L’IVA sui pacchi postali spiegata

Dal 24 agosto 2010, come avrete potuto notare, le tariffe dei pacchi postali sono aumentate del 20% ed inoltre non è più possibile spedire pacchi e lettere celeri (Postacelere 1 Plus) già affrancati – ossia non è più possibile pagare in francobolli.

Questo articolo vi spiega il perché.

La motivazione è da ricercarsi nel fatto che il servizio di spedizione pacchi e lettere celeri è stato liberalizzato e come tale deve essere assoggettato all’IVA; difatti qualsiasi privato può effettuarlo. Non è più necessario, pertanto, rivolgersi alle Poste per spedire un pacco o una lettera celere: possono farlo anche le cosiddette “poste private”.

Andiamo con calma e ricostruiamo i fatti…

La situazione prima del 22 maggio 2010

Prima del 22 maggio 2010, il servizio posta celere e pacchi poteva essere effettuato in regime di esenzione di IVA soltanto dall’Ente postale statale: Poste Italiane in Italia, Royal Mail nel Regno Unito.

(Cito Royal Mail perché è molto importante ai fini della comprensione di questa vicenda)

La legge 73 del 22 maggio 2010, che ha recepito la sentenza nr. 357/07 del 23 aprile 2009 della Corte di Giustizia Europea trattante la causa “Royal Mail vs TNT Post“, ha modificato il DPR 633 del 26 ottobre 1972 (Istituzione e disciplina dell’Imposta sul Valore Aggiunto – la famosa IVA) che spiegava quali servizi erano assoggettati ad IVA e quali non.

Prima del 22 maggio 2010, il DPR 633/1972 citava (articolo 10, comma 1, numero 16):

«Sono esenti da imposta:»

16) Le prestazioni relative ai servizi postali

Con la legge 73/2010, tale capoverso è stato sostituito dal seguente:

16) Le prestazioni del servizio postale universale, nonché le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a queste accessorie, effettuate dai soggetti obbligati ad assicurarne l’esecuzione

La distinzione è fondamentale. Distinguere i “servizi postali” dai “servizi postali universali” significa che soltanto i servizi postali universali non debbono pagare l’IVA; gli altri (i non universali) sono soggetti all’imposta nella misura del 20%.

La sentenza 357/07 del 23 aprile 2009 ha eliminato il servizio pacchi e posta celere dalla dicitura «universale»: ha riconosciuto che non è universale – ossia effettuabile soltanto dall’Ente postale statale – bensì lo ha privatizzato rendendolo effettuabile da chiunque. Pertanto tale servizio, essendo stato privatizzato, deve essere assoggettato all’IVA, nella misura appunto del 20%. Questa è la motivazione ufficiale in base alla quale:

  • I pacchi postali ed il servizio posta celere sono aumentati del 20% nel prezzo: il 20% è proprio la misura dell’imposta sul valore aggiunto (IVA);
  • Non è più possibile pagare in francobolli i pacchi ed il servizio posta celere; questo in quanto i francobolli non sono ivati e pertanto ci sarebbe un problema nel recuperare l’IVA nel caso in cui si potesse utilizzare il francobollo come mezzo di pagamento di tali prestazioni;
  • Non è più possibile spedire pacchi già affrancati: questa è la medesima motivazione precedente detta soltanto in altre parole.

Se si potesse pagare in francobolli un pacco si creerebbe inoltre una disparità tra i privati ed il servizio designato dallo Stato (Poste Italiane, nello specifico).

La sentenza 357/07: la situazione dopo il 22 maggio 2010

La sentenza 357/07 riguarda Royal Mail (il servizio postale statale del Regno Unito) contro TNT Post (un servizio postale privato anglosassone). In tale sentenza è contenuta la risoluzione al conflitto creatosi tra i due. Da un lato, difatti, vi era Royal Mail che operava in regime di esenzione dall’IVA (VAT in inglese, ovvero Value Added Tax); dall’altro TNT Post che era invece tenuto alla corrispondenza dell’IVA (o meglio della VAT) per i medesimi servizi.

L’Unione Europea ha deciso di tassare entrambi risolvendo così il conflitto a posteriori ma creando un malcontento popolare enorme, tant’è che dal 24 agosto 2010 (data in cui anche l’Italia ha recepito tale risoluzione) i prezzi delle prestazioni specificate sopra sono stati ivati.

Per chi fosse curioso, il testo della sentenza è:

Nondimeno la Corte precisa che non tutte le prestazioni di servizi effettuate dai servizi pubblici postali sono esentate, indipendentemente dalla loro natura intrinseca. Soltanto le prestazioni di servizi effettuate dai servizi pubblici postali in quanto tali, nella loro stessa qualifica di servizio postale universale, sono esentate. Le prestazioni di servizi le cui condizioni siano state negoziate individualmente sono escluse dall’esenzione.

Potete contattare la dottoressa Estella Cigna Angelidis dell’Unione Europea al numero 00352 4303 2582 per ulteriori informazioni.

Il testo della legge 73 del 22 maggio 2010 è inoltre disponibile all’indirizzo http://tyrexionibus.com/uploads/Legge_73_22_05_2010.pdf .

La modulistica utilizzata dallo Stato italiano

Vi siete mai chiesti come figuri il modulario cartaceo con cui Napolitano firma gli atti aventi valore di legge ? Beh, con questa sezione… lo scoprirete. Sono difatti venuto in “possesso” della scannerizzazione di un modulario (mod. 67) dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ossia l’ente che stampa tutta la modulistica statale (incluse patenti, titoli di Stato et cetera).

Diamo quindi un’occhiata a questo modulo, che occupa 14.7 MB e che potete scaricare tranquillamente dal mio sito all’indirizzo:

http://www.tyrexionibus.com/DL31052010n78/DL31052010n78_orig.pdf

L’incipit

Se siete mai stati su Normattiva (il portale che permette di consultare il testo di tutte le leggi vigenti) oppure vi intendete di linguaggio burocratico, saprete bene che ogni atto avente forza di legge inizia più o meno così:

Il Presidente della Repubblica, VISTI gli articoli X ed Y della Costituzione, SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri […] E M A N A il seguente decreto legislativo : […]

Ebbene, anche questo decreto-legge scannerizzato, che altro non è che il decreto-legge 78/2010, inizia proprio così ovvero:

 

Questo ci permette di capire i font ufficiali usati dallo Stato italiano.

(Notate la dicitura “mod 67” in alto a dx e “modulario promiscuo – 7″ in alto a sx”)

Andiamo avanti con la prossima pagina:

 

Qui viene la parte più interessante. Le pagine seguenti, così come questa, sono riempite soltanto a metà: l’altra metà è lasciata intenzionalmente vuota con una tabella. Forse significa che, in caso di correzione, non andrebbe scritto tutto di nuovo ma si potrebbe apporre un emendamento. Chissà. Notiamo infine il timbro della Repubblica ed una incomprensibile firma in basso a sx.

Passiamo ora alla parte finale:

 

Questa è la parte più ufficiale del Decreto: la dicitura storica utilizzata per dargli quel carattere di ufficialità. La versione completa è:

Il presente Decreto, munito del gran sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta Ufficiale degli Atti Normativi della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di rispettarlo e di farlo rispettare. Dato a Roma, addì [data]

Nota storica: la dicitura originale risale al Regno d’Italia ed è stata ereditata dal Regno di Sardegna. Il testo con il quale Vittorio Emanuele proclamò il Regno d’Italia fu:

«Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme […], il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli Atti del governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato»

(citazione tratta da Wikipedia)

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