essere i più vari. In sostanza, se avete letto l’atto sanzionatorio, avrete notato la seguente sezione:

“È ammesso ricorso alla Commissione Tributaria […] versando una marca da bollo di 14,62 Euro”

il che è totalmente assurdo, perché su 45,46 Euro di sanzione una marca da bollo di 14,62 avrebbe trasformato un’eventuale vittoria in una vittoria di Pirro: la marca da bollo, difatti, avrebbe costituito un terzo della sanzione.

Con l’autotutela, invece, non c’è bisogno di alcuna marca da bollo poiché, secondo le seguenti Leggi, che è bene citare ogniqualvolta si presenta un’istanza del genere:

  • Art. 68 D.P.R. 27 marzo 1992, n. 287;
  • Art. 2-quater D.L. 30 settembre 1994, n. 564;
  • Art. 54, comma 8, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633;
  • Art. 3, comma 6, D.L. 15 settembre 1990, n. 2;
  • D.M. 11 febbraio 1997, n. 37

nonché la Legge 7 agosto 1990, n. 241 che tratta la trasparenza degli atti amministrativi, l’istanza può essere presentata in carta semplice.

Siamo all’epilogo. In data odierna ho ricevuto il presente avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate di annullamento di ogni sanzione a mio carico:

Questo vi deve insegnare che:

  • Non sempre le compagnie telefoniche hanno ragione;
  • Il Fisco, a sua volta, non ha sempre ragione;
  • I paradossi esistono, ma si combattono con i fatti.

Il paradosso, come già specificato, consisteva nel pagare 14,62 Euro di bollo su 45,46 Euro di sanzioni. I fatti, e la Legge una volta tanto, mi hanno dato ragione del tutto non facendomi pagare nemmeno quel bollo.

Liberarsi di una compagnia telefonica, in Italia, è un calvario. Perderebbe la pazienza un santo! Io ho dovuto aspettare 1117 giorni per ricevere l’ultimo avviso di annullamento delle sanzioni e concludere così la storia iniziata più di 2 anni prima. L’ITALIA È UN PAESE CHE DA QUESTO PUNTO DI VISTA MI FA VENIRE I BRIVIDI e questa lotta, conclusasi a mio favore, vuole dimostrarvi sempre e solo una cosa:

LA BUROCRAZIA SI COMBATTE CON LA BUROCRAZIA

Se qualche maledetto burocrate vi fornisce un foglio dicendo che dovete pagare… fornitegliene il decuplo a prova contraria!

(Per la vostra curiosità, il mio fascicolo su questa faccenda consta di più di 100 pagine)

Ringrazio le Associazioni dei Consumatori e l’Agenzia delle Entrate per tutto il sostegno morale e l’aiuto materiale che mi hanno fornito nel combattere la mia battaglia.

Come promesso, vi illustro la sentenza che afferma l’illegittimità della Tassa di Concessione Governativa: è la numero 05/01/11 della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, successiva alla numero 04/16/11 sempre della medesima C.T.R. . Riporta, in sostanza, che il servizio di telefonia mobile è passato dalla concessione statale all’appalto privato e, pertanto, non deve essere soggetto a tassazione da parte dello Stato stesso. Il testo sancisce:

“Si deve dunque ribadire che, poiché la T.C.G. va corrisposta là dove la Legge imponga come obbligatoria una concessione o una autorizzazione per l’esercizio di una determinata attività, mentre l’attività di chi detiene e si serve di un telefono portatile sulla base di un contratto con una società fornitrice di servizi di telefonia mobile non è sottoposta alla Legge ad alcun tipo di provvedimento amministrativo concessorio o autorizzativo, sia pure implicito, non vi è più il presupposto per l’applicazione della tassa sulle concessioni governative, che quindi non è dovuta

(Sentenza 04/16/11, C.T.R. Veneto)

 

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Giacomo TYREXIONIBUS Stargiotti

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Buoni di risposta internazionale: Poste Italiane non sa nemmeno cosa siano

Con questo articolo voglio redigere una piccola enciclopedia del buono di risposta internazionale, o coupon-réponse international o ancora international reply coupon (sigle CRI, IRC e varie altre).

Innanzitutto, perché questo articolo? Semplice: in primis perché sono qualcosa di estremamente utile (specialmente se spedite molte lettere all’estero come il sottoscritto), ma soprattutto perché rientrano in un servizio postale universale (e che pertanto dovrebbe essere disponibile nei confronti dell’intera Comunità), ma in Poste Italiane non sanno neppure di cosa si tratti !

Cos’è un buono di risposta internazionale? Un buono di risposta internazionale è una carta-valori, delle dimensioni di un assegno un po’ maggiorato, il cui nome ufficiale all’interno dell’Unione Postale Universale è mod. CN 01 . I pochi impiegati delle Poste che lo conoscono lo chiamano semplicemente “coupon”.

A cosa serve ? La sua funzione è estremamente utile: permette infatti di pagare la risposta ad una lettera anche se spedita all’estero. Tutto nacque da un problema noto fin dalla nascita delle Poste, ovvero: se io spedissi una lettera all’estero e volessi pagare la risposta al destinatario (dimodotale che egli non debba pagare nulla per rispondermi)… come dovrei fare? Viene istintivo dire che basterebbe mettere dei francobolli nella busta! Tuttavia questa soluzione sarebbe valida soltanto all’interno del Paese dove si spedisce la lettera, poiché i francobolli hanno valore soltanto nel Paese di emissione: in altre parole, un eventuale mittente italiano non potrebbe includere francobolli italiani per pagare la risposta ad un destinatario statunitense. I coupon sono nati per questo: sono una sorta di “francobollo universale”, o meglio dire dei valori controaffrancanti. Ovvero: mettendo un coupon in una busta e spedendolo insieme alla mia lettera il destinatario, recandosi in un qualsiasi ufficio postale (obbligato, in forza ad una convenzione internazionale, ad adempiere a questo compito), avrà la possibilità di scambiare il coupon con il numero equivalente di francobolli per un invio prioritario aereo standard (20 grammi di peso) non raccomandato per un qualsiasi Paese estero! In parole più semplici, la classica posta prioritaria (non raccomandata). Quindi, se io ricevessi un coupon dagli Stati Uniti, qualsiasi ufficio postale sarebbe obbligato a cambiarmelo con un numero di francobolli sufficiente a spedire una lettera prioritaria per via aerea verso l’estero. Nota bene: verso l’estero, non solo verso gli Stati Uniti! Questa è la particolarità dei coupon: coprono i costi di un invio standard verso qualsiasi Paese, non soltanto quello di provenienza. Tutti sanno che Poste Italiane applica tariffe differenti per un invio, ad esempio, in Africa o in Australia. Ebbene, un coupon mi permetterebbe di inviare una lettera di peso non superiore a 20 grammi, non raccomandata, per via aerea in un qualsiasi Paese del mondo, indifferentemente da quello di ricezione!

Questo significa che i coupon equivalgono a francobolli validi ovunque nel Mondo, e pertanto sono carte-valori molto speciali: vedremo più avanti altre loro caratteristiche.

Una curiosità: questi coupon originarono lo “schema Ponzi” che Charles Ponzi, immigrato italiano che viveva negli Stati Uniti d’America, utilizzò per mettere in piedi una truffa milionaria ai danni di migliaia di investitori, con un sistema molto astuto che però collassò molto presto.

Detto questo… come ci si procura un coupon?

Qui viene il bello: come ho già specificato, si tratta di servizi postali universali, e pertanto (in linea molto teorica, leggasi utopistica) ogni ufficio postale dovrebbe essere in grado di emetterne. Ma si tratta di pura utopia, poiché – data la loro scarsissima diffusione – sono disponibili soltanto negli Uffici Filatelici delle maggiori città italiane. Poste Italiane non sa nemmeno cosa siano, come testimoniato dalla mia esperienza sia con il call center 803.160 che con il “Customer Care” via email.

Primo tentativo: chiamo l’803.160 e, dopo aver atteso ben 16 minuti (tempi davvero vergognosi per un servizio pubblico) pongo la seguente, testuale domanda all’operatrice, facendo il “finto tonto” –>

È possibile ottenere un servizio tale da pagare la risposta ad un destinatario se esso si trova all’estero? Ne avrei bisogno.

La risposta secca è stata:

Assolutamente, non è possibile!

Ho quindi fatto notare all’operatrice che Poste Italiane, quale gestore di servizio postale universale, ha sottoscritto una convenzione che obbliga l’Azienda a dotarsi dei coupon di cui sopra. La risposta è stata:

Provo a cercare… ehm… non trovo nulla! Provi a mandare un’email al customer care.

Potete immaginare il risultato: nessuna risposta ricevuta via email, dai primi di dicembre 2010 ad oggi (il che totalizzerebbe quasi 490 giorni di totale silenzio da parte del Customer Care).

Chi fa da se, fa per tre: ho quindi cominciato a cercarli da solo.

La mia esperienza mi ha insegnato che i casi possibili sono soltanto due: 1) parlare con l’Ufficio Filatelico di una grandissima città (capoluoghi di regione) oppure 2) beccare l’impiegato delle Poste che conosca il coupon.

Io sono stato fortunato e, dopo una ricerca non poco faticosa, ho beccato un’impiegata che era in Poste da parecchio tempo (veramente parecchio) tale da essere stata indottrinata con la nozione di “coupon-réponse international”. Come ho potuto constatare, difatti, un tempo bisognava conoscere la posta in generale prima di entrare a far parte… delle Poste. Oggi, invece, con i contratti a progetto che imperversano e nonostante per entrare in Poste Italiane sia richiesta la laurea, questi servizi un po’ di nicchia sono stati completamente abbandonati. Non c’è infatti traccia dei coupon nemmeno sul sito di Poste Italiane.

Per farla corta, il contatto telefonico o via telefax con qualsiasi UP è totalmente impossibile: non risponde nessuno, oppure alzano la cornetta e la buttano giù subito dopo. L’arma che dovete usare è l’insistenza: dovete chiedere di parlare con il direttore dell’ufficio, che sicuramente saprà di cosa stiate parlando se gli pronunciate il nome “coupon”.

A quel punto, chiedetegli di ordinarne una quantità a vostro piacimento specificandone il valore: i meno costosi vengono infatti 1,29€ , ma ce ne sono anche di valore maggiore che permettono di spedire raccomandate o addirittura posta celere.

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Siamo giunti quasi al termine di questo articolo. Supponiamo quindi che vogliate sapere come figura un coupon. Beh… ne esistono di vari stampi, dal 1906 (anno in cui furono creati dall’UPU) fino al 2009, anno di creazione dell’ultimo modello “Nairobi”. Hanno tutti validità limitata, solitamente 4 anni: ad esempio il coupon Nairobi del 2009 può essere scambiato fino al 31/12/2013 . Ma attenzione: dopo la scadenza del termine varrà molto più che il suo valore nominale, per cui conservateli con cura! :)

Un coupon non è altro, come già detto, che un maxi-assegno che deve riportare obbligatoriamente almeno 3 elementi: lo spazio per il timbro di convalida dell’ufficio postale di emissione (facoltativo, ma che ne aumenta il valore nel tempo); il logo dell’UPU in ologramma e lo spazio per il timbro di annullo dell’ufficio postale di destinazione. Può contenere inoltre la bandiera del Paese di emissione, facoltativa ma, dato che è in edizione limitata, che aumenta notevolmente il valore nel tempo.

Bando alle ciance… et voilà, eccovi un coupon modello Nairobi in versione scannerizzata. Il codice a barre, così come il suo valore letterale, è stato oscurato.