Modello GAP compilabile in formato PDF

Se vi è mai capitato di dover compilare un modello G.A.P. (Gare ed Appalti Pubblici), per partecipare ad una gara o ad un appalto indetto da un Ente pubblico, troverete strano che nel Web non ci sia nessun modulo di questo tipo compilabile in formato PDF.

Beh, qui entro in gioco io… perché ne ho appena creato uno :)

Giusto un paio di note prima di portarvi al link di download:

  1. Tutti i campi sono compilabili, inclusi i numeri di pagina: ciò significa che, se le pagine sono 6, dovrete indicare manualmente “Pagina 1 di 6”, “Pagina 2 di 6” eccetera… per ogni pagina che vorrete stampare. Questo perché, molto spesso, il GAP non viene compilato in tutti i suoi campi, bensì soltanto parzialmente – oppure avete la necessità di stampare pagine più volte. In questo caso non dovrete far altro che stampare le pagine più volte ed inserire manualmente i numeri di pagina, anche compilandoli via computer. Questo permette di creare modelli GAP con infinite pagine, anche se la procedura è un po’ brigosa.
  2. Il file è protetto: ciò significa che non potete modificarlo o salvare le modifiche (ad esempio se lo compilate e volete salvarlo), ma potete comunque riempire i campi e stamparlo in alta risoluzione. Questo per evitare che qualche furbacchione si prenda il merito di averlo creato :) (anche se certamente qualche aqer troverà il modo di sproteggerlo)

IMPORTANTE – NOTA DI COMPATIBILITÀ: Il file richiede Adobe Reader versione 7.0 o successiva
(ma si apre e si compila benissimo anche con Anteprima di OS X !!!)

È gradito il feedback… se avete trovato utile questo modulo sarei molto felice di sentirvelo dire :)

Giacomo Tyrexionibus Stargiotti

LINK AL DOWNLOAD –> http://tyrexionibus.com/uploads/Modello_GAP-C-VPD.pdf (si apre in una nuova finestra)

Short URL: http://bit.ly/1NNdHIN
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L’IVA sui pacchi postali spiegata

Dal 24 agosto 2010, come avrete potuto notare, le tariffe dei pacchi postali sono aumentate del 20% ed inoltre non è più possibile spedire pacchi e lettere celeri (Postacelere 1 Plus) già affrancati – ossia non è più possibile pagare in francobolli.

Questo articolo vi spiega il perché.

La motivazione è da ricercarsi nel fatto che il servizio di spedizione pacchi e lettere celeri è stato liberalizzato e come tale deve essere assoggettato all’IVA; difatti qualsiasi privato può effettuarlo. Non è più necessario, pertanto, rivolgersi alle Poste per spedire un pacco o una lettera celere: possono farlo anche le cosiddette “poste private”.

Andiamo con calma e ricostruiamo i fatti…

La situazione prima del 22 maggio 2010

Prima del 22 maggio 2010, il servizio posta celere e pacchi poteva essere effettuato in regime di esenzione di IVA soltanto dall’Ente postale statale: Poste Italiane in Italia, Royal Mail nel Regno Unito.

(Cito Royal Mail perché è molto importante ai fini della comprensione di questa vicenda)

La legge 73 del 22 maggio 2010, che ha recepito la sentenza nr. 357/07 del 23 aprile 2009 della Corte di Giustizia Europea trattante la causa “Royal Mail vs TNT Post“, ha modificato il DPR 633 del 26 ottobre 1972 (Istituzione e disciplina dell’Imposta sul Valore Aggiunto – la famosa IVA) che spiegava quali servizi erano assoggettati ad IVA e quali non.

Prima del 22 maggio 2010, il DPR 633/1972 citava (articolo 10, comma 1, numero 16):

«Sono esenti da imposta:»

16) Le prestazioni relative ai servizi postali

Con la legge 73/2010, tale capoverso è stato sostituito dal seguente:

16) Le prestazioni del servizio postale universale, nonché le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a queste accessorie, effettuate dai soggetti obbligati ad assicurarne l’esecuzione

La distinzione è fondamentale. Distinguere i “servizi postali” dai “servizi postali universali” significa che soltanto i servizi postali universali non debbono pagare l’IVA; gli altri (i non universali) sono soggetti all’imposta nella misura del 20%.

La sentenza 357/07 del 23 aprile 2009 ha eliminato il servizio pacchi e posta celere dalla dicitura «universale»: ha riconosciuto che non è universale – ossia effettuabile soltanto dall’Ente postale statale – bensì lo ha privatizzato rendendolo effettuabile da chiunque. Pertanto tale servizio, essendo stato privatizzato, deve essere assoggettato all’IVA, nella misura appunto del 20%. Questa è la motivazione ufficiale in base alla quale:

  • I pacchi postali ed il servizio posta celere sono aumentati del 20% nel prezzo: il 20% è proprio la misura dell’imposta sul valore aggiunto (IVA);
  • Non è più possibile pagare in francobolli i pacchi ed il servizio posta celere; questo in quanto i francobolli non sono ivati e pertanto ci sarebbe un problema nel recuperare l’IVA nel caso in cui si potesse utilizzare il francobollo come mezzo di pagamento di tali prestazioni;
  • Non è più possibile spedire pacchi già affrancati: questa è la medesima motivazione precedente detta soltanto in altre parole.

Se si potesse pagare in francobolli un pacco si creerebbe inoltre una disparità tra i privati ed il servizio designato dallo Stato (Poste Italiane, nello specifico).

La sentenza 357/07: la situazione dopo il 22 maggio 2010

La sentenza 357/07 riguarda Royal Mail (il servizio postale statale del Regno Unito) contro TNT Post (un servizio postale privato anglosassone). In tale sentenza è contenuta la risoluzione al conflitto creatosi tra i due. Da un lato, difatti, vi era Royal Mail che operava in regime di esenzione dall’IVA (VAT in inglese, ovvero Value Added Tax); dall’altro TNT Post che era invece tenuto alla corrispondenza dell’IVA (o meglio della VAT) per i medesimi servizi.

L’Unione Europea ha deciso di tassare entrambi risolvendo così il conflitto a posteriori ma creando un malcontento popolare enorme, tant’è che dal 24 agosto 2010 (data in cui anche l’Italia ha recepito tale risoluzione) i prezzi delle prestazioni specificate sopra sono stati ivati.

Per chi fosse curioso, il testo della sentenza è:

Nondimeno la Corte precisa che non tutte le prestazioni di servizi effettuate dai servizi pubblici postali sono esentate, indipendentemente dalla loro natura intrinseca. Soltanto le prestazioni di servizi effettuate dai servizi pubblici postali in quanto tali, nella loro stessa qualifica di servizio postale universale, sono esentate. Le prestazioni di servizi le cui condizioni siano state negoziate individualmente sono escluse dall’esenzione.

Potete contattare la dottoressa Estella Cigna Angelidis dell’Unione Europea al numero 00352 4303 2582 per ulteriori informazioni.

Il testo della legge 73 del 22 maggio 2010 è inoltre disponibile all’indirizzo http://tyrexionibus.com/uploads/Legge_73_22_05_2010.pdf .

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La modulistica utilizzata dallo Stato italiano

Vi siete mai chiesti come figuri il modulario cartaceo con cui Napolitano firma gli atti aventi valore di legge ? Beh, con questa sezione… lo scoprirete. Sono difatti venuto in “possesso” della scannerizzazione di un modulario (mod. 67) dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ossia l’ente che stampa tutta la modulistica statale (incluse patenti, titoli di Stato et cetera).

Diamo quindi un’occhiata a questo modulo, che occupa 14.7 MB e che potete scaricare tranquillamente dal mio sito all’indirizzo:

http://www.tyrexionibus.com/DL31052010n78/DL31052010n78_orig.pdf

L’incipit

Se siete mai stati su Normattiva (il portale che permette di consultare il testo di tutte le leggi vigenti) oppure vi intendete di linguaggio burocratico, saprete bene che ogni atto avente forza di legge inizia più o meno così:

Il Presidente della Repubblica, VISTI gli articoli X ed Y della Costituzione, SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri […] E M A N A il seguente decreto legislativo : […]

Ebbene, anche questo decreto-legge scannerizzato, che altro non è che il decreto-legge 78/2010, inizia proprio così ovvero:

 

Questo ci permette di capire i font ufficiali usati dallo Stato italiano.

(Notate la dicitura “mod 67” in alto a dx e “modulario promiscuo – 7″ in alto a sx”)

Andiamo avanti con la prossima pagina:

 

Qui viene la parte più interessante. Le pagine seguenti, così come questa, sono riempite soltanto a metà: l’altra metà è lasciata intenzionalmente vuota con una tabella. Forse significa che, in caso di correzione, non andrebbe scritto tutto di nuovo ma si potrebbe apporre un emendamento. Chissà. Notiamo infine il timbro della Repubblica ed una incomprensibile firma in basso a sx.

Passiamo ora alla parte finale:

 

Questa è la parte più ufficiale del Decreto: la dicitura storica utilizzata per dargli quel carattere di ufficialità. La versione completa è:

Il presente Decreto, munito del gran sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta Ufficiale degli Atti Normativi della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di rispettarlo e di farlo rispettare. Dato a Roma, addì [data]

Nota storica: la dicitura originale risale al Regno d’Italia ed è stata ereditata dal Regno di Sardegna. Il testo con il quale Vittorio Emanuele proclamò il Regno d’Italia fu:

«Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme […], il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli Atti del governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato»

(citazione tratta da Wikipedia)

Il presente articolo di Tyrexionibus.com ha numero progressivo: 113

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Il rapporto OpenDNS sui siti più “bloccati” del Pianeta

Come ogni anno, la società OpenDNS (leader mondiale nel servizio di Domain Name Service) rilascia il suo rapporto annuale sui siti che più lo riguardano. Per chi non lo sapesse, OpenDNS è un servizio che permette di creare un vero e proprio filtro sui siti visitati da un determinato computer. È utilizzato non solo da aziende (per evitare che i propri dipendenti sprechino tempo giocando online oppure chattando), ma anche da privati (per evitare, ad esempio, l’utilizzo illecito della pornografia da parte dei minori). Viene altresì utilizzato per evitare i fenomeni di phishing, eliminando il problema all’origine: evitando che detti siti vengano visitati.

Il rapporto è gratuito (è disponibile a questo indirizzo) ed una sua analisi è curiosa sia per chi vuole sapere quali sono i siti più odiati (e conseguentemente bloccati) sia per fini statistici.

Dunque, cosa emerge dal suddetto rapporto ?

Analizziamo innanzitutto le categorie di siti più bloccate:

Pornografia – 85% delle richieste totali
Sessualità – 80.1%
Siti stupidi/senza senso – 77.3%
Proxy/Navigazione anonima – 76.2%
Pubblicità – 69%
Scene di nudo – 67.2%
Odio e discriminazione – 58.7%
Lingerie/Bikini – 58.5%
Gioco d’azzardo – 58%
Droghe – 57.3%

Insomma, anche per il 2010 la pornografia regna sovrana, con un netto 85% delle richieste totali di blocco. Per quanto riguarda i siti più bloccati, invece, questa è la classifica:

Facebook – 14.2% delle richieste totali
MySpace – 9.9%
YouTube – 8.1%
DoubleClick – 6.4%
Twitter – 2.3%
Ad.YieldManager.com – 1.9%
RedTube – 1.4%
LimeWire – 1.3%
PornHub – 1.2%
Playboy – 1.2%

Ancora una volta è Facebook a regnare sovrano (anche per il 2010), con ben il 14.2% delle richieste totali di blocco.

Insomma, da queste statistiche, che potete consultare tranquillamente e gratuitamente dal link indicato sopra (in inglese), si evince che il social networking e la pornografia sono sempre più diffusi.

Io non sono uno statista, ma penso che questo spreco di tempo da parte dei dipendenti abbia un costo per le aziende. Ma non so quantificarlo.

Tyrexionibus

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La Tassa di Concessione Governativa è illegittima anche per i privati! (Telefonia mobile)

Stando a quanto riportato nel permalink http://www.fiscoediritto.it/post.aspx?id=39a8c748-3db3-4995-a7c1-619bbd7c415f , la Tassa di Concessione Governativa per i cellulari è illegittima. Questo in quanto il Decreto Legislativo 259 dell’1 agosto 2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), secondo i giudici della Commissione Tributaria Regionale del Veneto (sentenza 05/01/11 del 10 gennaio 2011), avrebbe tacitamente spostato la fruizione del servizio di telefonia mobile dalla concessione al contratto. Così, mentre la concessione è qualcosa di statale e pertanto deve essere soggetta a tassazione, il contratto è qualcosa di totalmente privato e pertanto non deve essere soggetto a tassazione da parte dello Stato.

La stessa notizia è presente anche su Italia Oggi del 28 gennaio 2011.

Da notare anche (permalink http://www.fiscoediritto.it/post.aspx?id=b31c58f7-3be7-4eec-888f-1522061ba762 ) che la TCG, secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia (sentenza 133/01/10), non deve gravare sul concessionario del servizio (cioè sulle compagnie telefoniche) bensì sull’utente finale. In pratica, le compagnie telefoniche non pagano un centesimo di concessioni.

Secondo la medesima sentenza, il ritardato od omesso pagamento è sanzionabile anche nella misura del 30% dell’importo contestato e versato in ritardo, secondo quanto specificato dall’art. 13 del Decreto Legislativo 471 del 18 dicembre 1997.

Art. 13.
               Ritardati od omessi versamenti diretti
 1.  Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i
versamenti  in  acconto,  i  versamenti  periodici,  il versamento di
conguaglio  o  a  saldo  dell'imposta risultante dalla dichiarazione,
detratto  in  questi  casi  l'ammontare dei versamenti periodici e in
acconto,   ancorche'   non   effettuati,   e'   soggetto  a  sanzione
amministrativa  pari al trenta per cento di ogni importo non versato,
anche  quando,  in  seguito  alla correzione di errori materiali o di
calcolo  rilevati  in  sede di controllo della dichiarazione annuale,
risulti  una  maggiore  imposta  o  una  minore eccedenza detraibile.
Identica  sanzione  si applica nei casi di liquidazione della maggior
imposta  ai  sensi  degli  articoli  36-bis  e 36-ter del decreto del
Presidente  della  Repubblica  29  settembre 1973, n. 600, e ai sensi
dell'articolo  54-bis  del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre   1972,  n.  633.  ((Per  i  versamenti  riguardanti  crediti
assistiti  integralmente  da  forme  di  garanzia  reale  o personale
previste dalla legge o riconosciute dall'amministrazione finanziaria,
effettuati  con  un  ritardo  non  superiore  a  quindici  giorni, la
sanzione  di  cui  al  primo  periodo , oltre a quanto previsto dalla
lettera  a)  del  comma 1 dell'articolo 13 del decreto legislativo 18
dicembre 1997, n. 472, e' ulteriormente ridotta ad un importo pari ad
un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo)). ((3))
 2.  Fuori dei casi di tributi iscritti a ruolo, la sanzione prevista
al  comma  1 si applica altresi' in ogni ipotesi di mancato pagamento
di un tributo o di una sua frazione nel termine previsto.
 3.  Le  sanzioni  previste  nel  presente  articolo non si applicano
quando  i versamenti sono stati tempestivamente eseguiti ad ufficio o
concessionario diverso da quello competente.

Non sono ancora certo della retroattività della sentenza. Se fosse retroattiva, l’Agenzia delle Entrate dovrebbe rimborsare milioni di Euro ai privati per anni di tassazione illegittima.

Speriamo bene! :D

TPV-P87

Tyrexionibus

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Non fidatevi dei “Conti telefonici online”

Ormai tutte le Aziende di telecomunicazioni, per offrire un servizio “migliore” all’utente che ne faccia richiesta, offrono il cosiddetto Conto telefonico online.

Di cosa si tratta? È semplicemente la bolletta spedita ad un indirizzo email da voi specificato.

Potrebbe sembrare la cosa più utile del mondo. Potrebbe, appunto. La realtà è un pelino differente: dichiarando di ricevere il vostro conto telefonico via email, il cartaceo verrà eliminato e così facendo rischierete veramente grosso. Il perché è molto semplice: accettando il conto online firmerete una “liberatoria” (chiamiamola così) che metterà il coltello dalla parte del manico… per la compagnia telefonica!

Mettiamo il caso: il signor Pinco Pallino ha sottoscritto un contratto con Vodafone (o qualsiasi altra compagnia telefonica), ha chiesto la domiciliazione bancaria del conto e ha attivato il conto online. Arriva la bolletta, ma ci sono problemi all’email: per qualche sconosciuto motivo, Pinco Pallino non può leggere la sua bolletta. Una volta ripristinato il servizio di posta elettronica, si accorge che la bolletta è di 1.000 Euro ma è troppo tardi: la banca ha già spedito il denaro.

Il caso descritto, che è migliore del mio (a me arrivarono, rispettivamente, due bollette di 1.106 Euro e 1.569 Euro) rappresenta soltanto una delle tante possibili sfaccettature di questo famigerato servizio che è un’arma a doppio taglio: attivandolo risparmierete circa 1 Euro di cartaceo, ma sarete voi i soli ed unici responsabili dell’integrità e della fruibilità dell’indirizzo di posta elettronica specificato. Se il server email avesse dei problemi, i veri problemi li avreste voi.

La PEC (Posta Elettronica Certificata) peggiora la situazione: se il conto online venisse inviato ad un indirizzo PEC, avreste contro di voi anche il fatto che un messaggio PEC equivale ad una raccomandata. In pratica, sareste nella merda fino al collo – detto in parole semplici.

Volete dunque mettere la solidità e l’affidabilità di una bolletta cartacea rispetto all’insensatezza di un conto in formato PDF ?

Inoltre il risparmio è davvero ridicolo, perché si tratta di 1 Euro circa: per Wind, ad esempio, è di 84 centesimi, come provato dalla seguente immagine tratta dal PDF di una delle mie bollette (nota bene: io non ho attivato il conto online :) ).

A chi mi risponde dicendo che con il conto cartaceo sto contribuendo all’abbattimento della Foresta Amazzonica, replico che… è una polemica ridicola :)

TPV-P79

Tyrexionibus

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Come rintracciare pacchi, lettere e raccomandate spedite dal mondo: tutti i numeri utili, le diciture, i siti web (versione 2.0)

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QUESTO ARTICOLO VIENE FORNITO SOLTANTO A SCOPI STORICI

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ATTENZIONE!!!
Non posso più aiutarvi tramite commento oppure email, dato che è stato superato il limite di 1.000 commenti.
Per aiutarvi a risolvere i vostri problemi con la Posta, ho creato una piattaforma di ticketing (un ticket è una pratica dedicata soltanto a voi, dove nessun altro può replicare). Per utilizzarla, vi chiedo pertanto di registrarvi al mio sito (obbligatorio ma totalmente gratuito, senza spam, e senza che la vostra email venga divulgata a nessuno) e di passare alla nuova piattaforma, con la quale sarò meglio in grado di gestire le vostre pratiche. Per farlo:

  1. Registratevi al mio sito da http://www.tyrexionibus.com/blog/wp-login.php?action=register
  2. Aprite la pagina http://www.tyrexionibus.com/blog/?page_id=543
  3. Cliccate su “Crea Nuovo Ticket”, identificatevi come utente registrato (non come ospite – i ticket anonimi non sono consentiti), inserite le informazioni richieste, penserò io al resto. Non scordatevi di includere il numero dell’invio postale (es: RA123456789IT), la destinazione della spedizione (dove la spedizione è diretta: Italia, USA, Romania, etc), un oggetto e la descrizione del problema, altrimenti la pratica non andrà avanti.

Per richiedere aiuto tramite un ticket o rispondere ad un ticket già aperto:

  1. Effettuate il login da http://www.tyrexionibus.com/blog/wp-login.php
  2. Aprite la pagina http://www.tyrexionibus.com/blog/?page_id=543
  3. Selezionate il ticket che avevate aperto in precedenza, scrivete e cliccate su “Inserisci Replica”

Dovete ovviamente sempre identificarvi come l’utente che ha creato il ticket, e non come “ospite”. Ad esempio, se “Utente1” ha creato il ticket #1, solo e soltanto “Utente1” potrà rispondere al ticket #1. Questo è spiegato anche nella pagina del ticketing.

VAI ALLA PAGINA DEL TICKETING PER SERVIZI POSTALI

Dal 20/03/2015, I COMMENTI SONO CHIUSI PER QUESTA SEZIONE!

LA GUIDA AL TRACKING DELLE SPEDIZIONI PIÙ IN BASSO (QUELLA ORIGINALE ALLA QUALE SI REPLICAVA TRAMITE COMMENTO) È SEMPRE VALIDA, LEGGETELA PRIMA DI APRIRE UN TICKET. VI AIUTERÀ A COMPRENDERE COME FUNZIONA LA POSTA (per quanto, modestamente e nel mio piccolo, ne possa sapere e possa avere scritto) E AD AVERE MENO PROBLEMI NEL GESTIRE UNA SPEDIZIONE NON GIUNTA A DESTINAZIONE.

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GUIDA AL TRACKING DELLE SPEDIZIONI 2.0

Questa guida è intesa come un aiuto a:

  • Tracciare invii a firma provenienti dall’estero e diretti in Italia (pacchi, raccomandate, ecc)
  • Tracciare invii a firma provenienti dall’Italia e diretti all’estero (pacchi, raccomandate, ecc)
  • Tracciare invii a firma provenienti dall’Italia e diretti in Italia (pacchi, raccomandate, raccomandate1, assicurate, ecc)

Prima di tutto: cos’è un “invio a firma”? Per invio a firma si intendono le seguenti categorie di invii:

  • Lettere raccomandate, assicurate, nazionali ed estere (servizio postale universale)
  • Raccomandata1 Veloce (R.V.) e Raccomandata1 prova di consegna (P.D.C.)
  • Pacchi fino a 20 kg di peso (servizio postale universale, vedi: sezione apposita)
  • Pacchi di qualsiasi tipo (ordinario*, celere1, celere3, etc)
  • Express Mail Service (EMS)**
  • Quick Pack Europe (QPE)***
  • Posta1 Prioritaria****
  • Atti giudiziari (non supportati in questo blog) e relativi avvisi di ricevimento raccomandati

* Il Pacco Ordinario è stato reso tracciabile a partire dal 03/08/2011, a seguito dell’aumento della sua tariffa del 30%

** Per Express Mail Service si intende un servizio di spedizione rapida di documenti e merci all’interno dei 191 Paesi che aderiscono all’Unione Postale Universale (UPU): www.ems.post

*** Per Quick Pack Europe si intende un servizio di spedizione molto rapida di documenti e merci, e con disbrigo rapido delle formalità doganali, vigente soltanto all’interno dell’Unione Europea

****Per Posta1Prioritaria si intende un invio particolare, non a firma, che dispone di tracciatura, ma soltanto per la consegna. In pratica non vedrete l’“iter” che la lettera sta attraversando ma soltanto se e quando è stata consegnata (dove per consegnata si intende imbucata nella cassetta postale del destinatario). Posta1Prioritaria non prevede firme per l’invio, né avvisi di ricevimento. I suoi tempi di consegna variano da J+1 a J+3

“J” è la lettera che indica il giorno di accettazione da parte di Poste Italiane. J+1 significherà pertanto che l’invio verrà recapitato 1 giorno dopo l’accettazione, J+3 dopo 3 giorni dall’accettazione.

  • Posta Raccomandata1 R.V. e P.D.C. hanno J+1 come standard, sia per la raccomandata che per la prova di consegna (l’avviso di ricevimento)
  • Posta Raccomandata ordinaria ha da J+4 a J+6 come standard
  • Posta Assicurata non ha tempi J predefiniti, a causa della sua natura (viene trattata esclusivamente a mano, non è meccanizzata, per cui l’invio richiede notevolmente più tempo)
  • Posta1 Prioritaria ha J+1 come standard nel caso venga spedita entro il penultimo giorno lavorativo della settimana, altrimenti ha J+3
  • Posta4 Prioritaria ha J+4 come standard nel caso venga spedita entro il penultimo giorno lavorativo della settimana, altrimenti ha J+6

Più in generale, per invio a firma si intende un invio di documenti o merci da un Paese all’altro, oppure all’interno dello stesso Paese, e che richieda l’apposizione della firma da parte del destinatario dello stesso quale prova dell’avvenuta consegna e dell’avvenuta ricezione del medesimo.

COSA NON È SUPPORTATO IN QUESTO BLOG E NEL TICKETING

  • Telegrammi
  • Atti giudiziari
  • Invii di denaro (MoneyGram, Western Union, vaglia, Eurogiro, Postagiro)

La lista non è esaustiva e potrebbe includere altro. Vi terrò aggiornati. Gli invii di denaro sono molto spesso veicoli di frodi internazionali e pertanto non sarei in grado di aiutarvi nelle problematiche che li riguardano.

Gli invii di denaro che rientrano invece nell’ambito delle spedizioni postali assicurate sono considerati invii a firma e sono supportate in questo blog.

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COSA CONTIENE QUESTA GUIDA

  • Istruzioni su come utilizzare i sistemi di tracking online di vari operatori postali (non solo Poste Italiane!)
  • Spiegazioni su come riconoscere un codice d’invio, e su come sapere a quale tipo d’invio appartiene
  • Recapiti telefonici di vari uffici doganali, gateways, centri di meccanizzazione postale (CMP) italiani (sezione obsoleta ma che potrebbe essere comunque valida)
  • Istruzioni su come effettuare il tracking di un invio a firma nel caso i precedenti metodi fallissero
  • Guide grafiche dettagliate passo-passo per il tracking da vari operatori postali esteri (in continuo aggiornamento!)
  • Se tutto questo dovesse fallire, il mio supporto per tutti voi, ogniqualvolta mi è possibile, TRAMITE L’APERTURA DI UN TICKET QUI

•••••

PREMESSA

Ogni invio a firma deve, conformemente alle disposizioni UPU vigenti, contenere un codice a barre univoco, che lo contraddistingua da altri invii, dello stesso tipo e di tipo diverso. Prima del 27/03/2013, Poste Italiane utilizzava per il tracking il sistema che utilizza tuttora la maggior parte degli operatori postali esteri: il tracking separato, ovverosia con una sezione di tracking dedicata ad ogni tipo di invio. Questo, tuttavia, causava una grande frammentazione, dato l’elevato numero di tipi di invii, e causava confusione in alcuni utenti: erano presenti infatti 12 diverse sezioni di tracking (la stragrande maggioranza dei siti Internet o dei blog, anche con rank più elevato del mio, che aiutano a rintracciare invii, si basano ancora su questo modello che non esiste più!!). Tutte richiedevano l’indicazione precisa del codice e della data di spedizione, che però poteva essere anche indicativa e poteva non corrispondere al vero. Dal 27/03/2013 il sistema è cambiato: è presente un’unica sezione, all’interno della quale è necessario indicare soltanto il codice (indipendentemente dal tipo) ed un periodo nel quale effettuare la ricerca, che inizialmente era 3 mesi, 6 mesi o 1 anno ma che è soggetto a continue modifiche, che sono totalmente insignificanti (nessuno ha una reale necessità di effettuare un tracking di un invio partito 3 mesi or sono, poiché non mi è mai pervenuto nessun caso di spedizione così in ritardo) e che pertanto non viene trattato in maniera aggiornata in questo articolo (lo screenshot del Dovequando più sotto risale a mesi fa ed è identico all’originale salvo il periodo di tempo in cui tornare indietro).

Di recente, è stata apportata una modifica interessante al sistema di tracking di Poste Italiane: tramite l’apposito Dovequando basta inserire il codice della spedizione, che verrà riconosciuto in automatico (eliminando quindi tutta la frammentazione di cui sopra). Sono stati anche eliminati i riferimenti ai mesi di spedizione, per cui il tracking sembra essere disponibile immediatamente!

IL TRACKING: “DOVEQUANDO”

L’URL del tracking online di Poste Italiane è http://www.poste.it/online/dovequando/home.do

Aprendolo, vi comparirà questa finestra:

Screenshot 2015-12-07 04.23.03Beh, utilizzarlo è elementare: inserite il codice dell’invio (in maniera non-case-sensitive, ovvero senza distinzione tra maiuscole e minuscole) e premete “Cerca”. Il codice verrà riconosciuto automaticamente e verrete informati sullo stato della spedizione.

•••••

> COME IDENTIFICARE IL PAESE DI ORIGINE DI UN INVIO A FIRMA: LO STANDARD UPU

Se vi arrivano avvisi di giacenza di invii a firma della cui provenienza siete incerti e di cui sapete soltanto il codice, sappiate che si può sapere a colpo d’occhio da quale Stato provengono. Esiste infatti un preciso standard UPU a riguardo che prevede che ogni codice di posta registrata internazionale sia formato da un codice a barre non interlacciato di tipo “3 di 9” (Code 39) in alto, contenente al suo interno una serie di caratteri alfanumerici così formati:

2 lettere + 8/9 cifre + codice ISO 3166-1 “Alpha 2”

Le 2 lettere sono quelle descritte più volte nel corso di questo articolo, le 8/9 cifre seguono una progressione e sono decise dal gestore postale internazionale che stampa le etichette da apporre sulla busta, mentre il codice ISO 3166-1 è un codice che identifica in modo univoco e standardizzato il nome di uno Stato. Ne esistono varie revisioni, e l’Alpha 2 è quella che abbrevia maggiormente il tutto riducendolo sempre e solo a 2 lettere. Pertanto detto codice sarà sempre di 2 lettere. Nel caso dell’Italia è IT, nel caso dell’Austria è AT, nel caso degli Stati Uniti è US.. e così via.

Pertanto la provenienza dell’invio a firma si desume sempre e solo dalle ultime due lettere del codice a barre.

Chiedete aiuto tramite un ticket se necessitate.

•••••

COSA FARE SE L’INVIO È PARTITO, MA NON È ANCORA REGISTRATO SUL SITO DOVEQUANDO?

Se siete sicuri/avete notizie certe che l’invio sia partito ma non sia ancora registrato nel sito Dovequando (in pratica se ottenete un errore di codice inesistente), allora dovete procedere al tracking nel sito di provenienza. Distinguiamo codici italiani e codici non italiani. Il miglior modo per farlo è aprire un ticket.

I codici italiani vengono registrati sul sito Dovequando immediatamente dopo l’accettazione dall’ufficio postale di provenienza, per cui questa parte vi aiuta soltanto a capire di che invio si tratta in base al codice.

I codici italiani si distinguono in base al tipo di invio. Ecco una breve descrizione di tutti gli invii che possono partire dall’Italia:

Posta Raccomandata e Posta Raccomandata Smart: codice numerico di 12 cifre (nel modulo di spedizione, l’ultima separata da un trattino) Esempio: 11547365150-1 oppure 115473651501 *

IMPORTANTE: Se il codice inizia per 1, è sicuramente una raccomandata spedita con il modulo apposito compilato a mano. Se inizia con numeri da 2 a 5, si tratta di codici non riservati al pubblico o almeno non ancora “modulizzati” pubblicamente. Se inizia per 6, è una stampa in proprio (cioè si tratta di un’azienda che stampa autonomamente i codici delle raccomandate, su autorizzazione delle Poste: viene usato per chi spedisce elevati volumi di corrispondenza. Può essere un sollecito per una bolletta non pagata, una cartella esattoriale di Equitalia – che non è atto giudiziario – o comunque una comunicazione aziendale spedita tramite stampa autonoma del codice a barre da parte dell’azienda mittente). Se inizia per 7 ed è destinata al pubblico, si tratta di atti giudiziari (AG) oppure se inizia per 7, è destinata al pubblico (ad una “persona comune”) ed è contenuta in un’etichetta rosa (lo vedrete perché nell’avviso di giacenza ci sarà scritto “Tipo spedizione: Reg. Serv.” ovvero “Registrata di Servizio”) è una comunicazione che le Poste vi inviano usufruendo della loro natura di gestore postale, ovvero gratuitamente (per loro): potrebbe essere una risposta ad un reclamo, come a me è capitato. Oppure potrebbe essere un dispaccio interno tra ufficio ed ufficio, o destinato comunque a corrispondenze speciali (ad esempio, un tempo veniva utilizzato dai CUAS per rispedire i bollettini pagati all’azienda che li aveva emessi).

Posta Assicurata e Posta Assicurata Smart: codice numerico di 12 cifre che inizia per 0 o 1. Esempio: 008215677117 *

Posta Raccomandata 1 (veloce): codice numerico di 12 cifre che inizia per 0. Esempio: 025345544634 *

Pacco Ordinario: codice alfanumerico di 7 caratteri. Se inizia per A, è un pacco ordinario “normale” (non assicurato e senza contrassegno). Se inizia per B, è un pacco con contrassegno. Se inizia per C, è un pacco assicurato. Se inizia per D, è assicurato con contrassegno. Esempio: A D9JKUQ

Postacelere 1 Plus: codice alfanumerico di 13 caratteri, inizia con PI e finisce con IT; nel mezzo si trovano le cifre. Esempio: PI806734369IT (PRODOTTO DISMESSO E SOSTITUITO DALLA POSTA RACCOMANDATA 1)

Paccocelere 1 Plus: codice alfanumerico di 13 caratteri, inizia con XA / XB / XC / XD seguendo le stesse regole del Pacco Ordinario e finisce con IT; nel mezzo si trovano le cifre. Esempio: XA806734369IT

Paccocelere Maxi: codice alfanumerico di 14 caratteri, inizia con LP / LC / LX / LM seguendo le stesse regole del Pacco Ordinario e finisce con IT; nel mezzo si trovano le cifre. Esempio: LC0000000010IT

Paccocelere Internazionale: codice alfanumerico di 13 caratteri, inizia con ZA se è ordinario e ZC se è assicurato e finisce con IT; nel mezzo si trovano le cifre.

EMS (Corriere Espresso Internazionale): codice alfanumerico di 13 caratteri, inizia con EE e finisce con IT; nel mezzo si trovano le cifre. Esempio: EE377093259IT

Home Box: codice alfanumerico di 13 caratteri, 4 numeri + 1 lettera + 8 numeri. Esempio: 9061A01006593

* Questi codici possono essere mostrati anche come separati da un trattino ( – ) dalla penultima all’ultima cifra. L’ultima cifra rappresenta il check digit/codice di controllo della raccomandata/assicurata, che è il codice che verifica la validità del codice a barre di tipo 2 di 5 interlacciato (ITF / Interleaved Two of Five, 2OF5) utilizzato da Poste Italiane per quasi tutti gli invii italiani.

SEZIONE NON PIÙ AGGIORNATA DA TEMPO E PERTANTO OBSOLETA
GLI UFFICI DOGANALI ITALIANI: CONTATTI

Le merci provenienti da Paesi dell’Unione Europea o comunque convenzionati con l’Italia sono trattati doganalmente da Poste Italiane per contratto anziché dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, mentre quelli provenienti da Paesi extra UE sono soggetti a controlli a campione da parte degli ispettori doganali. Controlli a campione significa molto spesso che l’ispettore aprirà senza cura l’invio, lo richiuderà, potrebbe assegnarvi un nuovo codice (cosa che con SDA per i prodotti corriere espresso dall’estero è la norma), non lasciando nessuna traccia del vecchio, che verrà sovrascritto e non diverrà più tracciabile), provvederà all’applicazione dei dazi e dell’IVA, variabili a seconda della merce, e lo spedirà all’indirizzo specificato dal mittente, salvo che vengano rilevate irregolarità. Le irregolarità più comuni riguardano la errata compilazione delle dichiarazioni doganali (da parte del mittente) o il fondato motivo, da parte della Dogana di competenza, che l’invio contenga merci pericolose: in questo caso vi verrà chiesto di specificare cosa contiene e l’uso che ne intendete fare, allegando la richiesta al mittente, la fattura di acquisto (anche se è già inclusa nella dichiarazione del mittente) più altri dati.

In caso di irregolarità forte ed accertata (ad esempio frode doganale: merci cinesi indicate come cadeau –campione regalo– quando invece hanno valore commerciale), la merce verrà con ogni probabilità rispedita al mittente, eliminando la possibilità di ricevere l’invio. In alcuni casi, verrà richiesta una dichiarazione al destinatario, specialmente se si tratta di N.O.S. (Nulla Osta Sanitario), molto spesso per merci cosmetiche provenienti da Paesi extra UE come ad esempio gli Stati Uniti.

Questi, nel 2014, erano i recapiti di alcuni dei maggiori uffici doganali italiani. Potrebbero non essere cambiati, ma non garantisco la loro conformità, in quanto Poste Italiane mantiene il più stretto riserbo sui numeri interni.

CONSIDERATE PERTANTO QUESTA SEZIONE COME OBSOLETA E NON PIÙ AGGIORNATA.

UFFICIO SPEDIZIONI INTERNAZIONALI (MILANO CSI WINDOWS)

È l’ufficio che smista la corrispondenza in partenza dall’Italia verso Stati esteri. Se spedite un invio a firma verso l’estero, l’ultimo passo in Italia sarà sicuramente MILANO CSI WINDOWS dove CSI significa Centro Spedizioni Internazionali.

Attenzione: è anche un ufficio che riceve corrispondenza e che si occupa dei resi al mittente, cioè che spedisce l’invio al mittente. Questo avviene molto spesso in casi di irregolarità doganale (dichiarazioni doganali viziate, merce non conforme o non autorizzata).

Se vedete che un invio “passa” MILANO CSI WINDOWS e poi vi ritorna, con tutta probabilità starà per tornare da dove è partito.

In ogni caso i numeri sono questi:

UFFICIO SPEDIZIONI INTERNAZIONALI MILANO CSI WINDOWS – TELEFONO: 02/50903264
UFFICIO SPEDIZIONI INTERNAZIONALI MILANO CSI WINDOWS – FAX: 02/50903245

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GATEWAY INTERNAZIONALE – UFFICIO SPEDIZIONI DOGANALI – FIUMICINO (ROMA)

È l’ufficio postale della SDA dove vengono smistate le spedizioni in arrivo da Paesi come la Cina o l’America. Anche qui aspettatevi di non trovare mai nessuno che risponda al telefono, oppure (a me è capitato) che qualcuno alzi la cornetta e la butti subito giù. IL FAX INVECE SEMBRA LIBERO!

ESISTE ANCHE QUESTO NUMERO, SCONOSCIUTO ALLA MAGGIORANZA, DOVE INVECE SEMBRA CHE RISPONDANO. IL NUMERO È 06/45143303

I numeri sono:

TELEFONO: 06/45143316 ; 06/45143308 ; 06/45143310

FAX: 06/45143319

EMAIL: romagtwpt-ope@sda.it

L’indirizzo è Via di Corcolle 12/14, 00131 Fiumicino (ROMA)

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GATEWAY INTERNAZIONALE – UFFICIO SPEDIZIONI DOGANALI – LONATE POZZOLO (VARESE)

Altra postazione di smistamento dei pacchi di Poste Italiane/SDA. Recapiti:

TELEFONO: 0331/662420 ; 0331/662421 ; 0331/662422 ; 0331/662423

FAX: 0331/662412 ; 0331/662413 ; 0331/662414

EMAIL: lonate-import58@sda.it

L’indirizzo è Via Leonardo da Vinci, 21015 Lonate Pozzolo (VA)

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POSTE ITALIANE CMP ROSERIO

Questo è l’ufficio dove arriva buona parte della posta non comunitaria. Ergo, se state aspettando un pacco dalla Cina o dal Taiwan, è (altamente) probabile che sia fermo al Centro Meccanizzato Postale di Roserio (CMP, appunto). ANCHE QUI NON RISPONDE MAI NESSUNO AL TELEFONO, mentre il fax in certi casi sembra libero. I recapiti sono:

TELEFONO: 02/35638303 (dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 15.00)

FAX: 02/35638234

EMAIL: nessuna (non la conosco, oppure non vogliono divulgarla)

L’indirizzo è via Cristina Belgioioso 165/11, 20157 Milano (MI)

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GENOVA CMP WINDOWS

Non ho mai sentito di nessun invio smistato da GENOVA CMP WINDOWS, per cui non ho esperienza in merito. Ho soltanto l’indirizzo di recapito.

Se mi capitasse un pacco fermo a Genova CMP Windows, non avrei altra scelta che spedire una lettera chiedendo informazioni.

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DOGANE DI CIAMPINO E BERGAMO

Qui arriva, solitamente, la posta che viaggia attraverso i corrieri esteri. Potreste dover comunicare con queste Dogane se comprate all’estero e scegliete la consegna tramite UPS, DHL etc. I recapito sono:

Dogana di Ciampino
FAX: 06/79494565 (dispongo solo di quello)

Dogana di Bergamo
TELEFONO: 035/4529410

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CORRISPONDENZA POSTALE ESTERA: TRACKING

Questa sezione è stata soppressa. Aprite un ticket qui seguendo le istruzioni ad inizio pagina e seguirò la vostra pratica nel più breve tempo possibile.

Questa guida termina qui. Vi prego di postare i vostri commenti e i vostri suggerimenti, sono i benvenuti. Cercherò di rispondervi appena possibile.

Tyrexionibus

Short URL: http://bit.ly/1NNdHZ9
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Come spedire una lettera senza affrancarla

Vi siete mai chiesti se una lettera possa arrivare al destinatario senza affrancatura ? In pratica, se voi poteste spedire una lettera in modo totalmente gratuito.

Beh… io credo che la risposta a questa domanda sia affermativa e credo di avere capito anche come fare.

Premetto che non sono stato il primo a documentarsi su questo stratagemma e probabilmente non sarò neanche l’ultimo. Il primo libro di mia conoscenza a trattare questo argomento si intitola Big Secrets di William Poundstone (del 1983) ed è disponibile soltanto in inglese in certi siti online come Amazon. Lì troverete una sezione intitolata “How to mail a letter without a stamp” che io sto meramente applicando al sistema postale italiano moderno e documentando con certezza.

Il problema di Poundstone è infatti presto detto: non ha mai provato ad applicare concretamente ciò che aveva scritto. Io invece sono stato… vittima involontaria di quel che vi sto per descrivere.

PREMESSA: ogni lettera deve avere per legge un mittente ed un destinatario, con i relativi indirizzi, e deve essere affrancata secondo il peso, le dimensioni e le modalità di spedizione. Così la raccomandata, a parità di peso, costerà di più di un invio prioritario e l’atto giudiziario, a parità di peso, costerà di più di una semplice raccomandata.

Ma cosa succede se una lettera non viene affrancata ???

La risposta è: ritorna al mittente. E qui viene il bello!

Non chiedetemi come, ma di recente mi è capitato l’imprevedibile: ho scordato di affrancare due lettere che volevo spedire con Posta Prioritaria (il classico francobollo da € 0,60). Totalmente distratto, mi sono recato all’ufficio postale, le ho imbucate et voilà… dopo qualche giorno le vedo tornare indietro accompagnate da questo modulo:

Potete immaginare il mio stupore: ero certo che non sarebbero mai arrivate a destinazione, ma credevo che sarebbero state distrutte!

Per cui ho pensato: cosa succederebbe se io invertissi il mittente con il destinatario (cioè scrivessi una lettera dove il destinatario sono io ed il mittente è in realtà il vero destinatario) e non la affrancassi ???

Risposta: ritornerebbe al mittente… cioè al destinatario !!!!!

Insomma, per farla corta è qualcosa che devo provare. Farò un esperimento a breve e vi farò sapere :D

Tyrexionibus

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Vecchi moduli di raccomandata non ancora aggiornati

La posta ordinaria, come ben sapete, è stata abolita da anni. Eppure Poste Italiane, nel 2010, continua a distribuire moduli per raccomandate con la dicitura “Via aerea” anche per la raccomandata destinata all’Italia citando il servizio via aerea come opzionale a sovrapprezzo, quando invece oggigiorno questo metodo non lo è più ma è standard.

Ecco la scannerizzazione di un modulo che ho preso qualche giorno fa dall’ufficio postale:

Notate la dicitura “Via aerea” alla voce SERVIZI ACCESSORI RICHIESTI (che ho evidenziato).

In questa discussione se ne parla; vi anticipo che la risposta ad ogni domanda che potreste farmi è la seguente: “Quando hanno stampato i moduli per le nuove raccomandate, hanno copiato quelli vecchi senza pensarci“. Pensate che in alcuni è ancora riportata la dicitura Espresso delle raccomandate di 20 anni fa…

Short URL: http://bit.ly/1NNdHZb
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La mia battaglia contro Vodafone Omnitel N.V.

Liberarsi di una compagnia telefonica, in Italia, è un calvario. Ancor peggio se tale compagnia telefonica addebita consumi elevatissimi anche se non ci sono stati. In questa sezione racconterò la mia storia con Vodafone Omnitel N.V. , iniziata il 27 novembre 2007 e conclusasi il 18 dicembre 2010 (dopo ben 1117 giorni!) con un accredito a mio favore di quasi 3.000 Euro.

È una storia lunga. Se non avete voglia di leggerla tutta, vi anticipo i punti salienti:

  1. In data 27 novembre 2007 avevo sottoscritto un abbonamento “Vodafone Facile Medium”, al costo di 49 Euro mensili IVA inclusa, per usufruire di 400 minuti al mese verso tutti i numeri nazionali, 400 SMS al mese verso tutti i numeri nazionali più una connessione Internet illimitata (secondo quanto dichiarato da Vodafone stessa) sul telefono in uso, ossia un Nokia E90.
  2. In data 09 gennaio 2008 arrivò una spaventosa fattura di Euro 1.569,00 per dei non meglio specificati servizi (“Servizi Voce, Messaggistica e Dati”).
  3. Avendo la domiciliazione bancaria del conto telefonico (l’addebito sul conto bancario, in parole spicciole), essa venne subito revocata e cominciai a contestare la fattura indicata. Credevo sarebbe stato relativamente semplice.
  4. Quando la sfiga deve arrivare, arriva: in data 07 marzo 2008 arrivò un’altra fattura, stavolta di Euro 1.106,00 , sempre per i medesimi servizi.
  5. Avendo revocato la domiciliazione bancaria, Vodafone Omnitel N.V. affidò la mia pratica ad un’agenzia di recupero crediti esterna. Il tutto mentre era già in corso una contestazione, per cui alla prima se ne aggiunse una seconda!
  6. La storia continuò per mesi: Vodafone Omnitel N.V. contattò schiere di avvocati, agenzie di recupero crediti
  7. Venni a sapere che l’oggetto della contestazione era la connessione Internet, che contrariamente a quanto indicatomi da Vodafone stessa non era illimitata e pertanto, sempre secondo Vodafone, avevo effettuato dei consumi elevatissimi (e non meglio specificati).
  8. Mi resi conto che era in atto un vero e proprio raggiro: dichiarazioni mendaci, ambiguità del contratto, ma soprattutto che le telefonate e i messaggi erano perfettamente nella norma! L’unico – e ripeto: l’unico – oggetto della contestazione erano i dati scambiati attraverso la connessione Internet.
  9. Mi dichiarai disposto a pagare soltanto i regolari 49 Euro mensili e cominciai la mia battaglia.
  10. Mediante un processo di autodifesa e senza mai contattare nessun avvocato se non le Associazioni dei consumatori, in data 26 marzo 2010 ho ottenuto una nota di credito che annullava le fatture suddette, con una clausola: la Tassa di Concessione Governativa, ossia la tassa che il Fisco applica sugli abbonamenti ad uso privato (5,16 Euro/mese) sarebbe stata a mio carico.
  11. Nel novembre 2010 sono stato sanzionato dall’Agenzia delle Entrate (il Fisco) di 45,46 Euro per la Tassa di Concessione Governativa che Vodafone non aveva stornato. Ho così cominciato un’altra “battaglia”, sempre con il medesimo avversario.
  12. Mediante un altro processo di autodifesa, stavolta senza contattare nessuno ma semplicemente parlando con gli esperti del Fisco in materia di Concessioni Governative (che ringrazio cordialmente per la loro professionalità e coerenza), ho ottenuto in data 18 dicembre 2010 L’ANNULLAMENTO TOTALE DI OGNI SANZIONE A MIO CARICO!

La battaglia contro Vodafone Omnitel N.V. , pertanto, È COMPLETAMENTE VINTA.

Tutto quello che sto per scrivere è documentato dalle mie fatture e dalle lettere consegnate all’Agenzia delle Entrate, di cui allego una fotocopia (con i dati personali oscurati per la privacy). Pertanto, posso garantirvi che sto dicendo la verità.

Antefatto: prima del 27 novembre 2007, il mio utilizzo del cellulare avveniva mediante credito ricaricabile. Tuttavia, questo sistema era talmente poco adatto alle mie esigenze da avere tanti buchi quanto un colabrodo. In particolare, due erano le mie necessità: avere credito sempre disponibile e una connessione ad Internet funzionante e non troppo costosa, come sarebbe invece accaduto se avessi usato una ricaricabile (all’epoca: adesso la situazione è cambiata).

Cominciai a documentarmi sui vari tipi di abbonamento disponibili – perché sottoscrivere un abbonamento era l’unica soluzione plausibile date le mie esigenze – e scelsi quello che più si adattava alle mie necessità: Vodafone Facile Medium. Ero un “affezionato” (fra virgolette, perché ora ho cambiato decisamente idea) cliente Vodafone e mi ero sempre trovato bene con tale gestore. Pensai così di mantenere il rapporto di “fedeltà” sottoscrivendo un abbonamento della medesima azienda. Non mi resi conto che stava per cominciare una vera tortura.

Tornando a noi: tale abbonamento, stando a quanto dichiarato dai prospetti illustrativi e dalle parole dei vari promoter Vodafone sentiti in giro (tra cui il Servizio Clienti 190), fra l’altro tutti discordanti su certi importanti dettagli [già questo avrebbe dovuto insospettirmi ma ahimè, sono tutti così] tra cui, molto importante, il modo in cui il traffico GSM/GPRS/EDGE/UMTS (Internet) veniva calcolato, comprendeva le seguenti opzioni:

  • 400 minuti di chiamate verso tutti i telefoni nazionali, fissi e mobili
  • 400 SMS verso tutti i telefoni mobili nazionali
  • Connessione ad Internet: questa era la clausola a mio parere più ambigua; l’oggetto della stragrande maggioranza della futura contestazione. Avevo capito benissimo che era limitata, ma come il traffico dati venisse calcolato non era affatto chiaro! Chiesi così consiglio ad un Punto Vendita Vodafone, che non riporto per la privacy, che mi diede le impostazioni da usare per navigare in tranquillità e nel rispetto dei limiti.

Tutto sembrava andare per il verso: SMS regolari, chiamate regolari, traffico regolare… calma piatta, insomma. Tutto finché non arrivò, in data 09 gennaio 2008, una vera e propria salassata:

Prima fattura-salasso

I riferimenti personali (tranne nome e cognome), così come i riferimenti bancari e il numero della fattura, sono stati cancellati per la privacy. Così sarà fatto anche per gli altri documenti. Il documento è comunque veritiero in quanto riporta il mio nome e cognome, a garanzia di tutto quanto specificato.

Link dell’immagine scaricabile: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Fattura_salasso_1.png

Come potete vedere:

  1. La voce “Servizi Voce, Messaggistica e Dati” compone la maggior parte del traffico (1.266,10 Euro);
  2. Il conto telefonico era domiciliato presso una banca, mediante addebito su conto corrente bancario (che avevo appositamente aperto).

Immaginate il mio sconforto: revocai subito la domiciliazione e mi preparai al peggio.

Notate la voce “Tassa di Concessione Governativa (1 SIM)”, che spiegherò più avanti e che è importantissima ai fini della comprensione di questa vicenda.

Il peggio arrivò poco dopo – ossia in data 07 marzo 2008 – con un’altra salassata:

Fattura-salasso 2

Come vi faccio notare nuovamente, la voce maggiore era rappresentata da “Servizi Voce, Messaggistica e Dati”, stavolta per un totale di Euro 880,44 .

Notate di nuovo la voce “Tassa di Concessione Governativa (1 SIM)” e il metodo di pagamento “Bollettino postale”.

Essendo la domiciliazione bancaria, difatti, stata revocata, Vodafone stava ricorrendo ad un sistema insolito di pagamento: il bollettino postale, che mi era stato negato come modalità di pagamento ordinario in quanto avevo sottoscritto un abbonamento. Un aspetto molto importante che io considero ancora più oscuro ed ambiguo.

Vodafone Omnitel N.V. , mediante un’azienda di recupero crediti che non riporto per la privacy, cominciò a mandare avvisi di pagamento minacciandomi esplicitamente di adire le vie legali (27 luglio 2008). Io risposi con una raccomandata, altrettanto esplicita, dove contestai i seguenti punti:

  1. Le ricevute di ritorno degli SMS, secondo il mio punto di vista incluse nel canone di abbonamento, erano state tariffate a parte;
  2. La connessione ad Internet mediante il Punto di Accesso “Vodafone Internet” era stata tariffata a parte e invece Vodafone Omnitel sosteneva che soltanto quella avvenuta mediante il Punto di Accesso “Vodafone WAP” era stata inclusa nel canone di abbonamento.

Cominciò una storia infinita. Mi contattarono schiere di avvocati, agenzie di recupero crediti… di tutto. Mi preparai al peggio, ma al contempo rimasi fermo e convinto di tre sole cose:

  • Lotterò finché mi sarà possibile;
  • La mia difesa dovrà essere prevalentemente autodifesa: se possibile, non spenderò mai un centesimo in cause e vie legali;
  • Pagherò solo se sarà dimostrato che ho effettuato ogni byte di traffico e ogni fattura dovrà essere oggetto di una contrattazione.

In altre parole, pagherò quello che Vodafone avrà il diritto di avere.

(Notate che il traffico voce e dati era stato effettuato ed io, infatti, mi ero dichiarato disposto a versare i 49 Euro mensili. Ma solo quelli)

E così è stato. Vi risparmierò le lettere degli avvocati e delle agenzie di recupero crediti, perché sono del tutto superflue in questo contesto. Difatti non hanno fatto altro che mettermi in ansia ed agitarmi.

Passiamo dunque alla descrizione dei fatti.

Presi le seguenti iniziative:

  1. Cominciai a spulciare i vari Decreti Legislativi (i più importanti sono il 196/2003 ed il 206/2005) riguardo ai miei diritti di consumatore ed utente finale di telefonia mobile;
  2. Contattai tutte le Associazioni dei consumatori con riferimenti precisi ad articoli e comma dei vari Decreti Legislativi citati sopra.

La faccenda andò avanti sino al 26 marzo 2010, quando ricevetti, del tutto inaspettatamente e senza alcun preavviso, le seguenti note di credito che stornavano (annullavano) tutto il consumo effettuato nelle fatture scannerizzate sopra.

Ecco le due note di credito:

Link 1: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Nota_credito_1.png

Nota di credito 1

Link 2: http://www.tyrexionibus.com/VONV/Nota_credito_2.png

Nota di credito 2

Come potete notare:

  1. La corrispondenza con le fatture indicate sopra esiste: le date sono le medesime;
  2. L’importo corrisponde esattamente, meno la Tassa di Concessione Governativa.

Questa è la parte, a mio parere, più interessante. Provate a fare i conti:

  • La prima fattura era di 1.569,00 e la prima nota di credito di 1.548,36 . La differenza è: 20,64 ;
  • La seconda fattura era di 1.106,00 e la seconda nota di credito di 1.095,68 . La differenza è 10,32 .

Mi si potrebbe dire: la Tassa di Concessione Governativa va pagata. E invece, inaspettatamente, non è così.

Piccola descrizione della Tassa di Concessione Governativa: è una tassa prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 641 del 26 ottobre 1972 e va aggiunta a tutti gli abbonamenti ad uso privato.

Tutte le compagnie telefoniche, pertanto, aggiungono alla bolletta un importo pari ad Euro 5,16 per uso privato (consumatori) oppure 12,91 per uso affari (business/aziendale). Esiste una sentenza della Commissione Tributaria che sancisce che i gestori di telefonia mobile non sono soggetti alla T.C.G. . In altre parole è un importo che voi pagate allo Stato, così come sancito da un’altra sentenza – sempre di una Commissione Tributaria –, la quale sancisce che la T.C.G. deve gravare esclusivamente sull’utente finale.

(Alla fine di questa storia descriverò infine una ulteriore sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto che afferma che la T.C.G. (ve lo anticipo) è illegittima in ogni caso. Purtroppo questa sentenza è del 2011 e la mia storia si è conclusa nel 2010, ergo non ho potuto applicarla nel mio caso. Ma non mi è servita, perché – come potrete vedere nei prossimi capoversi – alla fine non ho dovuto pagare un centesimo)

Attenzione, però: la Tassa di Concessione Governativa non è assolutamente una tassa di possesso sul cellulare.

Vodafone ha annullato tutti i consumi delle sopracitate bollette, perché non sono stati effettuati. Ne consegue che io non debba pagare nessuna tassa, né al Fisco né tantomeno a Vodafone.

La conclusione è che Vodafone non ha altro che torto marcio quando afferma “La Tassa di Concessione Governativa verrà recuperata dall’Agenzia delle Entrate competente“, così come specificato nelle note di credito.

Però ha provato a segnalarmi e difatti, a novembre 2010, ecco arrivare il presente avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate (il Fisco), del tutto previsto e atteso:

Sanzionamento

Me l’aspettavo. Sapete cos’ho fatto? Semplice: sono andato di persona all’Agenzia delle Entrate a consegnare la prova dell’avvenuto storno (le note di credito) e ho dimostrato, mediante le lettere che vi farò vedere tra pochissimo, che non ero intenzionato a versare nemmeno un centesimo e che quella Tassa, nel caso, l’avrebbe dovuta pagare Vodafone.

Ecco la prima lettera consegnata all’Agenzia delle Entrate e spedita, per conoscenza, a Vodafone:

Prima lettera

Il destino ha voluto che lo stesso giorno, ossia il 23 novembre 2010, un’altra persona con il mio stesso identico problema (consumi stornati e sanzione del Fisco) si fosse presentata all’Agenzia delle Entrate chiedendo l’annullamento della Tassa di Concessione Governativa. Immaginate la sorpresa: Vodafone aveva segnalato un’altra persona e, mi è venuto da pensare, chissà quante altre!

A questo punto sono stato indirizzato all’esperta di telefonia mobile, che ha ribadito quel che io già mi aspettavo, cioè che la T.C.G. non è una tassa di possesso sul cellulare.

Sono così tornato nuovamente, il medesimo giorno, a consegnare una seconda istanza di autotutela (spiegherò più avanti in cosa consiste):

Seconda lettera

L’autotutela nella pubblica amministrazione è quell’insieme di comportamenti per cui la pubblica amministrazione risolve ogni conflitto autonomamente (auto–tutela). I conflitti possono essere i più vari. In sostanza, se avete letto l’atto sanzionatorio, avrete notato la seguente sezione:

“È ammesso ricorso alla Commissione Tributaria […] versando una marca da bollo di 14,62 Euro”

il che è totalmente assurdo, perché su 45,46 Euro di sanzione una marca da bollo di 14,62 avrebbe trasformato un’eventuale vittoria in una vittoria di Pirro: la marca da bollo, difatti, avrebbe costituito un terzo della sanzione.

Con l’autotutela, invece, non c’è bisogno di alcuna marca da bollo poiché, secondo le seguenti Leggi, che è bene citare ogniqualvolta si presenta un’istanza del genere:

  • Art. 68 D.P.R. 27 marzo 1992, n. 287;
  • Art. 2-quater D.L. 30 settembre 1994, n. 564;
  • Art. 54, comma 8, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633;
  • Art. 3, comma 6, D.L. 15 settembre 1990, n. 2;
  • D.M. 11 febbraio 1997, n. 37

nonché la Legge 7 agosto 1990, n. 241 che tratta la trasparenza degli atti amministrativi, l’istanza può essere presentata in carta semplice.

Siamo all’epilogo. In data odierna ho ricevuto il presente avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate di annullamento di ogni sanzione a mio carico:

Questo vi deve insegnare che:

  • Non sempre le compagnie telefoniche hanno ragione;
  • Il Fisco, a sua volta, non ha sempre ragione;
  • I paradossi esistono, ma si combattono con i fatti.

Il paradosso, come già specificato, consisteva nel pagare 14,62 Euro di bollo su 45,46 Euro di sanzioni. I fatti, e la Legge una volta tanto, mi hanno dato ragione del tutto non facendomi pagare nemmeno quel bollo.

Liberarsi di una compagnia telefonica, in Italia, è un calvario. Perderebbe la pazienza un santo! Io ho dovuto aspettare 1117 giorni per ricevere l’ultimo avviso di annullamento delle sanzioni e concludere così la storia iniziata più di 2 anni prima. L’ITALIA È UN PAESE CHE DA QUESTO PUNTO DI VISTA MI FA VENIRE I BRIVIDI e questa lotta, conclusasi a mio favore, vuole dimostrarvi sempre e solo una cosa:

LA BUROCRAZIA SI COMBATTE CON LA BUROCRAZIA

Se qualche maledetto burocrate vi fornisce un foglio dicendo che dovete pagare… fornitegliene il decuplo a prova contraria!

(Per la vostra curiosità, il mio fascicolo su questa faccenda consta di più di 100 pagine)

Ringrazio le Associazioni dei Consumatori e l’Agenzia delle Entrate per tutto il sostegno morale e l’aiuto materiale che mi hanno fornito nel combattere la mia battaglia.

Come promesso, vi illustro la sentenza che afferma l’illegittimità della Tassa di Concessione Governativa: è la numero 05/01/11 della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, successiva alla numero 04/16/11 sempre della medesima C.T.R. . Riporta, in sostanza, che il servizio di telefonia mobile è passato dalla concessione statale all’appalto privato e, pertanto, non deve essere soggetto a tassazione da parte dello Stato stesso. Il testo sancisce:

“Si deve dunque ribadire che, poiché la T.C.G. va corrisposta là dove la Legge imponga come obbligatoria una concessione o una autorizzazione per l’esercizio di una determinata attività, mentre l’attività di chi detiene e si serve di un telefono portatile sulla base di un contratto con una società fornitrice di servizi di telefonia mobile non è sottoposta alla Legge ad alcun tipo di provvedimento amministrativo concessorio o autorizzativo, sia pure implicito, non vi è più il presupposto per l’applicazione della tassa sulle concessioni governative, che quindi non è dovuta

(Sentenza 04/16/11, C.T.R. Veneto)

 

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Giacomo TYREXIONIBUS Stargiotti

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